Passaporto comunitarioPerché la cittadinanza europea deve diventare come quella americana

Negli Stati Uniti lo status è federale. Bruxelles dovrebbe garantire lo stesso per proteggere i cittadini del Continente dalle prevaricazioni e dalle tendenze autoritarie dei governi statali. Senza, le armi a disposizione dell’Unione per la difesa di diritti e libertà personali saranno sempre spuntate

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Con l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, i cittadini britannici hanno perso i diritti di cui godevano in quanto cittadini europei, dalla libertà di circolazione fino all’accesso all’Erasmus per gli studenti universitari, sia che essi fossero o non fossero tra i sostenitori della Brexit. Questo perché la cittadinanza europea – per tutti i cittadini degli Stati membri – è un istituto non costitutivo ma derivato dal possesso della cittadinanza nazionale. È un accessorio, una tessera plus di cui godi se sei cittadino di uno Stato membro.

Non è così per gli Stati Uniti, che almeno dalla guerra civile del 1861-65 intendono la cittadinanza come un rapporto diretto tra il cittadino e la federazione, non mediato dai singoli Stati. La cittadinanza americana è uno status federale, non statale: nell’ipotesi remota di una secessione di uno stato americano dagli Stati Uniti, i cittadini americani residenti in quello stato resterebbero cittadini americani, salvo espressa rinuncia. E per fare un parallelo, i giovani universitari di Belfast e dell’Irlanda del Nord non dovrebbero da domani ringraziare il governo di Dublino che ha loro concesso di poter ancora accedere al programma Erasmus a spese della Repubblica d’Irlanda, ma ne beneficerebbero in quanto ancora cittadini europei.

Il discorso è molto più ampio e riguarda anche i cittadini di quegli Stati membri dell’Unione Europea che violano o comprimono i diritti e le libertà garantiti dai Trattati UE o dalla Convenzione Europea dei diritti dell’uomo. In assenza di una vera e piena cittadinanza europea, che tuteli e protegga gli individui dalle prevaricazioni e dalle tendenze autoritarie dei governi statali, le armi a disposizione dell’Unione per la difesa di diritti e libertà personali saranno sempre spuntate.

Spesso viene richiamato l’articolo 7 del trattato sull’Unione europea, che prevede la possibilità di sospendere i diritti di adesione all’Unione (ad esempio, i diritti di voto in sede di Consiglio) in caso di violazione grave e persistente da parte di un Paese membro dei principi fondanti dell’Unione, come libertà, democrazia, rispetto dei diritti dell’uomo e dello stato di diritto. Purtroppo le reali possibilità di attivazione di uno strumento del genere sono limitate, perché per giungere alla sospensione occorre una votazione all’unanimità del Consiglio europeo.

In concreto, le evidenti e continue violazioni dello stato di diritto e dei principi democratici da parte del governo ungherese di Viktor Orban non portano ad alcuna sanzione perché un Paese come la Polonia non offrirebbe mai il suo voto favorevole a una tale decisione. Non a caso, come ha riportato Pier Virgilio Dastoli sulle pagine de Linkiesta, il progetto originario di Altiero Spinelli su cui si è poi fondato l’articolo 7 prevedeva un giudizio indipendente da parte della Corte di giustizia e non di un rimando al solito inefficace caminetto intergovernativo.

Nel breve periodo, ci possono essere azioni puntuali: il finanziamento dei programmi Erasmus per gli studenti nordirlandesi da parte del governo irlandese ne è un ottimo esempio. Un altro – certamente più ambizioso – potrebbe essere il riconoscimento unilaterale ai cittadini britannici della libertà di circolazione e di stabilimento nel territorio dell’Unione europea, perché riconquistino diritti e libertà di cui sono stati privati dal loro governo, dall’Unione europea. Ancora, il sostegno finanziario europeo alla stampa libera ungherese, minacciata e ostacolata dal governo Orban.

Nel medio lungo periodo, però, non ci sarà alcuna Europa unita se l’essere cittadini europei non diventerà uno status primario e costitutivo. Solo il diritto ad affermare civis europeus sum di fronte alle prepotenze e agli abusi del potere può forgiare nei fatti un demos europeo e può mettere al riparo l’Europa unita, libera e pacificata dalla schizofrenia nazionalista e populista. Un vaste programme, senza dubbio, che si scontra con la sterilità dei tentativi di riforma incardinabili attraverso i percorsi oggi esistenti, di natura intergovernativa.

Occorre dunque una presa di coscienza nei principali movimenti europeisti, soprattutto tra le giovani generazioni, perché il tema della cittadinanza europea superi la dimensione meramente intellettuale e diventi rivendicazione politica e obiettivo concreto.

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