Scontro sul decreto CovidIl presidente del Piemonte propone un calendario per le riaperture

Il prossimo provvedimento sulle restrizioni dopo il 6 aprile agita i governatori e divide la maggioranza. Cirio chiede una programmazione di media-lunga scadenza. Mentre l’esecutivo è alla ricerca di un meccanismo automatico che consenta di allentare le restrizioni in base ai dati

LaPresse

«Noi presidenti di regione abbiamo apprezzato il fatto che Draghi, dopo qualche critica un po’ generalizzata, abbia chiarito che abbiamo fatto la nostra parte. Le regioni non hanno alcuna voglia di fare polemiche o cercare lo scontro: siamo sulla stessa barca e ci siamo tutti». Il presidente del Piemonte Alberto Cirio parla alla Stampa dopo la riunione di ieri con l’esecutivo. Oggi lo aspetta il commissario straordinario Figliuolo per fare il punto sulla campagna di vaccinazione.

«Ora, finalmente, c’è un coinvolgimento che non è formale ma sostanziale: in passato venivamo convocati due ore prima della firma dei decreti, spesso avendo già letto su Internet quel che ci si doveva comunicare. Oggi sappiamo di non essere solo sentiti ma ascoltati», dice l’esponente di Forza Italia.

Nella riunione di ieri tra governo e regioni, il primo è rimasto sulla linea della prudenza, mentre le seconde hanno chiesto un piano per le riaperture. Per quanto dal governo abbiano insistito sull’ottimismo e la speranza per il futuro, il nodo agita i governatori e divide la maggioranza. Sono soprattutto i governatori leghisti a chiedere di tornare ad alzare le saracinesche. Domani dovrebbe essere convocato il Consiglio dei ministri per il prossimo decreto-Covid. E l’esecutivo è alla ricerca di un meccanismo automatico che consenta di allentare le restrizioni in base ai dati. Tra i provvedimenti, comunque, ci dovrebbero essere anche lo scudo penale per chi somministra le vaccinazioni e la sospensione dal lavoro per il personale sanitario che rifiuta di immunizzarsi.

Cirio condivide il ritorno in classe dopo Pasqua prospettato dal governo. «Far tornare elementari e prime medie è un buon compromesso», dice. «Ma al generale Figliuolo presenterò anche uno studio che prevede di vaccinare con Pfizer i 35mila studenti di quinta superiore. Tra pochi mesi avranno la maturità, è un dovere farli tornare in classe».

Sulle riaperture delle attività commerciali, invece, spiega che «coralmente abbiamo chiesto di dare alle imprese una prospettiva. Ora siamo in grado di prevedere l’andamento dell’epidemia: fissiamo un calendario a media-lunga scadenza. Errori come lo sci fermato a poche ore dalla ripresa o le aperture a singhiozzo non devono più ripetersi. Servono programmazione e sostegni tempestivi per chi viene chiuso».

Servirebbe, dice, seguire l’esempio del Regno Unito: «La Gran Bretagna ha impostato un lockdown duro perché aveva le scorte per una vaccinazione di massa. Ma noi non possiamo permetterci sei mesi di lockdown. Ecco perché dico che i due piani devono marciare insieme: accelerare sui vaccini e chiudere là dove necessario in maniera chirurgica, non generalizzata».

Quanto ai vaccini nella sua regione, assicura: «In Piemonte non una dose è andata a chi non ne aveva diritto». Il motivo per cui tanti over 80 attendono ancora una chiamata è che «non ci sono i vaccini», dice. «Oggi (ieri, ndr) alcune Asl del Piemonte hanno dovuto annullare le prenotazioni degli ottantenni perché erano finite le scorte», Al generale Figliuolo – continua – «comunicherò che dal 15 aprile saremo in grado di raggiungere le 30mila dosi al giorno ed entro agosto vaccinare tutti i piemontesi; ma dobbiamo essere messi nelle condizioni di farlo».

E poi, aggiunge, servono «meno fogli, più fiale. Non è possibile che la metà del tempo di una vaccinazione sia assorbita dalla compilazione dei moduli». Ma occorre anche aumentare i vaccinatori: «È un problema da risolvere ma le soluzioni ci sono. Ne indico due: rendere più facile l’accesso agli ambulatori snellendo le procedure e garantire lo scudo penale a chi vaccina. Senza i medici di base non ne usciamo. L’unico modello replicabile è quello dei vaccini anti influenzali: tra novembre e dicembre il Piemonte ne ha fatti un milione senza accorgersene».