La Corea nello spazioSeoul punta alla luna per rilanciare la sua industria tecnologica (anche grazie all’Ue)

I coreani vogliono sviluppare un proprio programma spaziale per mettere piede sulla superficie lunare entro il 2030. L’obiettivo è creare un innovativo ecosistema industriale e cercare nuove collaborazioni con società spaziali per rafforzare la competitività internazionale dei sistemi satellitari coreani e avere maggior impatto nei mercati occidentali

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Una delle nazioni più avanzate del mondo in campo tecnologico cerca la propria strada nella corsa allo spazio, non più materia esclusiva delle grandi potenze. Se oggi il principale rivale di Washington in ambito di spaziale è la Cina e non la Russia come accadeva in passato, un altro attore, la Corea del Sud, è intenzionato a sviluppare un proprio programma spaziale per mettere piede sulla luna entro il 2030, cercando di bilanciare l’esigenza di una maggiore autonomia con il bisogno di salvaguardare al contempo l’alleanza con gli Stati Uniti.

Il presidente Moon Jae-in ha annunciato che la Corea del Sud arriverà sulla luna con un lander lanciato da un veicolo progettato dall’ingegneria sudcoreana entro l’anno 2030. Seoul lancerà inoltre una navicella verso Apophis, asteroide che transiterà vicino alla Terra nel 2029. Il Capo della Casa Blu è intenzionato a dare nuovo impulso ai programmi per l’esplorazione spaziale nazionale. Lo ha chiarito durante la conferenza del 25 marzo scorso al Naro Space Center di Goheung, il primo discorso di Moon su questo argomento da quando è alla guida del paese.

«La tecnologia, l’esperienza e la conoscenza che potremo ottenere dall’esplorazione della luna, il primo vero passo verso l’esplorazione spaziale, sarà fondamentale allo sviluppo in questo settore», ha affermato. Tre giorni prima, il satellite coreano d’osservazione della terra CAS500-1, sviluppato dall’istituto nazionale Korea Aerospace Research Institute (KARI) con un gruppo di partner industriali, era stato lanciato in orbita su un razzo Soyuz-2.1 dal Cosmodromo di Bajkonur, base di lancio russa in Kazakhstan.

L’intenzione di Seoul è creare un «innovativo ecosistema industriale» e cercare nuove collaborazioni con società spaziali come SpaceX, indicato quale potenziale partner. Rafforzare la competitività internazionale dei sistemi satellitari “made in Korea” servirà all’introduzione della rete 6G, dei veicoli a guida automatica e di altri prodotti e servizi connessi all’uso dei satelliti. Proprio per espandere il business dello spazio e incrementare la produzione di satelliti la compagnia aerospaziale e della difesa sudcoreana Korea Aerospace Industries (KAI) investirà 880 milioni di dollari nei prossimi cinque anni. 

La domanda di satelliti di medie e grandi dimensioni cresce in Asia Sudorientale, offrendo possibilità di maggiori guadagni all’export sudcoreano. Al contempo, la produzione di microsatelliti potrà garantire nuove possibilità di utilizzo di servizi spaziali in ambito commerciale, ad esempio quelli meteorologici. Prima che avvenga tutto questo, la KAI sta considerando di dare avvio a un piano per la regione che sfrutterebbe le immagini fornite da Airbus.

La cooperazione legata alla tecnologia satellitare e i progetti collegati all’esplorazione spaziale, condotti dall’Unione Europea e o dall’ESA, sono campi in cui convergono gli interessi di Seoul e Bruxelles. Ed è per questo che Corea del Sud ed Europa stanno valutando modi per implementare tale collaborazione. Uno di questi potrebbe essere lo scambio reciproco di dati satellitari.

In un contesto così delicato come la penisola coreana, poter contare su fonti di informazione diversificate è una maggiore garanzia per la sicurezza. Per Seoul, tale cooperazione permetterebbe di avere accesso a fonti complementari e indipendenti (dagli Stati Uniti), un vantaggio nell’ottica di preservare la stabilità dell’Asia orientale. Anche per Bruxelles è un affare profittevole perché il programma atomico nordcoreano, le attività di proliferazione nucleare, gli scambi illegali di armi e materiali chimici tra Pyongyang e il Medio Oriente sono una minaccia alla sicurezza europea, oltre che della comunità internazionale nel suo insieme. 

Il “Paese del calmo mattino” è l’unico al mondo ad avere tre accordi con l’Unione Europea: Accordo quadro, Accordo di libero scambio e l’Accordo per la partecipazione della Repubblica di Corea alle operazioni dell’Unione europea di gestione delle crisi.

Nel 2006 la Corea del Sud è entrata a far parte del sistema di radionavigazione satellitare Galileo. Dopo poco più di un decennio, i rapporti di Seoul con Bruxelles nel settore della sicurezza sono diventati più solidi.

L’ex presidente statunitense Trump ha contribuito a facilitare questo processo: minando le relazioni con gli alleati l’ex capo della Casa Bianca ha spinto Corea del Sud ed Europa l’una nelle braccia dell’altra, nel tentativo di trovare una maggiore indipendenza da Washington. Del resto, era stata proprio la dottrina Nixon e il conseguente disimpegno americano, nel corso degli anni Settanta, a porre le primissime basi dei programmi spaziali della Corea del Sud.