A riveder AstraZeneca Il solo lato positivo del grande euro-casino sui vaccini è una salutare lezione di umiltà

Per sconfiggere il virus avremo bisogno di tolleranza e pazienza, disponibilità a riconoscere gli errori e a correggerli, rovesciando un’inveterata tendenza ad aggiustarci le norme di sicurezza e persino le leggi della fisica pur di non fare i conti con la realtà

AP Photo/Peter Dejong

Dopo giorni di psicosi, panico, incertezza, sospensione della campagna di vaccinazione praticamente in tutto il continente, l’Agenzia europea per i medicinali (Ema) ha ripetuto quello che aveva detto sin dall’inizio, e cioè che AstraZeneca è un vaccino sicuro. 

Ora, prima di saltare alle conclusioni, fermatevi un attimo e fate questo piccolo esperimento mentale: cosa avreste detto a parti rovesciate, se cioè AstraZeneca fosse stato un vaccino prodotto a Bruxelles, e fosse stata la Gran Bretagna di Boris Johnson – invece che l’Europa di Angela Merkel, Emmanuel Macron, Mario Draghi – a sospenderne la somministrazione, dopo che noi lo avevamo già utilizzato con successo e senza problemi su milioni di persone, abbattendo il numero dei morti, dei malati e dei contagiati, e continuavamo a farlo allegramente? 

Non so voi, ma io ne avrei tratto la definitiva conferma di tutte le mie convinzioni sui guasti del populismo, la tragedia della Brexit, l’incoscienza di Johnson e l’incommensurabile superiorità del modello di leadership razionale e responsabile incarnato dai principali capi di governo europei, uscito vincitore alla prova dei fatti. Il problema, mio e di chi condivida con me tali convinzioni, è che le cose sono andate al contrario, perché alla fine dei conti il reale non è sempre così razionale, purtroppo.

Comunque la si pensi sull’opportunità o meno della sospensione, sul significato e l’interpretazione di un principio di precauzione che rischia di causare molti più lutti del peggiore degli scenari da cui dovrebbe cautelarci, l’unico vantaggio che forse possiamo trarre da questa vicenda è perlomeno una grande lezione di umiltà. Perché per riprendere le vaccinazioni e sconfiggere il virus senza farsi travolgere da psicosi, irrazionalità e fanatismi di ogni genere, antipolitici e antiscientifici, il governo Draghi avrà bisogno soprattutto di questo: gigantesche riserve di umiltà e di pazienza, disponibilità a riconoscere gli errori e a correggerli, rovesciando un’inveterata tendenza ad aggiustarci le norme di sicurezza e persino le leggi della fisica pur di non fare i conti con la realtà. Vedi l’ultimo clamoroso avanti e indietro dell’Istituto superiore di sanità, secondo cui, considerando la forza delle nuove varianti, quando al ristorante ci si abbassa la mascherina bisognerebbe tenere due metri di distanza, come se fino a ieri ne avessimo mantenuto uno, o anche solo mezzo (lo abbiamo fatto per circa due settimane, appena usciti dal lockdown, nella famosa “fase 2”, e poi basta). Per non parlare del fatto che non appena i ristoratori hanno cominciato a protestare – giustamente, dal loro punto di vista, essendo un anno esatto che li prendiamo in giro – ecco che dall’Istituto superiore di sanità hanno fatto sapere che il loro era solo «un invito». 

È un anno che assistiamo a questo genere di balletti, dai ristoranti ai trasporti, dalle scuole alle discoteche. Se davvero quello attualmente in carica è il governo dei migliori – e personalmente, se il termine di paragone sono i governi precedenti di questa legislatura, non ho il minimo dubbio in proposito – ebbene, è tempo che lo dimostri.

Intendiamoci, il governo Draghi ha già fatto enormi passi avanti, mettendo mano con decisione a molti dei punti dolenti della precedente non-gestione della pandemia, specialmente sul fronte più urgente, cioè quello della campagna di vaccinazione. Resta ancora da raddrizzare, invece, tutto il capitolo del tracciamento e della sorveglianza, a cominciare dal clamoroso fiasco di Immuni (attendiamo fiduciosi). Ma proprio quanto accaduto su AstraZeneca ci ricorda che nella lotta al Covid non possiamo permetterci il lusso di puntare tutto su un solo numero e dobbiamo avere la forza di fare sempre i conti con lo scenario peggiore. Il vero principio di precauzione di cui abbiamo bisogno è questo.

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