Risorsa sprecataPerché il Montenegro non cura le sue foreste

Il Paese è il quarto in Europa per copertura forestale ma questo bene pubblico, che potrebbe favorire lo sviluppo di intere filiere economiche, è vittima di malagestione, tagli illegali e mancata prevenzione degli incendi

Pixabay

Pubblicato originariamente su Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa.

Un recente studio intitolato “Šumarstvo – alternativa razvoja Crne Gore” [Silvicoltura – un’alternativa di sviluppo per il Montenegro], realizzato da Vuk Iković, Milan Gazdić, Momčilo Gajević e Darko Zazubica dell’organizzazione KOD di Podgorica, fornisce una panoramica delle criticità e potenzialità del settore forestale in Montenegro, uno dei Paesi europei a maggiore copertura forestale.

Con il 69,4% del territorio nazionale (pari a 964.262 ettari) coperto da boschi e aree forestali, il Montenegro è al quarto posto in Europa per copertura forestale, preceduto da Finlandia, Svezia e Slovenia, che hanno una superficie forestale pari all’incirca al 70% del territorio nazionale. Per quanto riguarda i Paesi che confinano con il Montenegro, in Bosnia Erzegovina il 53% del territorio è coperto da boschi, in Macedonia del Nord e in Kosovo il 40% e in Serbia circa il 31%.

Malagestione

In Montenegro il 52,3% dei boschi è di proprietà dello stato e il 47,7% di proprietà privata. I boschi ad alto fusto rappresentano il 51% della superficie forestale, mentre i boschi cedui costituiscono il 48%.

Una percentuale così alta di boschi cedui, da cui si ottiene legna di bassa qualità, è un chiaro indicatore di malagestione e di noncuranza del territorio forestale. Lo confermano anche i dati relativi ad altri paesi europei: in quasi tutti i Paesi dell’Europa occidentale i boschi cedui rappresentano meno del 5% della superficie forestale complessiva, e in Germania la quota di cedui è pari all’incirca al 2%.

La malagestione del territorio forestale montenegrino può essere spiegata dando un’occhiata alla struttura del personale della Direzione per le foreste, il principale ente che si occupa della tutela del patrimonio forestale nazionale: gli ingegneri forestali rappresentano appena il 17% del personale.

In Serbia invece la quota di ingegneri forestali all’interno dell’ente per la tutela delle foreste è pari al 38% del personale, mentre in Germania, più precisamente nello stato federale del Baden-Württemberg, oltre il 70% del personale dell’ente foreste è rappresentato da dipendenti altamente qualificati, con una laurea in ingegneria forestale o con un dottorato di ricerca in scienze forestali.

Inoltre, dei 70 ingegneri forestali che lavorano nella Direzione montenegrina per le foreste solo 29 svolgono l’attività di censimento degli alberi, quindi ogni rilevatore forestale è responsabile di un’area di 33.250 ettari.

Tagli illegali

Nel rapporto dell’organizzazione KOD si legge inoltre che nel 2019 in Montenegro 4.932,6 tonnellate di legno sono state tagliate illegalmente. Queste operazioni di taglio illegale sono costate ai cittadini 850mila euro, quasi un quinto del bilancio della Direzione per le foreste per il 2019 (pari a 4,6 milioni di euro). Oltre ai danni diretti, il taglio illegale di alberi provoca anche danni indiretti che spesso ci costano molto di più. In Montenegro i danni economici e ambientali provocati dal taglio illegale di alberi nel corso del 2019 sono stati infatti stimati in 8,5 miliardi di euro.

Oltre al diboscamento illegale, anche l’abbattimento di alberi sani incide pesantemente sulla situazione delle foreste. Dal 2007, quando in Montenegro è stato introdotto il sistema delle concessioni demaniali forestali, i concessionari spesso procedono autonomamente al taglio di alberi. I rilevatori forestali, oltre agli alberi di buona qualità, segnalano anche gli alberi di scarsa qualità (malati o danneggiati) che dovrebbero essere abbattuti per prevenire la diffusione di malattie forestali e per fare spazio agli alberi sani affinché possano crescere e svilupparsi. Tuttavia, i concessionari di beni del demanio forestale spesso evitano di abbattere alberi malati per via dei prezzi molto bassi della legna ottenuta da un albero di scarsa qualità, tagliando, al contempo, alberi sani.

Così facendo, contribuiscono alla diffusione di malattie delle piante e al degrado degli ecosistemi forestali, processi che provocano danni a lungo termine.

I danni degli incendi

Un altro problema evidenziato dagli autori del summenzionato rapporto sono gli incendi che in Montenegro ogni anno distruggono decine di migliaia di ettari di bosco. Oltre alla mancata prevenzione degli incendi boschivi e all’inadeguatezza dei progetti di bonifica delle aree danneggiate dal fuoco, un altro aspetto problematico riguarda la stima dei danni. I danni causati da incendi boschivi nel corso del 2012, che hanno colpito circa il 7% del territorio montenegrino, sono stati stimati in appena 4,6 milioni di euro, quindi 830 euro per ettaro di bosco andato a fuoco, mentre i danni da incendi boschivi nel periodo tra il 2013 e il 2018, che hanno distrutto 34.628 ettari di bosco, sono stati stimati in 6,4 milioni di euro, ovvero in circa 190 euro per ettaro. In Serbia invece i danni provocati da incendi boschivi nel periodo tra il 2000 e il 2009, quando sono stati distrutti 16.500 ettari di bosco, sono stati stimati in circa 320 milioni di euro, ovvero in 20.000 euro per ettaro di bosco.

Nel rapporto dell’organizzazione KOD si afferma che, in base al modello europeo di “danno complessivo”, si stima che in Montenegro solo nel 2017 gli incendi boschivi abbiano causato un danno di circa 700 milioni di euro (20.000 euro per ettaro), di fatto smentendo i dati ufficiali diffusi dalle autorità montenegrine.

La Direzione montenegrina delle foreste ha infatti stimato i danni causati da incendi boschivi nel 2017 in 1,7 milioni di euro (circa 50 euro per ettaro).

Il livello di noncuranza e di irresponsabilità verso l’ambiente è testimoniato anche dal fatto nel 2017 in Montenegro gli incendi hanno divorato circa 360 chilometri quadrati di boschi e aree boschive, mentre nello stesso anno in Macedonia del Nord è andata distrutta una superficie di 146,5 chilometri quadrati, in Grecia una superficie di circa 100 km² e in Slovenia una superficie inferiore a 1 km².

Solo nel 2017 in Montenegro sono stati registrati 1461 incendi boschivi che hanno divorato una superficie due volte più grande di quella distrutta nel periodo compreso tra il 1955 e il 1985, quando sono stati registrati 1730 incendi boschivi.

Tuttavia, nel periodo tra il 1955 e il 1988 venivano piantati circa 1,5 milioni di nuovi alberi all’anno, mentre negli anni scorsi la Direzione delle foreste ha piantato appena 500mila alberi all’anno.

Sarebbe una risorsa ma…

Gli autori dello studio sottolineano inoltre che in Montenegro ogni anno vengono prodotti circa 100mila metri cubi di rifiuti di legno. Con la conversione dei boschi cedui in fustaia ogni anno sarebbe possibile ottenere circa 250.000 m³ di biomassa legnosa, sufficiente per produrre 150 tonnellate di pellet all’anno per un valore complessivo di circa 25 milioni di euro, una cifra pari a quella riscossa dal Montenegro a titolo di canoni di concessione delle foreste nel periodo tra il 2007 e il 2012.

Se il Montenegro decidesse di utilizzare la biomassa legnosa e i rifiuti di legno ottenuti dallo sfruttamento razionale dei boschi cedui, potrebbe produrre – come affermano gli autori – 150.000 tonnellate di pannelli truciolari all’anno, per un valore complessivo di circa 75 milioni di euro, quanti il Montenegro ne ha spesi solo nel 2019 per l’importazione di mobili.

Negli ultimi dieci anni il Montenegro ha importato mobili per un valore complessivo di 500 milioni di euro, mentre ne ha esportati per soli 8 milioni di euro. Una cifra di dieci volte inferiore a quella spesa per importare mobili sarebbe sufficiente per impiegare fino a 4000 persone nell’industria del legno e dei mobili in alcune piccole fabbriche, soprattutto nel nord del Paese.

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