Bottega da ReAlla corte di Modena

La cucina è il suo regno e lo chef Luca Marchini non vuole rinunciare a nulla: né al personale, né al suo stile, per questo ha inventato nuovi ruoli e un delivery su misura, per attraversare questo periodo delicato senza mai perdere umanità e umiltà

Abbiamo immaginato #CopriFuoco sull’onda emotiva seguita alla chiusura alle 23 dei locali. L’abbiamo portato avanti a maggior ragione quando la chiusura è stata anticipata alle 18. Oggi, dopo tante puntate, ci rendiamo conto che ogni protagonista con la sua testimonianza mette un tassello in più per portare alla luce un disegno generale, che ci aiuta a capire meglio la ristorazione e i suoi problemi contingenti. Una riflessione doverosa, da condividere tra colleghi ma anche per rendere i clienti più consapevoli. Andiamo avanti, alle 18 di ogni sera, sul profilo Instagram di Linkiesta.
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Un ristorante stellato, una trattoria della tradizione, una scuola di cucina e una divisione dedicata al catering. Questo il biglietto da visita di Luca Marchini, chef e titolare di queste creazioni, mai sazio di sperimentare nuove vie di espressione, nel mondo cibo. Modena diviene il suo regno, un luogo modesto nelle dimensioni ma immenso per tradizione culinaria. Scrupolosa osservatrice, capace di porre l’accento sulla grande cura che Luca dedica ai suoi ospiti. Perché il centro del suo mondo gastronomico rimane il cliente, anima e fulcro del suo lavoro.

Il delicato periodo della pandemia e il forzoso fermo dell’attività, sono stati un tempo di riflessione, che ha materializzato il desiderio di evolvere ancora, di inventare approcci nuovi. Ed è da questi pensieri che nasce Bottega da Re, un progetto per portare nelle case delle persone i prodotti e le ricette che da circa vent’anni accompagnano il suo percorso. Nascono storie in barattolo, che narrano il mondo delle conserve e dei piatti racchiusi nel magico vetro. Lievitati artigianali, ricette e prodotti di grande qualità che durino nel tempo e regalino emozioni.

Un laboratorio ancora in affinamento, con un grandissimo lavoro dietro per costruire un progetto strutturato e solido. La scelta dei contenitori, le etichette, le normative stringenti, attrezzature per la pastorizzazione e la sterilizzazione, una comunicazione cucita su misura. Tanto studio, sforzo e volontà.

Attitudini che caratterizzano ogni sua attività, che vive di cuore ed entusiasmo oltre che di grande passione e competenza in cucina.

Il suo ristorante, L’Erba del Re, è un luogo raccolto e raffinato, dove lasciarsi trasportare nell’esperienza di un viaggio attraverso una materia prima di eccellenza, trattata con equilibrio e delicatezza. Dai piatti del ricordo della storia culinaria modenese a libere interpretazioni di contemporaneità. Mentre la sua Trattoria Pomposa, a pochi metri, è un omaggio alle eccellenze di Modena e racconta un territorio proprio partendo dai suoi prodotti. Un ambiente più spartano, dove assaporare i piatti della tradizione, con semplicità, genuinità e con grande intensità di sapori.

Ma che si entri in uno o nell’altro locale, rimane medesima la cura verso il cliente e la dedizione che ad esso è riservata. Certo, da una parte saremo accolti con guanti bianchi, portati in un paese delle meraviglie e coccolati da mille particolari. Dall’altra sentiremo l’atmosfera ruspante e informale di una trattoria. Ma ci sentiremo sempre protagonisti dello stesso mondo e travolti da una cucina di altissimo livello.

Quello che maggiormente manca allo chef  è il rapporto con le persone, il contatto con i clienti che vengono da fuori per assaporare i suoi piatti e che ora non possono farlo, o che non riescono a raggiungerlo a pranzo e dunque per mesi non varcheranno la sua soglia. Manca quello che è l’anima della ristorazione. Per tornare alla normalità, quando sarà possibile, non bisognerà cambiare se stessi ma semplicemente avere un approccio che renda l’aspetto umano prioritario, ancora più di prima. Mantenere ben saldi i piedi per terra, con umiltà, mettendo sempre in primis il cliente.

Luca ha nel sangue il concetto che differenziarsi sia la chiave vincente, che permette di cogliere il meglio da ogni espressione e di coniugare registri affini ma eterogenei. Ha convogliato su Modena le sue attività, per lavorare in forte sinergia con le risorse umane e renderle parte di una visione. Ha cercato in tutto questo periodo di far lavorare il più possibile i suoi dipendenti, dando con vigore un messaggio di solidità e speranza. E piuttosto che lasciare per strada persone, visto il momento difficile, ha preferito rendere flessibile il loro lavoro, inventando nuovi ruoli, in uno spirito di adattamento davvero apprezzabile.

Anche di fronte a numeri che non sono certo gli stessi di sempre, con un catering completamente fermo e le altre attività in balia di limitazioni e chiusure.

Emerge il forte tratto di uno chef consapevole e attento alla potenza espressiva del cibo, legato in maniera indissolubile al suo territorio e al suo mestiere, che ancora professa con intatto entusiasmo. Si definisce un cuoco, un artigiano della cucina con una grande visione d’insieme e rispetto di tutto ciò che intorno ruota. Calare questa nota di umiltà all’interno delle sue alte realizzazioni è una distintiva manifestazione di stile, che aggiunge valore al suo spessore umano e professionale.

Rivedi l’intervista a Luca Marchini qui