L’Italia si fa rossaSicurezza sanitaria, sostegni e vaccini: i tre step dell’agenda Draghi

Da lunedì 30 milioni di italiani potrebbero entrare in lockdown. Blindata la settimana di Pasqua. Il premier punta ad approvare il decreto sostegno e il piano vaccinale con dosi certe per aprile e maggio: «Non c’è un’emergenza sanitaria e una socio-economica. Sono strettamente legate e vanno affrontate insieme»

Foto Ettore Ferrari/LaPresse/POOL

Zona rossa per le aree dove i contagi superano i 250 casi su 100mila abitanti a settimana e misure più rigorose per le regioni in fascia gialla. Il governo approverà un decreto legge per sostituire il dpcm in vigore e far scattare le nuove regole da lunedì 15 marzo. Con un punto fermo: la settimana di Pasqua sarà blindata, proprio come era accaduto a Natale. Per l’ufficialità della nuova stretta bisogna aspettare l’analisi degli ultimi dati di venerdì e il confronto con le Regioni fissato per oggi.

«Mettiamo in sicurezza il Paese», ha detto il premier Mario Draghi ieri durante la riunione della cabina di regia a Palazzo Chigi. Domani a Fiumicino visiterà un hub vaccinale. Spiegherà così, agli italiani, il senso del decreto con le nuove restrizioni e l’ultimo sacrificio necessario – dice Repubblica. E infatti accompagnerà l’appello con tre messaggi, che ritiene legati: sicurezza sanitaria, ristori per la ripartenza, vaccini per tornare a correre.

Sono i tre step del progetto del premier. E quindi, assieme alle nuove regole saranno liberati i miliardi destinati al “dl sostegno” che il premier intende varare la prossima settimana e che sta crescendo di dimensioni ben oltre i 32 miliardi dello scostamento di bilancio approvato. L’altro tassello, poi, è il piano vaccinale che sarà presentato a breve dal commissario straordinario.

Il punto di partenza dei ragionamenti del premier è che in questo momento i numeri non giustificano un lockdown nazionale. L’approccio alle restrizioni, allora, resta regionale, con il sistema delle fasce. Ma è questa, forse, l’unica concessione alla linea più aperturista della Lega di Matteo Salvini. Nella riunione, però, Draghi sposa sostanzialmente la linea dura, mentre le forze politiche di governo si dividono.

Gli aperturisti, sostenuti anche da Italia Viva, si scontrano però con la realtà dei numeri. Il monitoraggio che arriverà nelle prossime ore fotograferà una realtà del contagio che va peggiorando. Draghi propone di attendere quei dati. E sposa nel frattempo la regola che impone zone rosse per 250 positivi ogni 100mila abitanti. Significa che mezza Italia finirà in zona rossa con le prossime ordinanze.

Ma non basta. Il dibattito si accende anche attorno all’idea di modificare altri parametri, in modo da spingere le zone gialle a diventare – tutte o quasi – arancioni. Significa imporre un approccio più severo. Anche l’idea dei weekend in rosso accende la discussione. Se quello di Pasqua sembra destinato al lockdown totale, sugli altri non c’è unanimità nell’esecutivo.

Inasprendo i criteri per entrare in zona rossa, finiranno in lockdown, con ogni probabilità, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Campania. In tutto, si calcola che entreranno in zona rossa tra i 28 e i 30 milioni di italiani.

Per questo, il presidente del Consiglio punterà molto sul terzo pilastro della sua agenza: quello dei vaccini. La promessa che arriveranno in tempi brevi sarà l’ossigeno da offrire a un Paese stanco di resistere. Compito del generale Figliuolo nelle prossime ore sarà quello di ottenere dalle società farmaceutiche dati sicuri sulle dosi in arrivo ad aprile e maggio, in modo da indicare un percorso certo per la campagna di vaccinazione di massa.

«Il Paese sta soffrendo», dice il presidente del Veneto Luca Zaia al Corriere. «Ma credo che il chiedere altri sacrifici ai cittadini non possa più essere una cambiale da firmare in bianco. I cittadini sono angosciati dalla mancanza di reddito da una parte e sconcertati da notizie di ogni tipo dall’altra. Qualunque iniziativa del governo sarà efficace soltanto se potrà garantire un reddito, dei rimborsi e anche una prospettiva. Magari partendo da bar, ristoranti, palestre, spettacoli: i simboli di quest’incubo».

«Non c’è un’emergenza sanitaria e una socio-economica», avrebbe ripetuto Draghi alle forze di maggioranza. «Sono strettamente legate e vanno affrontate insieme».