ComplottiPerché il pane cade sempre dalla parte del burro?

Tutte le mattine un uomo si alza e sa che dovrà fare in modo che il toast che ha appena finito di imburrare non finisca a faccia in giù sul pavimento. Spoiler: è una questione di fisica, la sfortuna non c’entra

Nella sua ricerca Tumbling toast, Murphy’s Law and the fundamental constants (“Pane tostato, Legge di Murphy e le costanti fondamentali”), il fisico Robert Matthews ha svelato le basi scientifiche di una delle più famose leggi di Murphy: perché il pane che abbiamo appena finito di imburrare, in caso di caduta accidentale, atterra quasi sempre dal lato sbagliato? La spiegazione, tutt’altro che banale, è nascosta in una serie di complessi calcoli che sono valsi all’autore l’Ig Nobel il premio assegnato agli studi più insoliti e improbabili della storia, condotti con assoluto rigore scientifico.

Matthews osserva che la maggioranza degli incidenti di questo tipo avviene quando la fetta di pane è appoggiata su un tavolo, ovviamente dal lato senza burro, e la caduta accidentale non è dovuta al peso del burro spalmato, particolare del tutto trascurabile in rapporto alla massa della fetta. Quando il baricentro della fetta supera il margine dal tavolo di una lunghezza critica, la fetta inizia la caduta generando un’accelerazione rotazionale; la velocità rotazionale impressa non è però così forte da consentire un giro completo: il risultato è che, facendo soltanto metà rotazione, la fetta atterra dalla parte imburrata.

Tra i fattori che determinano questo risultato c’è la velocità con cui la fetta esce dal bordo del tavolo (tanto più questa è elevata tanto più aumentano le probabilità che la fetta voli via di piatto, planando sul pavimento), il momento di inerzia (più la massa da accelerare è distante rispetto all’asse di rotazione maggiore sarà il momento di inerzia e più l’oggetto ruoterà con difficoltà; detto in termini più spicci: più la fetta è grande, minore sarà la velocità di rotazione) e l’altezza del tavolo. Se quest’ultimo fosse alto almeno tre metri invece dei classici 70 cm, spiega Matthews, le cose cambierebbero notevolmente. Ma l’altezza dei tavoli è determinata dalla statura media degli uomini, che a sua volta è legata a ragioni biologiche. Essendoci evoluti come bipedi, siamo meno stabili rispetto ai quadrupedi e più soggetti a cadute con il rischio di subire gravi lesioni alla testa. Per questo motivo la nostra altezza è limitata e questo limite è dato «dalla forza relativa dei legami chimici nelle ossa del cranio e dalla gravità che ci trascina verso il basso. L’intensità di queste forze è a sua volta imposta da diverse costanti fondamentali, come la carica dell’elettrone, i cui valori vennero fissati nel big bang cosmico la bellezza di 15 miliardi di anni fa».

La conclusione di Matthews è che se il pane cade dalla parte sbagliata non è colpa del caso o della sfortuna ma di una precisa regola dell’universo.
Tornando a questioni più pratiche, per evitare di imbrattare il pavimento potremmo usare fette più piccole che ruotando più velocemente hanno maggiori probabilità di atterrare dal verso giusto oppure avere la prontezza di riflessi di colpire la fetta che sta scivolando giù dal tavolo con un colpo secco facendola planare a terra di piatto.

Sullo stesso tema si è cimentato a scopo goliardico anche lo statunitense John Frazee: ipotizzando che la fetta cada sempre a faccia in giù e che un gatto cada sempre in piedi e mai sulla schiena, Frazee arriva a ipotizzare il moto perpetuo nell’ormai celebre paradosso del gatto imburrato. Tuttavia si tratta di una evidente forzatura formulata a scopo umoristico (meglio non provare a ripetere l’esperimento).

Diceva Calvino che la fantasia è il burro ma perché sia produttiva bisogna spalmarla su una fetta di pane. Un’operazione piuttosto facile a patto di non essere in Canada dove da qualche mese i consumatori hanno notato un fatto davvero strano: lasciato a temperatura ambiente, il burro non si scioglie più come al solito, appare gommoso e ha un sapore acquoso. Secondo Julie Van Rosendaal, autrice canadese di libri di cucina, tra le prime a sollevare il problema e a scrivere un articolo pubblicato su The globe and mail, la ragione potrebbe essere quantità elevate di olio di palma aggiunte all’alimentazione delle mucche. Anche se mancano studi scientifici approfonditi sul tema, gli esperti concordano nell’affermare che una maggiore concentrazione di acido palmitico nel latte possa provocare l’innalzamento del punto di fusione del burro, solitamente compreso tra i 28 e i 33 gradi centigradi. All’origine del buttergate, com’è già stato definito, ci sarebbe l’aumento dei consumi di burro (+12% secondo i dati diffusi dalle associazioni di categoria canadesi); il picco di vendite dovuto alla pandemia avrebbe indotto i produttori a modificare i mangimi per aumentare la produzione di latte e la percentuale di grassi. Con buona pace dei fornai, gli artisti canadesi che scolpiscono queste gigantesche sculture burrose potrebbero apprezzare.

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