Due calcoliIl mondo in una tazzina

A che punto è il mercato del caffè? Il 2020 con i suoi bruschi cambiamenti ha influenzato anche il nostro modo di assumere caffeina. E mentre noi ci destreggiamo tra moka e capsule, tra bar e cucina domestica, continuando a sognare un caffè al banco, gli esperti immaginano chioschi su due ruote

«Come funziona il mercato del caffè? Lo spiego in due parole: l’Horeca va molto male e resterà molto segnata da questa crisi. La GDO tiene, così come il consumo al dettaglio, dove vanno benissimo le capsule per le macchine casalinghe e invece perdono le miscele più tradizionali da Moka. Poi ci sono le vendite on line che hanno fatto un bel balzo in avanti». Così parla il barista sotto casa. E con questo quadro potremmo chiudere l’articolo, perché è condensato, in poche righe, il momento di un intero settore.

Ma l’amore per i 50 ml di acqua miscelata con la polvere di caffè e la voglia di approfondimento, ci spingono ad andare oltre.

Intanto perché in quella tazzina si nasconde uno dei liquidi più amati e desiderati del mondo. In grado di creare dipendenza e di sviluppare in bocca un misto di aromi, tra il dolce, l’acido e l’amaro che si ritrovano raramente insieme oltre che in quella miracolosa tazzina.

Poi perché è un settore traino del Made in Italy con storiche aziende che gestiscono a dati Cerved 2019, 3,6 Mld di euro di fatturato, 6.300 addetti e 700 aziende solo in Italia, con un tasso di crescita negli ultimi anni del 4,5%.

Certo il 2020, come dicono i grandi economisti, sarà un anno spartiacque, in cui i grafici visti da lontano, segneranno un punto di rottura delle linee di tendenze decennali. Ma nel settore qualche segno di cambiamento era presente, a ricordare quanto ci segnalava il nostro amato barista.

Il mercato globale, fatto principalmente di produttori sudamericani e consumatori globali, sparsi per tutti i continenti, resta debolmente positivo, segno di una continua, seppur ridotta espansione. Racconta l’Ico (International Coffee organization) con i suoi numeri come tra il 2016 e il 2020 la crescita del consumo, sia all’incirca di 2 punti percentuali, che fanno all’incirca 9 milioni di sacchi di caffè in più. Si perché a misurare le transazioni in giro per il mondo, come il barile per il petrolio, l’unità di misura è espressa in numero di sacchi: proprio il classico sacco di juta naturale che contiene circa 60kg di caffè verde in chicchi, e che ultimamente avvolge sedie e divani, nei negozi di arredamento.

Nell’ultimo anno, il trend di crescita si inverte, tanto che il consumo nel mondo è sceso dalla stagione 2018/19 di 1,5 milioni di sacchi, 600.000 dei quali in Europa; ma questa è un’altra storia e di certo il 2020 non può essere preso come anno di riferimento. Il Covid 19 ha influito negativamente anche sull’approvvigionamento di materie prime, con la chiusura di alcune filiere logistiche a causa del blocco dei porti in alcuni paesi produttori (Brasile su tutti), con la produzione alla fonte nel primo semestre 2020 scesa del 9% (Fonte Istat).

Dall’intero mondo passiamo al mercato italiano, che continua a dimostrare un amore sconfinato per la bevanda marrone, come ci rivela un’indagine del 2020 del Consorzio Promozione Caffè: il 96,6% dei connazionali tra i 18-64 anni consuma abitualmente caffè, percentuali che confermano i dati ottenuti ormai da sei anni, e non è poco.

Ma dove consumano il caffè gli italiani? I luoghi ideali sono principalmente due. Da una parte le mura domestiche, la mattina o nei giorni di festa e in questo 2020 un po’ anche nei giorni feriali. Qui il caffè è Moka, come da tradizione italiana, per oltre il 55%, ma è sempre più in capsule, con l’introduzione nei pensili della nostra cucina, di un nuovo colorato elettrodomestico che cerca di riprodurre il caffè fatto dai professionisti al bar.

E qui ritorniamo alle parole del fidato barista, le capsule sono di certo una porzione di mercato in grande espansione che cresce ai ritmi del 17% annui nella GDO (Fonte IRI), a rappresentare il vero grande cambiamento da quando, più di 10 anni fa George Clooney a cominciato a decantare il suo Nespresso What else?

Le capsule rappresentano per valore ormai oltre il 30% del caffè venduto e sono state di fatto l’elemento che ha trascinato verso l’alto tutto il settore negli ultimi anni. Ormai residuali nelle abitudini degli italiani la miscela casalinga da espresso e le vecchie cialde che rappresentano valori di utilizzo sotto il 10% (Fonte sempre IRI).

Il 2020, che ha costretto a casa i caffeina-dipendenti, ha così aumentato, ed è il secondo cambiamento, anche gli acquisti on line di caffè con 1,3 milioni nuovi acquirenti, che spingono le aziende ad aprire i propri siti di e-commerce e recuperare con i click da casa i caffè non venduti dagli altri canali di vendita: la crescita media dell’online è dell’80% nel primo trimestre 2020, rispetto all’anno precedente, con singoli produttori che fanno registrare crescite anche a tripla cifra.

Ma per gli italiani il caffè vero, lo si prende al bar, il secondo luogo simbolo del consumo, davanti al proprio barista che conosce le abitudini dei clienti e i tanti vezzi che ne caratterizzano l’assunzione: lungo/corto, tazza grande/piccola, ceramica/vetro, tiepido/caldissimo. Qui l’assunzione è decisamente pubblica e come il bar sotto casa, che fornisce interpretazioni sul settore, ci sono in Italia all’incirca altri 150.000 pubblici esercizi, bar e caffetterie, che ogni giorno preparano in media 1,5 milioni di tazzine sorseggiate al mattino, in pausa pranzo, o in ogni altro momento della giornata, perché ci sono sempre almeno cinque minuti per prendere un caffè. «L’Horeca è in forte calo», ci dice Carolina Vergnano, responsabile Export di Caffè Vergnano 1882, una delle aziende italiane più antiche e nello stesso tempo più innovative nel settore, che produce e vende caffè il tutto il mondo, «segno della chiusura dovuta al lockdown e anche di una graduale riduzione dei consumi esterni».

E da venerdì 5 novembre, infatti in molte regioni italiane il consumo del caffè dentro ai bar è stato interdetto. Conseguenza del nuovo DPCM, che non consente nelle zone rosse, l’accesso ai pubblici esercizi e quindi costringe gli avventori a consumare la loro bevanda preferita in strada o a casa (i bar possono rimanere aperti ma è consentito solo il take-away e il delivery). Molti italiani si trovano così ancora una volta alla pausa forzata di un rito, è il ritorno ai mesi primaverili in cui il blocco totale aveva confinato il consumo di una bevanda sociale per definizione, nel privato delle cucine degli italiani.

Patrick Hoffer, presidente del Consorzio Promozione Caffè ha dichiarato che nei soli 2 mesi primaverili il primo lockdown ha fatto perdere al comparto all’incirca 150 milioni di euro.

La forte riduzione dei consumi sta portando a ripensare alle nuove socialità, che ripartiranno a breve e anche il consumo nei bar sarà toccato dal cambiamento. «Non si tornerà più indietro, non ci saranno più affollamenti, cambierà il rapporto con l’ufficio, cambieranno i tempi del consumo e lo spazio esterno acquisirà sempre maggiore importanza. Si dovrà puntare alla personalizzazione dei dehors, ai bar mobili, ovvero dei truck che girano per la città e offrono un consumo completamente all’aperto, come quelli lanciati da Vergnano a bordo del mitico Bulli Volkswagen», continua Carolina Vergnano. Insomma, dai bar tra quattro mura a mezzi a due o quattro ruote per dare occasione a tutti i baristi di misurarsi su locali più agevoli e anche più economicamente sostenibili.

Anche Patrick Hoffer chiude affermando «di essere sicuro che il mondo della ristorazione e del fuori casa tornerà ad essere protagonista e, anche se ci vorrà tempo, noi riprenderemo a prendere il caffè al bar, perché è un’abitudine simbolo dell’italianità e del nostro modo di vivere. Oggi stiamo vivendo tutti una profonda crisi ma sono fiducioso che, investendo sulla qualità e sui servizi, torneremo presto alla normalità dei consumi».

In attesa di cambiamenti e rivoluzioni, che continuano a modificare il nostro vivere quotidiano nel 2020, meglio tornare a parlare con l’amico barista. Che voglia di Caffè.

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, così come i giornali di carta e la nuova rivista letteraria K, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta

Linkiesta ForecastÈ arrivato Linkiesta Forecast + New York Times

Il nuovo super magazine Linkiesta Forecast, in collaborazione con il New York Times, è pronto.

Duecentoquaranta pagine sugli Scenari 2021, le tendenze, l’agenda globale della nuova èra post Covid.

Con interventi di Premi Nobel, di dissidenti, di campioni dello sport, di imprenditori, di artisti, di stilisti, di ambientalisti e delle firme de Linkiesta e del New York Times.

Un progetto straordinario de Linkiesta che si aggiunge al Paper, a K, ad Europea, a Gastronomika, ma reso ancora più eccezionale dalla partecipazione del New York Times, in esclusiva per l’Italia.

Prenotatelo adesso, sarà spedito con posta tracciata a partire dal 7 gennaio (al costo di 5 euro per l’invio), e si troverà anche nelle edicole di Milano e Roma e nelle migliori librerie indipendenti di tutta Italia (seguirà elenco).

10 a copia