Le pagelle di BruxellesLa situazione dello Stato di diritto nel sud-est Europa

In un report la Commissione europea ha analizzato l’indipendenza del sistema giudiziari e dei media, la lotta alla corruzione e il bilanciamento dei poteri in Slovenia, Croazia, Bulgaria, Grecia, Romania e Cipro

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Pubblicato originariamente su Osservatorio Balcani Caucaso e Transeuropa

Il 30 settembre 2020 è stato pubblicato il primo Rapporto sullo stato di diritto dell’Unione europea, frutto della volontà espressa da parte della Commissione Von Der Leyen nel 2019 di promuovere una cultura dello stato di diritto, tra i principi cardine dell’Ue insieme a democrazia e rispetto dei diritti umani. La Commissione richiese un’iniziativa concreta incentrata su tre azioni  : promuovere la cultura dello stato di diritto, prevenire casi di violazione dello stato di diritto, e rispondere alle violazioni in maniera efficace.

Il rapporto uscito a fine settembre è il frutto di un dialogo con organizzazioni attente alla tematica e con gli stati membri, “i quali hanno collaborato tutti e di questo la Commissione si compiace” ha dichiarato il Commissario alla Giustizia Didier Reynders in un’intervista-podcast della testata Politico . «Il principale obiettivo del report è quello di fornire un quadro e poi sulla base del report provare ad instaurare una cultura dello stato di diritto», ha aggiunto il commissario. Il risultato è una relazione che fornisce una panoramica generale sul rispetto dello stato di diritto nell’Unione europea e all’interno dei singoli stati membri.

La relazione si concentra attorno a quattro “pilastri” ritenuti essenziali per l’affermazione dello stato di diritto: indipendenza del sistema giudiziario, lotta alla corruzione, indipendenza dei media, bilanciamento dei poteri. Reynders ha anche dichiarato, sempre a Politico, che il settore più delicato è quello della libertà dei media: “Vi sono continuamente attacchi contro i giornalisti e bisogna considerare che c’è un legame tra la libertà dei media, le inchieste contro la corruzione e l’indipendenza della giustizia”. Nel report inoltre si esplicitano anche altre violazioni dello stato di diritto.

Grazie a questa operazione di monitoraggio, il report si rivela uno strumento  utile, che si affianca all’art. 7 del Trattato sull’Unione europea – un meccanismo che prevede la possibilità di sospendere il diritto di voto a uno stato membro che dovesse violare i principi e i valori fondamentali dell’Ue. La procedura prevista dall’art. 7 è stata aperta contro Polonia e Ungheria, ma a oggi si è dimostrata di difficile attuazione. La Commissione, insieme al Parlamento europeosta spingendo per rendere ancora più concreta l’azione riguardo lo stato di diritto proponendo anche di legare al suo rispetto l’accesso ai fondi europei, quali ad esempio lo stesso Fondo per la ripresa.

Di seguito forniamo una sintetica carrellata che presenta i contenuti dei singoli capitoli riguardanti i paesi Ue  nell’Europa sud-orientale.

Rispetto alla Slovenia, il report sottolinea i miglioramenti nel campo della riforma della giustizia grazie all’adozione di leggi che ne promuovono la digitalizzazione; si evidenziano inoltre le riforme volte a contrastare la corruzione. Si insiste però sul fatto che la libertà dei media rimane ancora non del tutto garantita a causa della mancanza di un’autorità indipendente sufficientemente efficiente.

Per la Croazia si evidenzia la scarsa indipendenza della magistratura: gli organismi indipendenti che rappresentano giudici e procuratori hanno, per la Commissione europea, un ruolo troppo ridotto nella nomina di questi ultimi. Si sottolineano invece miglioramenti nelle strategie anticorruzione, pur mancando un’implementazione adeguata delle leggi in vigore. Per quanto riguarda la libertà dei media, i giornalisti del paese subiscono un preoccupante livello di minacce online e sono spesso vittime di campagne diffamatorie, minacce di morte e attacchi fisici.

In Romania sono in fase di revisione le controverse riforme introdotte nel biennio 2017-2019, che varie istituzioni europee avevano denunciato per l’impatto negativo sull’indipendenza della magistratura. Nel report si sottolinea però che il diffuso ricorso a decreti di emergenza del governo in settori chiave, anche per quanto riguarda le riforme giudiziarie, solleva preoccupazioni in merito alla qualità della legislazione, alla certezza del diritto e al rispetto della separazione dei poteri. Per la Commissione europea troppo spesso si utilizzano procedure accelerate senza passare per i normali processi preparatori e la consultazione dei portatori di interessi – e questo costituisce un rischio dal punto di vista dello stato di diritto.

La situazione in Bulgaria è delicata un po’ per tutti i pilastri. Nel report si riscontra un passo avanti per quanto riguarda la politica contro la corruzione, pur nella difficoltà nel far funzionare le autorità nazionali indipendenti, tra cui quella che dovrebbe garantire l’indipendenza dei media. Si sottolinea inoltre che in alcuni casi la proprietà di alcuni rilevanti mezzi di informazione è strettamente collegata a dirigenti politici, benché questi ultimi non ne siano ufficialmente i proprietari. Inoltre, un gran numero di giornalisti bulgari ha definito l’interferenza politica nei media come “comune” e “diffusa”.

Cipro presenta una situazione complessa per quanto riguarda l’indipendenza dei media, dato che non vi è trasparenza per quanto riguarda la proprietà della stampa scritta e digitale; ciò desta preoccupazioni in termini di proprietà incrociate. L’isola sta però attuando una riforma per garantire ai cittadini un contropotere rispetto all’esecutivo, attraverso la creazione di una Corte costituzionale che svolga il controllo di costituzionalità delle leggi, attualmente appannaggio della Corte suprema. Le riforme costituzionali in atto riguardano anche altri aspetti del sistema di bilanciamento dei poteri.

Infine, per quanto riguarda la Grecia è stata messa in risalto l’adozione di un numero considerevole di riforme nel settore giudiziario, con la conseguenza però, di avervi introdotto numerose disomogeneità. In secondo luogo è stata disposta una revisione del quadro giuridico anticorruzione, che prevede l’introduzione di reati in materia e di sanzioni proporzionate e dissuasive. Si è evidenziato poi che nonostante la libertà di stampa sia un diritto sancito in Costituzione e vi siano apposite istituzioni a protezione di questo principio, le condizioni di lavoro restano problematiche e i giornalisti non sono al riparo da attacchi e minacce alla loro integrità fisica.

 

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