Viticoltori novelliI giovani che stanno innovando i vini del Cilento

Nella provincia di Salerno, dalla fine degli anni ’80, un gruppo di pionieri iniziò a coltivare uliveti e vigneti e dal loro impegno nacquero prodotti DOC e DOP unici. Oggi una nuova generazione ha preso in mano la ricchezza di questo territorio

Partendo dal blu inteso della costa, ci si addentra nelle verdi colline fino a giungere a paesaggi montani che toccano i due mila metri di altezza. Questo è Il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, che istituito nel 1991, oggi abbraccia 180mila ettari di terreno che da Agropoli giungono fino a Vallo della Lucania. Siamo nella provincia di Salerno, e proprio in questi luoghi  dalla fine degli anni ’80 famiglie di agricoltori hanno ricoperto terre incontaminate con distese di uliveti e vigneti da cui hanno ricavato un olio dal sapore inteso e vini da un bouquet olfattivo variegato. Alfonso Rotolo, Bruno de Conciliis, Luigi Maffini e Carmine Botti, sono fra i pionieri dell’industria vitivinicola del Cilento. Visionari che hanno saputo esaltare le qualità e le ricchezze del territorio creando prodotti DOC, DOP e facendo da apripista a intere generazioni di agricoltori ed enologi.  Giovani fra i 30 e i 40 anni hanno appreso direttamente dai maestri la tradizione della vinificazione del Fiano (bianco) e dell’Aglianico (rosso) tipici della zona, allargandone gli orizzonti.

Vini Botti : il gusto della femminilità

Dopo l’improvvisa scomparsa del padre, Carmine Botti, agli inizi del 2020 Emiliana insieme alla sorella Francesca e alla madre Valeria, ha preso le redini dell’azienda situata ad Agropoli. È una delle pochissime realtà vitivinicole della zona a essere gestita da un team tutto al femminile. «La nostra azienda ha una storia di 40 anni, che pochi hanno qui nel Cilento – ci racconta Emiliana – noi oggi continuiamo a far rivivere questa tradizione e soprattutto la grande passione che nostro padre aveva per il vino». Dieci anni fa Emiliana, oggi 40 anni, comincia a lavorare insieme al padre. «All’inizio per me era solo un lavoro, dopo circa 4 anni ho avuto una sorta di epifania e ho cominciato davvero ad appassionarmi al vino. Ora il mio obiettivo è quello di crescere, migliorami continuamente ed arrivare dove mio padre, per visoni un po’ conservatrici, non è riuscito ad arrivare». L’azienda Botti si estende su 5 ettari di vigneto e produce 3 etichette Dop, fra cui il rosso Impervio (Aglianico e Primitivo), il bianco Enfasi (Fiano) e riserva, e 5 etichette IGP Paestum, nate con Emiliana, fra cui il rosato Riflesso (Sangiovese, Aglianico e Primitivo) Aglianico, Primitivo, Bianco (80% trebbiano e 20% Fiano) e rosso (Aglianico, barbera e merlot). I cambiamenti delle sorelle Botti già sono in atto, fra cui  il restyling delle etichette e delle bottiglie, che oggi hanno un design più accattivante. Infine a gennaio ci sarà il lancio dell’Aglianico Riserva Carmine Botti in edizione limitata, (600-700 bottiglie). «È l’ultimo vino che mio padre ed io abbiamo prodotto insieme. La nostra idea è quella di lanciare ogni anno una nuova bottiglia dedicata al suo lavoro e al suo grande impegno».

Pippo Greco: dal garage alla cantina

Ha lanciato la sua azienda ad Agropoli nel 2013 dopo aver conseguito il diploma in agraria e la specializzazione in enologia a Firenze. Città dove è rimasto fino al 2012 per lavorare presso le vigne e le cantine Collazzi partecipando a due vendemmie. «Il mio progetto era quello di restare a Firenze, ma poi nel 2012 ritornai ad Agropoli per festeggiare le feste di Natale con la mia famiglia. Qui due persone del luogo mi chiesero se volevo prendere in affitto le loro vigne per produrre del vino. Dato il mio forte attaccamento alla mia terra decisi di rimanere». Nel giro di 15 giorni misero insieme due ettari di Aglianico del Cilento e il garage si trasformò in una cantina. «In quasi sette anni siamo passati da 4mila bottiglie a 30 mila e oggi abbiamo una cantina di 300 metri quadri». Ovviamente anche la tipologia di vino prodotto si è ampliata. Oggi vengono imbottigliati 5 tipi di vino, fra le etichette IGP Acquachiara (100% Fiano) , Acquaviva (80% Aglianico 20% Sangiovese)  e Acquarosa (Aglianico e sangiovese), e 2 etichette DOC Sauco (aglianico in purezza) e Salecaro (Fiano in purezza). «La mia generazione si confronta con un mercato diverso da quello che per esempio avevano i primi grandi imprenditori agricoli della zona, dove vendevano per lo più  il vino sfuso. Oggi c’è una cultura del vino che prima non c’era e ormai è un dato di fatto che sempre più vino si vende anche nei bar e non solo nei ristoranti. È un pubblico in continua evoluzione che va seguito, compreso e stimolato. E il nostro compito è quello di comunicare il nostro territorio».

Alferio Romito: il sogno realizzato

Viene da una famiglia che per quattro generazioni ha prodotto olio e vino sfuso. «Il mio sogno sin da ragazzino è sempre stato quello di creare un mio marchio e le mie bottiglie», ci racconta Alferio Romito 30 anni proprietario della azienda il Colle di Corsicaro a Castellabate. Tre anni fa è riuscito a realizzare il suo grande progetto di vita . «Dal primo anno siamo partiti con la certificazione DOC perché la mia intenzione non era solo quella di creare vini cilentani, ma di esaltare la ricchezza del territorio». Allievo di Luigi Maffini, ha cominciato a lavorare alle prime vendemmie a 16 anni. «Oggi al primo posto metto sempre la tradizione, ciò che ho migliorato sono le tecniche di vinificazione e la tecnologia ampliando la cantina». Per il 2021 l’azienda sta preparando oltre alle classica degustazione in cantina, anche quelle in vigna. Il Colle del Coriscaro, infatti, si estende su 10 ettari di vigneto che si trovano a San Marco di Castellabate, e 2, 5 ettari a Punta Licosa, a pochi metri dal mare. «L’idea è di far immergere le persone nella bellezza della nostra vigna di Punta Licosa». Qui avvolti dal profumo della salsedine e dallo scenario suggestivo della costa sarà possibile assaporare il gusto di Licosa (100% Fiano), Patrinius IGP Paestum Aglianico, Furano- Cilento Rosato IGP. Per quanto riguarda il futuro, Alferio, insieme al suo team sta lavorando al primo cru di Aglianico che sarà pronto fra qualche anno.

Ciro Macellaro: la riscoperta dell’Aglianicone

L’avventura di Ciro Macellaro, 35 anni, nell industria vitivinicola parte nel 2010 inseguito agli studi in enologia fatti in Basilicata. Tornato a Postiglione, decide di valorizzare i terreni di famiglia. Oltre ai vini tipici della zona, dedica 2 ettari alla vinificazione dell’Aglianicone Cilentano, perla di diamante dell’azienda. “La mia passione per questa tipologia di vino nasce proprio dai miei studi universitari. Ho persino fondato un’associazione Terre dell’Aglianicone, una sorta di consorzio che riunisce tutti i produttori di questo vino. Fra i vari membri si è creato un forte senso di collaborazione. In passato la tendenza era quella di pensare ognuno al proprio giardino. Oggi, invece, c’è un cambio di visione, noi giovani siamo più propensi alla cooperazione. E questo è un grande passo in avanti”. Da una produzione iniziale di 3mila bottiglie, oggi la cantina mette sul mercato 30mila bottiglie l’anno. «La mia intenzione è quella di migliorarmi sempre, continuare a studiare e sperimentare. Per il 2021 punteremo sulla realizzazione del metodo classico».

Carlo Polito: ambizioni internazionali

Nome conosciuto nel Cilento, Carlo Polito ha seguite le orme del nonno e del padre, fondatore dell’azienda Polito Viticoltori, facendo studi in enologia. «Dal 2013 gestisco la parte enologica e di sviluppo dell’azienda. La mia prima innovazione fu quella di usare i tonneau che a mio parere funzionano meglio per l’aglianico delle barrique». L’azienda possiede 12 ettari di vigneti dislocati in 5 comuni del Cilento, Capaccio, Giungano, Rutino, Agropoli e Torchiara e produce all’incirca 60mila bottiglie l’anno. L’ambizione di Carlo non è quella di fermarsi ai confini territoriali, ma di puntare su mercati internazionali partecipando a fiere in giro per il mondo. «Abbiamo partecipato ad eventi nel Balcani, in Lituania e in Finlandia, e siamo entrati a far parte di un circuito turistico dove ogni anno alle nostre degustazioni partecipano anche molto stranieri. Certo la pandemia ha un po’ bloccato questo flusso, ma la speranza è quella di farlo ripartire al più presto».

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