Partiti e PnrrSe tutto va bene, ora comincia la parte più difficile (regoliamoci)

Ammesso che sia davvero in vista, l’uscita dalla pandemia non sarà una passeggiata. Dopo oltre un anno di chiusure e riaperture a fisarmonica, sarà tanto se con i fondi europei riusciremo a tappare le falle più grosse ed evitare il peggio

Unsplash

Sarebbe davvero un pessimo auspicio se la discussione sul Piano di ripresa e resilienza, già gravato da questo nome orrendo, degno di un corso di automotivazione online (per non parlare dell’acronimo a forma di pernacchia: Pnrr), prendesse la solita vecchia piega antipolitica e qualunquista, che a suo tempo tanto male ha portato al governo Monti, e all’Italia. 

C’è infatti anche un populismo delle élite, che ama cantare le lodi dei tecnici al governo proprio in quanto antitesi dei partiti, e quindi dei politici democraticamente eletti. Una narrazione che tra 2011 e 2013 è stata forse la nota dominante del giornalismo italiano (ma da un certo punto di vista lo è stata quasi sempre), lasso di tempo nel quale il Movimento 5 stelle è passato dal 5 al 25 per cento. 

Piccolo esempio, il titolo di apertura della Stampa di ieri: «Fisco e giustizia, partiti in agguato». E tuttavia, per evitare una simile narrazione, in cui i tecnici fanno l’interesse del paese e i politici ne disfano la preziosa tela per i loro biechi interessi, anche i partiti potrebbero fare un piccolo sforzo. Perché il fatto che, proprio nel giorno in cui Mario Draghi presenta il Pnrr al Parlamento, sui giornali campeggino la raccolta di firme contro il coprifuoco organizzata da Matteo Salvini e le dichiarazioni ultimative di Enrico Letta («Vuole uscire dal governo? Esca») rende più difficile dare tutti i torti al titolo della Stampa, ed evitare che il dibattito dei prossimi mesi resti imprigionato in un simile schema. 

Uno schema da cui peraltro Salvini ha almeno qualcosa da guadagnare (la parte di chi si batte per difendere gli interessi di tante categorie colpite dalle chiusure), mentre Letta e la sinistra in generale hanno solo da perderci. Perché in tal modo si ripropone di fatto una polarizzazione che finisce per contrapporre le scelte del governo e della maggioranza attuali a quelle del governo e della maggioranza precedenti, a tutto vantaggio di Giuseppe Conte, che infatti non ha perso l’occasione per intervenire, rubando la scena al Pd, togliendo dai riflettori le penose contorsioni del Movimento 5 stelle e riprecipitandoci tutti indietro, al dibattito fasullo dell’ultimo anno e mezzo tra aperturisti e chiusuristi. «Governare in tempi di pandemia – ha scritto sulla sua pagina facebook – è una responsabilità dura, durissima».

Responsabilità che «si traduce in scelte a primo giudizio impopolari, poco adatte a chi in tempi di pandemia preferisce guardare alle tabelle dei consensi» (un passaggio su cui mi astengo da ogni commento, confidando nella memoria e nel vigile spirito critico del lettore). Conte approfitta quindi dell’occasione con l’obiettivo di mettere in difficoltà i ministri della Lega: «Cosa faranno adesso i ministri leghisti? Si accoderanno ad apporre le proprie firme alla iniziativa propagandistica contro il coprifuoco lanciata ieri dal loro leader di partito, oppure si dissoceranno?».  

Accettando tale rappresentazione del dibattito, e caricando a testa bassa Salvini proprio sul coprifuoco, Letta rischia inoltre di consolidare un’immagine stereotipata e odiosa della sinistra, che da anni ormai appare a molti come il partito di chi dice agli italiani di andare a letto presto. 

L’aspetto più preoccupante è però dato dal contesto in cui tali schermaglie si svolgono, finendo per trasmettere la sensazione, mi auguro infondata, di una totale inconsapevolezza rispetto alla gravità della situazione. 

Una situazione in cui non c’è nessun albero della cuccagna da scuotere, nessuna cornucopia di cui spartirsi le risorse, nessuna marcia trionfale tra due ali di folla plaudente di cui litigarsi i favori. Dopo oltre un anno di chiusure e riaperture a fisarmonica, sarà tanto se con i fondi europei riusciremo a tappare le falle più grosse ed evitare il peggio. Se tutto va bene, insomma, quella che sta per arrivare è la parte più difficile.

E dico se tutto va bene, perché purtroppo non possiamo nemmeno escludere che l’azzardo delle riaperture deciso in questi giorni produca un contraccolpo sui contagi, costringendoci a nuove chiusure, con le conseguenze immaginabili (e forse anche inimmaginabili). Ma anche nella migliore delle ipotesi, pensando cioè che l’azzardo riesca, e questa sia davvero l’uscita dalla pandemia, ebbene, è evidente che non sarà una passeggiata.

Perché l’emergenza è stata anche una grande causa di forza maggiore capace di giustificare errori, nascondere mancanze e rinviare ogni altra grana. Problemi che ora bisognerà affrontare tutti insieme, e non sarà affatto facile. Specialmente se i principali partiti che dovrebbero guidare questo difficilissimo processo danno l’impressione di pensare solo a farsi i dispetti.

Le newsletter de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter