Aria nuovaCome rilanciare l’economia italiana grazie all’eolico

Nel suo manifesto, l’Associazione nazionale energia del vento ha esposto le sette priorità del comparto industriale per incrementare la quantità di energia ricavata da questa fonte rinnovabile e per incentivare la decarbonizzazione

Pixabay

Per rilanciare l’economia nel post pandemia, il buon vento della ripresa parte da un settore strategico che avrà bisogno del sostegno di aziende e istituzioni.

È con queste parole che viene presentato il manifesto per lo sviluppo del settore eolico in Italia dell’Anev, l’Associazione nazionale energia del vento che rappresenta le 95 aziende operanti in questo comparto industriale – che include produttori e operatori di energia elettrica, imprese fornitrici di tecnologia, impiantisti, progettisti, studi ingegneristici e ambientali.

Secondo il Piano nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (Pniec), la capacità eolica installata in Italia raddoppierà nel 2030 rispetto a quella attuale (che conta solo su 10 GW e su una produzione di energia elettrica di 20 TWh).

Come si legge nel documento dell’Associazione, aumentare il target di potenza elettrica installata da fonte eolica a 19,3 GW e raddoppiare la produzione di elettricità consentirà di evitare l’emissione di oltre 17 milioni di tonnellate di CO2, di più di 54 milioni di barili di petrolio. Peraltro, portando incrementando le prospettive occupazionali dalle attuali 16mila unità a 67mila.

«L’eolico – ha spiegato il presidente dell’Associazione Simone Togni – è un settore capace di affrontare la crisi dovuta alla pandemia e in grado di raggiungere gli obiettivi del Green Deal europeo legati all’energia e all’ambiente. Ma affinché ciò sia possibile è necessario un ripensamento generale delle procedure sino ad oggi adottate. Il manifesto va in questa direzione: identificare quali sono le priorità d’azione e mettere a sistema un modello di collaborazione tra l’associazione, le istituzioni e le aziende del settore per un corretto sviluppo dell’eolico in Italia, in linea sia con gli obiettivi del PNIEC sia con quanto previsto dall’Unione».

I cardini del manifesto, che tra poco vedremo nel dettaglio, riguardano la semplificazione dell’iter autorizzativo e la revisione delle linee guida nazionali per gli impianti eolici, l’istituzione di una cabina di regia presso la presidenza del Consiglio dei Ministri, e la previsione di meccanismi di supporto e di sostegno al comparto. Ma anche l’istituzione di strumenti specifici per lo sviluppo del Power Purchase Agreement, PPA, (cioè di contratti per l’acquisto di energia a lungo termine), con l’obiettivo di rendere il settore eolico una potente risposta economica, industriale e culturale alla crisi pandemica e al necessario processo di decarbonizzazione dell’economia.

In questo modo, l’eolico diventerebbe protagonista di quella riconversione economica in chiave green attraverso lo sviluppo delle fonti rinnovabili che rappresenta una priorità europea e uno strumento per favorire innovazione tecnologica, occupazione e sviluppo.

Sette, in totale, le priorità esposte sul manifesto.

Per prima cosa, il settore eolico italiano richiede che vengano rinnovate e semplificate, accorciando i tempi di realizzazione, le procedure di autorizzazione per la costruzione di parchi eolici. In questo modo sarà possibile edificarne di più avanzati e rendere compatibili quelli già esistenti. In Italia oggi esistono circa 2.500 MW di progetti eolici autorizzati ma non ancora realizzati e fondati su tecnologie ormai obsolete, come chiarisce l’Anev.

In secondo luogo, animare un confronto con le istituzioni per individuare le attività da autorizzate, grazie a uno sportello unico, per indirizzare i processi autorizzativi con tempi sicuri. «Il tutto – si specifica nel manifesto – verrebbe inserito in un testo univoco sulle autorizzazioni di impianti a fonte rinnovabile».

Terzo priorità: razionalizzazione del ruolo del ministero della Cultura. Quest’ultimo e le soprintendenze locali, come si legge nel manifesto, devono assumere, nell’ottica del processo di semplificazione ed efficientamento dei processi autorizzativi, un ruolo chiave nel quadro del raggiungimento degli obiettivi del PNIEC. Come? Stimolando le soluzioni architettoniche in grado di integrare gli impianti sul territorio e favorendo la valorizzazione del patrimonio archeologico coinvolto nello sviluppo degli impianti eolici, anche considerando gli impegni internazionali, europei e nazionali assunti dal Paese nel contrasto ai cambiamenti climatici, miglioramento della qualità dell’aria e decarbonizzazione dei processi produttivi.

Poi, ancora, la revisione delle linee guida nazionali per gli impianti eolici. Questo, specifica l’Anev, permetterà di velocizzare gli iter autorizzativi che oggi durano oltre 5 anni (a dispetto dei 6 mesi previsti).

Quinto punto, come anticipato, l’istituzione di una cabina di regia presso la presidenza del Consiglio dei ministri per mettere a punto un piano di coordinamento tra governo centrale, regioni ed enti locali che dovrà da una parte avere tempi di risposta certi e brevi, e dall’altra contribuire ad abbattere le barriere che esistenti nel conflitto tra enti, anche a livello territoriale, per la realizzazione di progetti, soprattutto in relazione alle procedure autorizzative e al loro complesso iter procedurale.

Affinché eviti le sovrapposizioni, s’impegna a raccordare le normative regionali e nazionali e garantisca le tempistiche autorizzative, la cabina di regia, dovrà ospitare un unico ufficio competente e responsabile in materia.

Penultima priorità, la previsione di meccanismi di sostegno e supporto al comparto industriale – che dia certezze agli investitori e garantisca il recupero dei costi anche in termini ambientali, industriali ed occupazionali – incrementando di circa 10 GW di capacità eolica entro il 2030.

Infine, l’istituzione di strumenti per lo sviluppo dei PPA per garantire la giusta remunerazione del produttore di energia e la convenienza economica del consumatore finale. Per implementare i PPA a sostegno di investimenti nel settore delle rinnovabili, e nello specifico dell’energia eolica, Anev auspica da una parte l’istituzione di un Fondo rotativo di garanzia pubblica che con adeguati contributi (150 milioni di euro da distribuirsi temporalmente da qui al 2030) possa essere attivato dai consumatori in caso di flessione prolungata del prezzo di mercato dell’energia. Dall’altra la creazione, come misura temporanea, di un sistema di detrazioni fiscali a favore di consumatori sugli acquisti di lungo termine di energia da fonti rinnovabili.

«Dobbiamo avere una visione di lungo periodo – ha specificato Togni -: intervenire oggi per vivere meglio domani».

«Proprio per questo – ha specificato il presidente di Anev -, non c’è tempo da perdere. Per evitare di riportare l’Italia nel passato con il rischio di perdere competitività rispetto agli altri Paesi europei è necessario cogliere le grandi possibilità racchiuse nello sviluppo dell’eolico, risorsa indispensabile alla transizione energetica».

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