Praticanti in attesaBonafede continua a rinviare l’esame d’avvocato senza cercare una soluzione

La prova scritta doveva svolgersi a metà dicembre, ma il ministero della Giustizia ha preferito rinviare tutto alla prossima primavera. Se i giovani giuristi chiedono di svolgere la prova con modalità alternative come fatto dalle altre professioni, dall’Ordine ricordano che il test di abilitazione va riformato da tempo e la pandemia era un ottima occasione per farlo

Cecilia Fabiano/LaPresse

Gli aspiranti avvocato in piazza di Montecitorio hanno protestato, martedì scorso, codici in mano, contro il rinvio dell’esame di Stato per l’abilitazione alla professione forense disposto dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Non erano in molti, circa una ventina, qualcuno in più, limitati dalle restrizioni agli spostamenti interregionali e dal freddo.

Linkiesta aveva raccontato i problemi delle decisioni – o delle non-decisioni – prese dal ministero riguardo l’esame. Poi il 5 novembre scorso, con un post su Facebook, Bonafede aveva annunciato un rinvio sine die della prova scritta. Rinvio poi formalizzato con decreto ministeriale cinque giorni più tardi, citando come unica motivazione l’emergenza sanitaria e fissando al 18 dicembre il giorno in cui verrà stabilita la nuova data d’esame: verosimilmente si terrà in primavera.

«In questo modo il ministro ha fatto capire a tutti che negli ultimi otto mesi non è stato fatto nulla: non è stato cercato un piano alternativo alla prova scritta prevista per il 15, 16, 17 dicembre. Si limitano a spostare la data senza cercare soluzioni», spiegano a Linkiesta dal “Comitato per l’esame d’avvocato”, una community nata in primavera per difendere le istanze dei giovani giuristi che dovrebbero svolgere l’esame di abilitazione professionale.

«Se negli ultimi mesi il Miur e il ministero del Lavoro hanno previsto opzioni alternative, come la sola prova orale, per le altre professioni; il ministero della Giustizia ha preferito scommettere sul fatto che in primavera l’esame si potrà svolgere in tutta sicurezza. Ovviamente senza fornire alcun dato che ne legittimi il rinvio», dicono dal comitato, precisando anche che un esame scritto in primavera rischierebbe poi di sovrapporsi alle prove scritte di dicembre 2021.

Un ulteriore critica all’immobilismo del ministero della Giustizia viene mossa – dai praticanti – a partire dalle soluzioni trovate in altri Paesi: «Altrove – dicono dal comitato per l’esame d’avvocato – hanno già previsto modalità alternative, parliamo di Germania, Francia, Spagna, anche in diverse aree degli Stati Uniti. Solo qui abbiamo 20mila praticanti il cui accesso alla professione viene rimandato perché non si prevedono modalità alternative per gli esami».

Gli aspiranti avvocati hanno coinvolto nella loro protesta anche i Consigli territoriali dell’Ordine, chiedendo di fare fronte comune dinanzi «alle semplicistiche misure adottate dal governo». Al momento i Consigli di Milano, Genova, Messina, Vibo Valentia, l’Unione dei consigli della Campania hanno preso posizione chiedendo al ministro Bonafede di garantire lo svolgimento della sessione 2020 e di evitare l’accavallamento con la sessione dicembre 2021

Intervistato da Linkiesta, il presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Roma Antonino Galletti dice: «Noi come Ordine abbiamo fatto tutto il possibile per agevolarli. Ad esempio, per la “compiuta pratica” evitiamo il colloquio finale. Quel che dipende da noi a livello amministrativo lo stiamo facendo. Però l’esame fa capo al ministero. E il ministro Bonafede da parte sua ha scelto di rinviare l’esame, prendendo una decisione impopolare per non svilire la prova rendendola più semplice. L’errore sta nel non aver dato motivazioni valide: il covid non vale, quello c’è per tutti, anche per i concorsi degli insegnanti».

L’esame di abilitazione alla professione forense si trascina problemi da prima della pandemia, e questa poteva senz’altro essere una valida occasione per impostare una riforma più ampia. «Il vero problema è che il ministro ha abbandonato l’intera classe forense da otto mesi», dice a Linkiesta Simona Tarantino, presidente del Comitato dell’Ordine degli avvocati di Palermo. «L’esame di abilitazione – aggiunge – è un corollario di una patologia insita nella stessa struttura amministrativa che non si occupa di tutelare gli avvocati».

Sul tema è intervenuto anche il presidente dell’Associazione italiana praticanti avvocati Artan Xhepa, che spiega la necessità di una riforma dell’esame: «Più che un esame per accedere alla professione è diventato un mezzo per bloccare il futuro dei giovani. È un esame in cui la commissione giudicante ha la facoltà di bocciare senza motivazione allo scritto, tant’è vero che abbiamo circa il 70% di bocciati, numeri che non si vedono in nessun altro concorso. E questo gioca a favore di avvocati già professionisti che guidano le scuole di formazione e guadagnano anche con i corsi dei praticanti».