CasalinghitudineSmussare gli angoli

Cosa fare quando intorno a noi è tutto zona rossa e le mura di casa vanno strette? Si cercano strategie, punti di vista e alternative divertenti che rendano ogni giorno diverso dal precedente e, nonostante tutto, memorabile. Ve ne proponiamo dieci

Alternative vegetariane / 1: gioie e dolori

All’ultimo turno di zona rossa sono rimasti chiusi anche i nidi e quindi mi è toccato mettere in tavola pranzo e cena ogni giorno.

Primo giorno: bowl con orzo perlato, broccoli al forno, un uovo barzotto e piccola insalata di rapanelli.

Terzo giorno: Delivery di Burger King alle 11:30.

Ma avevo una scusa: Burger King sta allargando le sue proposte veg e dopo il Whopper con patty vegetariana il mese scorso ha lanciato anche i nuggets “plant-based” di The Vegetarian Butcher. Probabilmente ci vorrà ancora un po’ per una credibile fiorentina con l’osso vegana, ma azzardo che già oggi potremmo sostituire la carne del fast food (che sa di poco: contribuisce con grasso, bruciatino e consistenza) con le alternative plant-based senza sentirne la mancanza.

Mia figlia, ormai in stato ferino, ha mangiato i nuggets con voracità, accovacciata sopra al tavolo della cucina. Ringalluzzita, il giorno dopo invece ho provato certi cubetti vegani “gusto pancetta” che ho trovato al super e se sono cruelty-free, allora perché ho pianto?

Alternative vegetariane / 2 Orizzontale di Ragù veg

Da bambina il mio piatto preferito era la pasta con il ragù – mia mamma è emiliana, e seppure fosse una working girl degli anni ’80 (ho mangiato parecchi risotti liofilizzati) quello l’ha sempre fatto in casa, porzionato e messo in freezer. Quando ho smesso di mangiare la carne – avevo 16 anni – ho automaticamente detto addio al ragù, nella convinzione che una versione vegetariana me l’avrebbe fatto solo rimpiangere. Nell’ultimo libro di Yotam Ottolenghi, Flavour, ho trovato però un ragù completamente vegano molto verosimile: orzo e lenticchie per la consistenza, panna di cocco e olio per la piacevole untuosità, funghi e salsa di soia per l’umami. Mi ha dato lo spunto per continuare le prove: sul New York Times Cooking ho trovato un’altra pasta al ragù (sempre by Ottolenghi, non mi giudicate) e ho deciso di provare ad adattarla sostituendo al macinato di manzo e maiale i burger di non-carne (ho usato quelli di Unconventional Burger, ma suppongo che un altro brand funzionerebbe altrettanto bene!). La ricetta richiede un certo spirito di avventura perché la pasta va aggiunta alla teglia in forno cruda, insieme a brodo e panna: l’effetto che si ottiene alla fine è un’intera teglia di pasta che sembra lo strato superiore della lasagna (in stile Massimo Bottura) – un po’ bruciacchiata, croccante sopra e morbida sotto. Veramente memorabile.

Un delivery per affrontare un altro giorno – 8pus

Tra l’inverno e la recrudescenza della pandemia ho la sensazione che la vita sia ormai minuscola: sempre dentro casa, sempre gli stessi interlocutori. Con il mio fidanzato parliamo più che altro di incastri logistici, con mia figlia solo del fatto che Whisky il ragnetto sale la montagna e che le ruote del bus girano, girano, girano (non solo quelle, bisogna dire). Siano dunque benedette le occasioni di sollievo come l’arrivo del delivery di Giuseppe Iannotti, che mentre attende di poter riaprire quello straordinario luna park che è il suo ristorante Kresios si è dato al delivery con il progetto 8pus, tutto dedicato al mare. Tutto il menu mette voglia di vivere un altro giorno, a partire dall’Otoro Katsu Sando, 200 grammi di ventresca di tonno rosso impanata con il panko di Kagoshima e caviale Osetra, avvolto in pan brioche con burro d’Isigny demi-sel, con una spruzzata di ketchup realizzato con cognac invecchiato di 40 anni. O ancora, il fish and chips, con merluzzo in tempura e crema di piselli e patate all’aceto di mele o il polpo alla Gallega, secondo la ricetta galiziana tradizionale.

 

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Biscotti 1/ Baiocchi Choco

Viene da pensare che negli anni ‘80 e ‘90 l’economia di mercato fosse ancora in divenire, in fondo eravamo un po’ come la Germania dell’Est con un solo tipo di cetriolini sottaceto. Da quando è finita – con il lancio dei Nutella Biscuits, the shot heard round the world dei biscotti –  la tregua tra Barilla e Ferrero, escono continuamente nuovi spin-off di biscotti a partire dal modello base: è tipo il Marvel Cinematic Universe del carboidrato. Questo mese è il turno dei Baiocchi Choco: cialda fragrante di biscotto ricoperta da una tavoletta di cioccolato al latte con nocciole.

 

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Biscotti 2 / Oreo Lady Gaga, per veri Cookie Monster

C’è pure un’edizione limitata di OREO con Lady Gaga. I biscotti non cambiano perché sono born this way, ma “il classico pack blu di OREO Original si tinge di rosa grazie al design unico ispirato all’album Chromatica di Lady Gaga”. Segnalo che ogni confezione di OREO acquistata consente di partecipare a un’estrazione con in palio un pacchetto viaggio per una delle due tappe europee del Chromatica tour, per veri Cookie Monster.

 

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Da vedere: “I segreti di chef Nadiya” su Netflix

Finalmente gli dei della produzione tv di cooking show hanno ascoltato le mie preghiere, creando il perfetto ibrido tra i programmi di cucina di Nigella Lawson e “Salt, Fat, Acid, Heat” di Samin Nosrat: su Netflix è uscito “I segreti di chef Nadiya”: piatti veloci da mettere in tavola la sera in settimana, quando il tempo per cucinare è poco. La “chef” Nadiya del titolo è Nadiya Hussain, inglese e originaria del Bangladesh: ha un sorriso bellissimo e buonumore contagioso; inoltre tutto nell’inquadratura – i props di cucina, il cibo, i vestiti che indossa – ha colori pastello molto intensi, balsamo per i miei occhi.

Lo show è, inoltre, quietamente rivoluzionario nello stesso modo in cui lo è stato “Salt, Fat, Acid, Heat”. Da un articolo di The Ringer: «Time to Eat è esplicitamente british; in ogni episodio, Hussain visita gli stabilimenti che producono i più iconici ingredienti inglesi, dalla marmite al golden syrup (…) L’ultima in ordine di tempo a rappresentare alla BBC la cucina britannica – Scotch Eggs e fish’n’chips – è la figlia di immigrati dell’Asia meridionale». «Non sono cresciuta vedendo donne musulmane, né donne del Bangladesh, in televisione» ha detto in un’intervista a The Cut.

Tequila per bene

Considero parte della mia missione convincervi a dare un’altra occasione alla Tequila dopo quella volta l’estate della maturità in cui non siete stati tanto bene ed ecco: provate questa di Altos, realizzata in collaborazione con Ascalapha, organizzazione che fornisce sostegno agli artigiani Huichol della regione di Jalisco. La Limited Edition Altos∞Huichol è una collezione di bottiglie decorate a mano con le perline Chaquira.

Una nuova apertura – Loste cafè

A Milano una volta siamo stati in zona gialla per qualche secondo e cogliendo l’attimo ha aperto Loste Cafè – fusione delle lettere iniziali di Lorenzo (Cioli) e Stefano (Ferraro), che si incontrarono al Noma. Questa è una bakery in stile scandinavo, che si differenzia dal francese perché nei paesi nordici fa più freddo e quindi servono più calorie (scusate se banalizzo). In ogni caso: croissant, cruffin, cinnamon roll, pain au chocolat. Nelle intenzioni dei due seguirà un ristorante ambizioso, e Loste Café è solo l’inizio – e che inizio!

 

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Da leggere – la “cancel culture” delle padelle in ghisa

Se il tempo è infinito allora ogni cosa è destinata ad accadere, ecco perché quest’anno per esempio siamo riusciti ad accapigliarci anche sulle politiche delle padelle in ghisa. Qui un articolo su Taste Cooking descrive i termini della controversia, io sono prevedibilmente team ghisa.

Fidarsy è bene

Messaggio di servizio per chi fa la spesa da Esselunga: domenica 11 aprile scadono i punti della Fidaty.