Contro il Far West delle regioniDraghi accentra il piano vaccini: in campo Gabrielli e Curcio

Il premier sta definendo la strategia insieme ai nuovi vertici della Protezione civile. L’ex capo della Polizia, appena nominato sottosegretario ai Servizi, potrebbe ricevere anche una delega di consigliere per la sicurezza nazionale del presidente del Consiglio. Arcuri si occuperà solo della parte che riguarda forniture e contratti

(La Presse)

Comincia a prendere forma il piano di Mario Draghi per accelerare la campagna dei vaccini. Il piano che il presidente del Consiglio sta definendo insieme ai nuovi vertici della Protezione civile prevede di moltiplicare le iniezioni ora troppo basse, ma non offre traguardi numerici precisi – scrive La Stampa. Chi lavora nella trincea organizzativa parla di almeno 300mila al giorno, ma l’obiettivo potrebbe essere anche più ambizioso, fino a 500-600mila dosi ogni 24 ore.

È sul metodo e sulla strategia però invece l’ex banchiere centrale sta concentrando in queste ore la propria attenzione. Puntando a centralizzare maggiormente il piano a Roma ed evitare la frammentazione regionale.

Franco Gabrielli, appena nominato sottosegretario ai Servizi, potrebbe ricevere anche una delega di consigliere per la sicurezza nazionale del presidente del Consiglio. In questo ruolo, secondo quanto scrive Il Messaggero, l’ex capo della Polizia sarebbe anche una sorta di super commissario per l’emergenza, incluso il piano vaccini.

Draghi però non vorrebbe replicare il modello del governo Conte che aveva affidato a Domenico Arcuri uno strapotere nella lotta alla pandemia. Tra qualche giorno il commissario, di fatto, uscirà di scena, e potrebbe finire a occuparsi, in veste di amministratore delegato di Invitalia, della parte logistica amministrativo-contrattuale che riguarda dosi, forniture e contratti firmati. La campagna vaccinale vera e propria, non dovrebbe più riguardarlo. Arcuri tra l’altro in questi giorni è alle prese con l’inchiesta sullo scandalo delle false mascherine, e a breve dovrebbe essere sentito dalla Procura di Roma per una controverifica sulle rivelazioni degli intermediari finiti sotto indagine. I poteri di Arcuri torneranno maggiormente in capo alla Protezione civile che per volontà di Draghi e su suggerimento del neo-sottosegretario con delega ai Servizi, Franco Gabrielli, è tornata a essere guidata da Fabrizio Curcio.

La notizia della delega per la sicurezza nazionale a Gabrielli dovrebbe trovare conferma domani con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto di nomina.

Il premier vuole che gli uomini dell’emergenza, anche quelli dell’esercito che il ministero della Difesa metterà a disposizione, si muovano in una cornice normativa ben definita e alla luce della sentenza della Corte costituzionale di cinque giorni fa. La lotta alla pandemia, hanno stabilito i giudici della Consulta, è competenza dello Stato. In questo anno di battaglia al virus, insomma, il conflitto tra governo centrale e Regioni non aveva ragione di essere se non per una errata interpretazione del federalismo sanitario.

Attualmente la campagna vaccinale procede in modo non omogeneo, con Regioni che hanno un passo più virtuoso e sostenuto, e altre che invece faticano e non sono nemmeno nell’orizzonte di completare a breve il primo step dell’immunizzazione che riguarda gli over 80. Per Draghi la sentenza è una leva per riorganizzare il coordinamento su base nazionale dei piani regionali.

L’altra parte della sua strategia Draghi la continua a giocare sul fronte europeo: e riguarda il pressing sulla Commissione affinché spinga le aziende farmaceutiche a liberare i brevetti per la produzione domestica e a fermare l’export in caso di accordi non rispettati su dosi e tempi di consegna.

Nel frattempo il governo si augura l’immediato via libera al nuovo vaccino Johnson&Johnson che essendo monodose potrebbe facilitare la campagna della prima iniezione di massa sul modello inglese. Si sta valutando anche la strategia delle “prime dosi”, cioè somministrando una prima dose per tutti, ma gli esperti avvertono che va bene con AstraZeneca – che prevede la seconda dose dopo tre mesi – ma non con Pfizer e Moderna che invece richiedono un richiamo dopo tre-quattro settimane.

Ma tutte le armi in questo momento diventano importanti. E per Matteo Salvini tra queste c’è anche il vaccino russo Sputnik. Dopo Ungheria, Austria, e San Marino, anche la Repubblica ceca ha avviato le trattative con Mosca. Ma l’Italia punta comunque a restare nella cornice comune della Ue e delle autorizzazioni rilasciate dall’Ema.

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