Celo mancaChe cosa non c’è nel Recovery Plan (e sarebbe stato meglio se ci fosse stato)

Nel Piano nazionale di ripresa e resilienza ricevono più risorse ricerca, istruzione e sistema carcerario, ma diminuiscono i fondi destinati agli alloggi per gli studenti e alle borse di studio. E servirebbero più interventi per facilitare l‘integrazione delle minoranze. Ma soprattutto, al di là delle idee contenute nel Pnrr, bisognerà controllare la loro esecuzione: perché questo è il “passaggio” in cui l’Italia ha fallito troppe volte

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La nuova versione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) è stata presentata venerdì scorso al Consiglio dei ministri da Mario Draghi e sbarca oggi e domani alle Camere in vista della scadenza per l’invio alla Commissione europea entro fine mese. 

Il pacchetto di investimento è composto per circa 190 miliardi dal NextGenerationEu vero e proprio e 30 del Fondo complementare in cui confluiscono i progetti esclusi dal finanziamento diretto, a seguito di una riduzione della quota europea indicata lo scorso gennaio. Un importante volume di risorse come questo impone alla politca la capacità di investire sul lungo periodo. 

Tortuga ha avuto l’occasione di presentare in audizione alla Camera e al Senato le proprie proposte di integrazione alla versione del Pnrr del precedente Governo, con un focus particolare riguardo a istruzione, ricerca, inclusione e coesione. Eppure, anche la versione del Governo Draghi trova delle criticità, in quanto tralascia alcuni aspetti che riteniamo cruciali nella ripartenza e nel recupero dell’economia italiana rispetto ai livelli europei.

Le risorse stanziate per istruzione e ricerca sono state aumentate di quasi 3,5 miliardi di euro rispetto alla bozza precedente. L’incremento più sostanziale concerne ricerca e impresa innovativa, mentre diminuiscono i fondi destinati agli alloggi per gli studenti universitari e alle borse di studio per l’accesso all’istruzione terziaria. Per quanto riguarda invece l’obiettivo di inclusione e coesione vengono esclusi dal piano gli interventi di integrazione delle minoranze sul piano sociale e lavorativo. Si nota anche una mancata attenzione per l’attuale situazione dell’asilo politico e le sottodimensionate strutture di accoglienza.

Istruzione e Ricerca
Gli investimenti necessari alla crescita non avranno effetti immediati nel breve termine, ma ci permetteranno di beneficiare di un sistema più resiliente nel medio-lungo periodo. Uno dei settori più decisivi verso cui incanalare le risorse da questo punto di vista è quello dell’istruzione e della ricerca. Aumentando le risorse a disposizione di questa voce di spesa, il Governo Draghi la pone come terza in ordine di rilevanza dopo Digitalizzazione, Innovazione e Cultura e Rivoluzione verde e Transizione ecologica.

Una scelta che risponde maggiormente alle urgenti istanze delle nuove generazioni. I giovani italiani al di sotto dei 34 anni infatti sono stati duramente colpiti dalla crisi: nel 2019 più del 10 per cento viveva in una famiglia in povertà assoluta e nei minorenni l’incidenza della povertà assoluta si attesta al 12 per cento. Tra gli over 65 solo una persona ogni venti si trova in condizioni di difficoltà economica. Investimenti decisi nell’istruzione, dunque, possono contribuire alla costruzione di un Paese più competitivo, e soprattutto maggiormente inclusivo verso i giovani.

Confrontando le tabelle di spesa con quella della bozza licenziata a gennaio, si può notare come siano state incrementate ambedue le componenti, ovvero le macroaree di spesa in istruzione e ricerca. Diminuiscono, tuttavia, le risorse stanziate a favore delle borse di studio per l’accesso all’università e gli alloggi per studenti universitari: il Governo Conte II destinava a queste voci rispettivamente 1,00 miliardi e 1,35 miliardi, a fronte degli 0,90 e 0,50 attuali.

Come analizzato nella nostra memoria depositata in audizione alla Camera dei Deputati, a oggi in Italia solo il 3 per cento della popolazione degli studenti universitari riesce a trovare alloggio in uno studentato contro il 18 per cento della media europea: un dato rilevante se teniamo in considerazione che il 56 per cento della spesa degli studenti universitari si concentra in vitto e alloggio. In questo senso, auspichiamo che le risorse stanziate perseguano l’obiettivo di incrementare notevolmente il numero di alloggi.

Per quanto riguarda i servizi all’istruzione, non si fa menzione ai prestiti d’onore, finanziamenti per studenti meritevoli che rispettino determinati requisiti: questo strumento è utilizzato da pochissimi studenti (l’1 per cento ne fa richiesta) e gli investimenti pubblici in questo senso sono ridotti. La dotazione del fondo Studiosi (destinato a promuovere l’istruzione terziaria prevalentemente delle regioni del Sud) oggi è di 93 milioni di euro. Qualora lo Stato decidesse di incrementare le risorse in questo campo si potrebbe meglio coprire la popolazione studentesca fuori sede e quindi finanziare istruzione di qualità. 

In merito al mondo della ricerca, Tortuga aveva evidenziato come prioritaria la necessità di potenziare l’attrattiva del nostro Paese per gli individui altamente specializzati: se da un lato l’Italia perde sempre più talenti, dall’altro non risulta sufficientemente attrattiva per i talenti stranieri che non vedono nel nostro Paese un’opportunità. In questo senso il Recovery Plan sembra ancora non soffermarsi a sufficienza sul secondo lato della medaglia, lasciando scoperto un importante punto d’osservazione. 

Inclusione e Coesione
L’attuale proposta per il Pnrr non prevede alcuna misura o stanziamento relativo a tematiche quali integrazione e inclusione sociale di migranti, rifugiati e richiedenti asilo o protezione speciale. Tale assenza è problematica in quanto l’integrazione e l’inclusione degli stranieri in Italia è un tassello fondamentale verso la coesione sociale, poiché fonte di effetti positivi per l’intera comunità.

Nella situazione attuale, tuttavia, le strutture per l’integrazione sono state messe in secondo piano rispetto a quelle destinate alla semplice accoglienza. I meccanismi che dovrebbero offrire percorsi di inserimento come gli Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) sono infatti notevolmente sottodimensionati e spesso sostituiti dai Cas (Centri di accoglienza straordinaria), strutture meno specializzate. 

Riteniamo che sia fondamentale utilizzare le risorse del Pnrr per investire nei comuni e nelle realtà locali, attivando percorsi strutturati di integrazione nelle comunità con attività di formazione e avviamento lavorativo. Tali progetti potrebbero essere supportati da un’infrastruttura nazionale di raccolta dati per il monitoraggio, andando così a individuare le pratiche di maggiore successo e allo stesso tempo verificando il raggiungimento di standard qualitativi minimi. 

Inoltre, nonostante l’assenza di stanziamenti ad hoc, Tortuga ritiene che attraverso il Servizio civile universale, che vede accresciuta la propria dotazione finanziaria grazie al Pnrr, si potrebbe andare a creare una ottima occasione di inclusione in tutte quelle aree in cui le attività di integrazione sono più deboli. Proponiamo di premiare i progetti che includano rifugiati e richiedenti asilo, così da stimolare la creazione di più iniziative private e del terzo settore. Una modalità di servizio civile appositamente pensato come esperienza di integrazione vedrebbe rimosso il limite di età massimo e prolungata a due anni la durata massima dell’esperienza.

Fra gli aspetti positivi della nuova bozza targata Governo Draghi si annovera anche la nuova spesa per le carceri, elemento di rilievo se consideriamo che l’Italia è il Paese con le carceri più sovraffollate dell’Ue secondo il rapporto Space del Consiglio d’Europa.

NextGenerationEu rappresenta uno sforzo imponente per rimettere in sesto un’economia affossata dalla pandemia. Tuttavia, perché le misure proposte possano generare un reale impatto sarà fondamentale giocare bene la partita del “come”. Nella storia della nostra Repubblica troppe volte il fallimento ha riguardato l’implementazione, piuttosto che l’ideazione degli interventi. In questo senso occorrerà predisporre una governance chiara e competente, a oggi secondo la bozza incardinata nel Ministero dell’Economia, e predisporre un cronoprogramma chiaro e scandito.

Il Pnrr darà il via a un processo che richiederà anni, attenzione e soprattutto meticolosità, perché l’immenso capitale politico che ha dato vita a NextGenerationEu non si disperda nella sfiducia derivante dall’incapacità di mettere a terra progetti politici, tradizione che sarebbe meglio lasciarsi alle spalle.

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