Transizione ideologicaProsegue la buffonata (Jean-Jacques, perdonaci), ma il Pd non ha niente da dire

Resta da capire se la strategia dei democratici preveda dunque primarie sulla piattaforma Rousseau dei grillini, riunioni di coalizione in casa Casaleggio o congressi improvvisamente sconvocati e riconvocati da un comico con dodici ore di preavviso

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Era stato già abbastanza avvilente vedere il centrosinistra affidarsi a Giuseppe Conte, per non parlare del governo diretto da Rocco Casalino, con i ministri a twittare in coro #avanticonConte e il Partito democratico a diffondere in rete manifesti in cui gli giurava eterna fedeltà. Ma tutto questo era niente dinanzi allo spettacolo di un Partito democratico in balia della piattaforma Rousseau.

E invece eccolo lì, imbambolato e infelice, incapace di esprimere alcuna posizione chiara che non sia un puro e semplice atto di sottomissione all’alleanza giallorossa, direttamente o indirettamente, attraverso esplicite preghiere o per interposti pretesti programmatici (esilarante il riferimento a quei decreti sicurezza che si è tenuto oltre un anno proprio per compiacere i grillini, ridiventati di colpo principio non negoziabile, nel tentativo di allontanare la Lega dalla maggioranza).

Tre settimane fa sosteneva che mettere in crisi il governo era un atto di irresponsabilità verso la nazione (perché rischiava di precipitarla alle elezioni in piena pandemia), due settimane fa che l’unica alternativa a Conte era il voto (e pazienza per la pandemia) e ora bravo chi lo capisce, mentre se ne sta lì, in trepidante e silenziosa attesa del responso proveniente dalla pseudo-consultazione grillina (dopo averla sconvocata e poi riconvocata per lo stesso giorno, senza che nulla fosse cambiato nel frattempo, ieri i cinquestelle hanno fatto sapere che sarebbe terminata in 24 ore, bontà loro, dopodiché l’hanno ri-rinviata a oggi, dalle 10 alle 18).

Se è comprensibile – e sottolineo se, e sottolineo pure comprensibile, non di più – che sia Mario Draghi, per il bene del nascituro governo e della sua larga maggioranza, a fare in qualche modo buon viso a cattivo gioco, è incredibile che dai vertici del Partito democratico – dai quali in queste settimane sono venute tante lezioni sul senso di responsabilità e sul senso delle istituzioni che occorre mostrare in momenti così gravi, e sull’urgenza e la necessità di dare al Paese un governo – nessuno abbia avuto il coraggio di dire mezza parola sull’increscioso spettacolo di un Paese appeso da giorni ai capricci di un comico, e agli annunci, ai rinvii e alle assurde trovate della sua compagnia di giro.

Evidentemente l’unica priorità dei dem è difendere a ogni costo quel che resta della propria strategia, cioè l’abbraccio con il populismo grillino, cui tutto il resto è subordinato: pandemia, crisi economica, recovery plan.

Tutto è fungibile, trattabile e modificabile, l’unico punto fermo è tenere insieme l’asse con i cinquestelle, a qualunque prezzo politico e programmatico, nella segreta speranza di ottenere una sorta di Conte ter guidato da Draghi, il quale in pratica dovrebbe offrire la sua autorevole copertura alla gigantesca montagna di minchiate che il precedente governo ha prodotto in ogni campo, dai più seri ai più futili.

Ma sarebbe anche interessante capire quanto di questo spettacolo corrisponda all’idea di nuovo centrosinistra accarezzata dai democratici, e se dunque un domani dovremo magari attenderci primarie su Rousseau, riunioni di coalizione nella sede dell’omonima associazione o magari direttamente della Casaleggio associati (qualcosa mi dice che non sono molto distanti) o congressi improvvisamente sconvocati e riconvocati da un comico con dodici ore di preavviso, a sua discrezione, attraverso un video su Facebook. Giusto così, per sapere.

Quanto all’Italia, speriamo che la transizione dal Conte bis al Draghi I sia davvero ecologica, consentendoci di smaltire al più presto i molti ingombranti residui ideologici di un’altra stagione, che fino a oggi hanno intralciato e inquinato l’azione di governo, prima di ritrovarci un’altra volta alla casella di partenza.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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