Calcio politicoLo scontro diplomatico tra Spagna e Kosovo prima, durante e dopo la partita

Il governo di Madrid non riconosce la nazione balcanica, preoccupato che la sua indipendenza possa riaccendere le spinte autonomistiche di Catalogna e Paesi Baschi. Così l’incontro del girone di qualificazione ai Mondiali in Qatar è stato presentato con alcuni stratagemmi linguistici

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Il 3-1 con cui la Spagna ha battuto il Kosovo nella partita di qualificazioni ai prossimi Mondiali è passato subito in secondo piano. Non tanto perché la formazione allenata da Luis Enrique ha vinto come da pronostico. Ma perché l’attenzione non è mai stata veramente sul campo: il vero scontro era il contorno, prima, durante e dopo la partita.

Era la prima volta che le due rappresentative si affrontavano in un match ufficiale. E la Spagna si è trovata di fronte una nazionale che non riconosce in quanto tale: il governo di Madrid, infatti, è uno dei 91 Paesi al mondo – cinque sono dell’Unione Europea: Romania, Slovacchia, Cipro e Grecia, quest’ultima inserita nello stesso girone eliminatorio – che non riconoscono il Kosovo come Stato.

Le ragioni sono note: Madrid è preoccupata che l’indipendenza del Kosovo possa dare una nuova linfa alle spinte autonomistiche della Catalogna o dei Paesi Baschi, comunità autonome che a loro volta hanno chiesto l’indipendenza.

Così la partita giocata allo stadio La Cartuja di Siviglia è stata affrontata – dal governo, dalla stampa e dalla federazione, più che dai giocatori in campo – con particolari stratagemmi linguistici. Già la scorsa settimana, per annunciare le tre partite in calendario delle Furie Rosse, l’account Twitter della Rfef (la federazione di calcio iberica) aveva scritto «Grecia, Georgia e territorio del Kosovo», suscitando le prime proteste del presidente della federcalcio kosovara: «Senza bandiera, inno e un trattamento uguale in tutto e per tutto a quello riservato al resto delle federazioni, non scenderemo in campo».

Ma una terminologia simile è stata adottata anche dalle emittenti televisive, dallo speaker dello stadio e da tutti i giornalisti. Ad esempio, prima dell’inizio della gara lo speaker ha annunciato semplicemente gli «inni della partita» e non inni nazionali. Inoltre la grafica della tv di Stato iberica ha presentato le sigle delle due formazioni in maniera diversa: la Spagna indicata con la consueta abbreviazione con le maiuscole, “ESP”, il Kosovo riportato in minuscolo “kos”.

Mentre i quotidiani spagnoli che hanno presentato l’incontro hanno usato un nome alquanto scomodo per indicare gli avversari della loro nazionale: “Selección de la federación de fútbol de Kosovo”.

E nella conferenza stampa pre-partita l’addetto stampa della nazionale kosovara ha costretto il giornalista del quotidiano sportivo spagnolo As a cedere. «Al ct di quale nazionale è rivolta la domanda? Perché non abbiamo mai letto il nome della squadra sul vostro giornale». La risposta è stata l’unica possibile: «L’allenatore del Kosovo».

Il video della conferenza stampa nel tweet in basso.