Le preoccupazioni della CommissioneNext Generation Eu fermo: da Bruxelles pressing per il piano italiano

Il documento del capo di gabinetto del commissario Paolo Gentiloni sulle fragilità dell’Italia: serve una «cabina politica di regia» con poteri decisionali e struttura tecnica adeguata

(John Thys, Pool via AP)

Con la seconda ondata del virus che infuria e i nuovi lockdown imposti in diversi Paesi, in tutta Europa si discute poco su come investire i 750 miliardi del piano Next Generation Eu. Che, tra le tensioni e le minacce di veto, continua ad accumulare ritardi su ritardi.

Anche in Italia tutto tace, tra la massima segretezza delle interlocuzioni con Bruxelles e i progetti strettamente riservati custoditi a Palazzo Chigi. Ma sul lavoro che dovrà affrontare Roma, come racconta il Corriere della sera, crescono già le preoccupazioni della Commissione europea.

Ieri Marco Buti, capo di gabinetto del commissario all’Economia Paolo Gentiloni, ha pubblicato un lungo documento, firmato con Marcello Messori della Luiss di Roma. All’apparenza un paper da economista, ma non sarebbe stato scritto se non riflettesse le raccomandazioni e i timori sull’Italia che stanno maturando a Bruxelles. Soprattutto ora che la seconda ondata del virus obbliga a fare nuovo deficit e forse a rivedere le previsioni economiche.

Se la pandemia dovesse durare «per vari mesi del 2021», si legge nel documento, l’Italia dovrà fronteggiare ulteriori e consistenti rialzi nel rapporto fra debito pubblico e Prodotto interno lordo e un nuovo indebolimento della sua struttura produttiva e della coesione sociale». Quindi, scrivono Buti e Messori, «si è entrati in una nuova fase di emergenza e sono necessarie politiche di emergenza».

Di qui una serie di raccomandazioni rivolte al governo. La prima è di rivedere con la Nota d’aggiornamento al Def, su cui si basano le prospettive economiche che fanno da cornice alla legge di bilancio. La previsione di una caduta del Pil del 9% quest’anno appare ottimistica, ma soprattutto sembrano fin troppo ottimistiche le proiezioni di ripresa dell’economia e stabilizzazione del debito nel 2021.

Ciò porterebbe la manovra espansiva per l’anno prossimo «ben oltre la soglia dei 40 miliardi (attuale, ndr): molti degli interventi d’emergenza verrebbero prolungati (…), il rapporto debito pubblico-Pil subirebbe un’ulteriore impennata così che i vincoli nazionali di capacità fiscale diventerebbero stringenti nonostante gli interventi della Banca centrale europea».

In questo quadro fragilissimo, l’Italia non può sbagliare una sola mossa nel Recovery Plan. In primo luogo, nella struttura di governo che deve gestirlo. Buti con Messori raccomanda una «cabina politica di regia che sia accentrata e funga da contraltare rispetto alla cabina di regia della Commissione» che riunisce la presidente Ursula von der Leyen, Gentiloni e i vicepresidenti esecutivi fra cui Valdis Dombrovskis e Margrethe Vestager. La cabina italiana, si legge, dovrebbe avere «poteri decisionali, una struttura tecnica adeguata» e «si deve essere pronti ad arrivare fino all’attribuzione di “poteri commissariali” per l’implementazione e il monitoraggio dei progetti decisi».

Il Recovery Plan, secondo Buti e Messori, deve adottare un approccio «top-down» – dall’alto in basso – per un «insieme limitato di progetti che risponda a priorità strategiche e assorba il grosso delle risorse». Il testo fa esempi concreti: rifinanziare gli investimenti in tecnologia delle imprese con gli sgravi a tempo di Industria 4.0 non ha senso se non si usa il Recovery Fund «per costruire una rete di scuole tecniche di solido livello». E una parte dei 127 miliardi di prestiti, sui 209 riservati all’Italia, può essere usata per «trasformare il reddito di cittadinanza in un’infrastruttura efficace di contrasto alla povertà, eliminando gli sprechi legati al suo inefficiente utilizzo nelle politiche attive del lavoro».

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