La battaglia per la CapitaleLetta dice che con Gualtieri Roma può rinascere, Calenda potrebbe appoggiarlo al secondo turno

Il segretario del Pd spiega che la candidatura dell’ex ministro dell’Economia, preferito a Zingaretti, è dovuta anche alla volontà di evitare «turbolenze» con i grillini alla Regione Lazio. Il leader di Azione accusa il Partito democratico di essere subalterno al Movimento Cinque Stelle e scommette che sarà lui ad andare al ballottaggio

Foto Mauro Scrobogna /LaPresse

Enrico Letta, segretario del Pd, domenica ha indicato Roberto Gualtieri come candidato a sindaco di Roma nelle prossime amministrative di ottobre. L’ex ministro dell’Economia parteciperà alle primarie di giugno del centrosinistra. Eppure, per puntare al Campidoglio, c’era anche l’opzione forte di Nicola Zingaretti. «Il ragionamento fatto con Nicola Zingaretti è stato che il suo impegno per la Capitale non poteva sconvolgere la giunta regionale, impegnata nella missione di portare a termine la campagna vaccinale», spiega Letta in un’intervista al Messaggero. «Lui ha condiviso, ed è stata una dimostrazione di unità del Pd, che viene rappresentato invece come il partito delle divisioni: abbiamo giocato come una squadra».

Eppure, avrebbero influito sulla scelta anche le minacce di far cadere la giunta avanzate da esponenti Movimento Cinque Stelle. «Devo dire che nel verificare tutte le opzioni, abbiamo considerato anche le ricadute sulla regione Lazio», ammette il segretario Pd. «Ora non so se la giunta sarebbe caduta o meno, ma ho capito che ci sarebbero state turbolenze. E una volta compreso questo, abbiamo detto: i vaccini prima di tutto. Spero che i romani capiscano che abbiamo fatto una scelta forte perché Zingaretti e Gualtieri sono due pesi massimi, e alla fine facciamo una scelta che tiene conto dell’esigenza di garantire una campagna di vaccinazione che non si poteva mettere in discussione».

Secondo Letta, Gualtieri potrà vincere anche nelle periferie di Roma, dove si gioca la vera sfida del Campidoglio. «Andrà bene anche lì», dice. «Perché l’idea che Roberto Gualtieri porta avanti è l’idea della svolta del centrosinistra che io ho impresso nel discorso del 14 marzo: quella del partito di prossimità, non più della Ztl e del centro storico. È la grande sfida, e il progetto partirà proprio da Roma. La Capitale ha un milione di cittadini fuori da quel Grande Raccordo Anulare che dice lei, e la necessità vera è quella di dare senso unitario a questa metropoli». E aggiunge: «Dopo anni in cui Roma è stata lasciata un po’ a se stessa, noi siamo in grado di dare alla città una struttura unitaria, di respiro internazionale. E Roberto Gualtieri, che è stato ministro dell’Economia e presidente della commissione economica e monetaria della Ue, è la persona che può far ritornare Roma a essere capitale del mondo. Perché questo ruolo internazionale, la nostra città lo ha ormai disperso in mille rivoli».

Letta fa il paragone tra Roma e Parigi: «La nostra Capitale non ambisce più ad avere un ruolo di capitale mondiale, cosa che invece la sindaca Hidalgo a Parigi ha voluto fortemente. È una storia parallela, quella di Roma e di Parigi. Ed è brutta per Roma. C’è bisogno di un sindaco globale per questa situazione. La scelta di Roberto Gualtieri è la scelta di una persona che è in grado di interpretare questo senso di Capitale del mondo. Perché Roma deve riprendere il suo ruolo, non può lasciarsi andare a una logica domestica».

E su Virginia Raggi il giudizio di Letta è «molto negativo. Roma ha perso veramente tante occasioni, è scesa nella scala italiana, europea, globale. Lo dico da cittadino, in primo luogo. È per questo che abbiamo deciso che non potevamo che andare al voto da soli, vista la volontà – legittima – di Virginia Raggi di candidarsi. Detto questo continua in nostro rapporto con il M5S. Ma è evidente che queste amministrative potevano aiutare a fare passi avanti più solidi. Ora bisogna semplicemente e con grande pragmatismo prendere atto, e andare avanti pensando che abbiamo fatto la scelta migliore».

Ma se la Raggi riuscisse ad arrivare al ballottaggio contro il centrodestra, il Pd la appoggerebbe? «È un’ipotesi che non prendo in considerazione perché non accadrà. Semplicemente andremo noi al ballottaggio e saranno loro a porsi il problema di quali scelte fare», dice Letta.

Intanto, Carlo Calenda, che da tempo ha avviato la campagna elettorale per Roma, si è tirato fuori dalle primarie. Letta racconta: «Ho passato settimane – essendo amico di Carlo e avendolo avuto nel mio governo – a cercare di convincerlo a partecipare alla primarie del centrosinistra. Lui ha deciso di no. Ma io lo considero un interlocutore locale e nazionale del centrosinistra. Ho molto rispetto per lui, vorrei che lui ne avesse un po’ di più per la comunità del Pd. Ma so per certo che le nostre strade convergeranno sia a livello romano che livello nazionale».

Ma lo stesso Calenda, in un’intervista al Corriere, scommette che sarà lui ad andare al ballottaggio e dice di non credere ai sondaggi. Ma se Raggi e Gualtieri dovessero andare al ballottaggio, «valuterei i candidati. Gualtieri lo stimo e non avrei nessun problema ad appoggiarlo, se presentasse un programma serio». Però, aggiunge, «spiace che il Pd abbia deciso di votare Raggi in caso di ballottaggio tra me e lei».

Calenda aveva fatto una proposta al Pd, ma è caduta nel nulla: «Ho fatto una proposta, ho aspettato sei mesi ed è arrivato un no. Non c’è problema, è naturale che i dem vogliano appoggiare un esponente del loro partito. Il problema è che il Pd si è suicidato». Letta, spiega il leader di Azione, «aveva due strade: cercare un dialogo con l’area liberaldemocratica e riformista oppure replicare la strategia di Bettini e diventare subalterno al Movimento. Ha scelto questa seconda via».

Calenda dice che stima ancora Letta, con cui ha «un ottimo rapporto. Ma mi ha deluso la sua linea. Sotto la cipria del riformismo, si è subordinato ai 5 Stelle, che sono nel caos. Questo è un grandissimo errore».

Marcello Pera, intanto, sul «Foglio» invita il centrodestra ad appoggiare Calenda. «Non sono un conservatore», precisa Calenda. «Credo la destra abbia un problema a trovare candidati. Io però voglio fare una campagna trasversale: non mi rivolgerò ai partiti di destra, ma a tutti gli elettori, a prescindere dalla collocazione». E spiega: «Sono un liberalsocialista, come lo era il partito d’Azione. Scusi, Draghi è di sinistra o di destra? E Conte, che ha governato con la destra e con la sinistra? Certe collocazioni rischiano di essere posticce. Di certo, in un ballottaggio non sosterrò mai la Raggi».

Non salva proprio nulla della sua amministrazione? «Le macchinette mangia plastica. Per il resto è stata un disastro. Roma è la capitale europea che è andata peggio negli ultimi anni. C’è stato un crollo su tutti i fronti, dalla pulizia ai trasporti». La Raggi «non ha fatto impianti sull’immondizia, ha fatto crollare il progetto dello stadio, ha progettato una funivia improbabile. Non c’è un solo chilometro di metropolitana progettato».