RoadmapIl piano dell’agenzia internazionale dell’energia per raggiungere la neutralità climatica

Quello proposto dall’Aie è il primo studio al mondo che traccia un sentiero per raggiungere emissioni nette zero al 2050 e contrastare il riscaldamento globale. Per arrivare alla meta servirà cooperazione, innovazione e revisione a tutto tondo del settore energetico

Pixabay

Il sentiero per raggiungere l’obiettivo (tanto arduo quando necessario) di zero emissioni nette entro il 2050 è percorribile.

Lo attesta l’agenzia internazionale dell’energia (Aie), che proprio a questo tema ha dedicato un report speciale in cui ha proposto un nuovo piano per il settore energetico globale.

Net Zero by 2050: a Roadmap for the Global Energy Sector è una tabella di marcia dove, in oltre 400 punti, si sottolinea che per abbattere le emissioni climalteranti saranno necessarie sostanzialmente due elementi: da una parte l’impegno dei governi di tutto il mondo nella rapida e crescente diffusione delle rinnovabili – grazie a investimenti energetici fino a cinquemila miliardi di dollari l’anno, che porteranno a una crescita annua del Pil globale del 0,4%, fino a raggiungere il +4% nel 2030, e alla creazione di 14 nuovi posti di lavoro – e dall’altra la riduzione dei combustibili fossili, destinanti a un ruolo energetico futuro marginale.

Seguendo le indicazioni contenute nel report, l’Agenzia prevede uno scenario in cui l’approvvigionamento energetico globale da carbone scende al 4% – confinando, di fatto, l’uso di questo combustile alle centrali elettriche attrezzate per catturare l’anidride carbonica – in cui la domanda di petrolio diminuisce del 75%, raggiungendo i 24 milioni di barili al giorno, e quella del gas del 55%.

Nel futuro prospettato dall’Aie non sarebbe necessaria alcuna nuova esplorazione per procacciarsi petrolio, gas o carbone dal momento che i produttori si concentrerebbero esclusivamente sulle risorse esistenti, senza scomodare quelle ancora celate nel sottosuolo. Parallelamente, il consumo totale di energia nel 2050 sarebbe inferiore a quello attuale, grazie a miglioramenti nell’efficienza energetica e nonostante l’aumento della popolazione globale (previsto di due miliardi).

Se raggiunta, la neutralità climatica permetterà anche di ridurre l’inquinamento atmosferico, a tal punto da scongiurare il decesso di 2,5 milioni di vittime l’anno.

Andando nel dettaglio, secondo l’Agenzia entro trent’anni il mondo dell’energia sarà del tutto diverso.

La domanda energetica globale sarà inferiore di circa l’8%, quasi il 90% della produzione di elettricità garantita da fonti rinnovabili, con l’eolico e il solare (in testa) che insieme rappresenteranno quasi il 70%. Buona parte della percentuale rimanente vedrà come protagonista l’energia nucleare ma anche l’idrogeno. Infine, i combustibili fossili diminuiranno rispetto all’approvvigionamento energetico, dagli attuali quattro quinti a poco più di un quinto.

«La portata e la velocità degli sforzi richiesti da questo obiettivo critico e formidabile, cioè affrontare il cambiamento climatico limitando il riscaldamento globale a +1,5 ° C, rendono questa forse la più grande sfida che l’umanità abbia mai affrontato», ha sottolineato il direttore esecutivo dell’Aie Fatih Birol.

Il rapporto speciale, si legge nel documento, ha lo scopo di informare i negoziati che si svolgeranno durante la 26esima Conferenza delle Parti (COP26) a Glasgow, il prossimo novembre. «Accolgo con favore questa relazione, che definisce una chiara tabella di marcia per le emissioni nette zero e condivide molte delle priorità che abbiamo stabilito con la prossima presidenza COP: dobbiamo agire ora per aumentare le tecnologie pulite in tutti i settori ed eliminare gradualmente sia veicoli elettrici e inquinanti nel prossimo decennio», ha affermato il presidente designato della COP26 Alok Sharma.

«Sono incoraggiato dal fatto che sottolinei il grande valore della collaborazione internazionale, senza la quale la transizione potrebbe essere ritardata di decenni. Il nostro primo obiettivo per il Regno Unito, durante la presidenza della Conferenza della parti, è di mettere il mondo sulla buona strada per ridurre le emissioni, fino a raggiungere lo zero netto entro la metà di questo secolo».

L’Aie ha affrontato nel rapporto un nodo cruciale: il modo in cui produciamo e consumiamo energia. È qui che si giocherà la partita più difficile. D’altro canto, è la stessa Agenza a sottolineare che il 75% delle emissioni di gas serra, causa del riscaldamento globale, dipende proprio da questo settore. Per raggiungere l’obiettivo emissioni nette zero, sarà quindi necessario riaggiornarlo.

Ovviamente, lo sottolinea anche l’Aie, non sarà un percorso facile, per più motivi. Prima di tutto, perché richiederà importanti investimenti e una vera cooperazione su scala internazionale senza precedenti. I governi, si legge nel rapporto, dovranno aumentare e ridistribuire rapidamente gli investimenti in ricerca e sviluppo, favorendo tecnologie energetiche pulite che saranno protagoniste della politica energetica e climatica, ad esempio nei settori delle batterie avanzate, degli elettrolizzatori per l’idrogeno e della cattura e stoccaggio della CO2.

Inoltre, perché anche il singolo cittadino dovrà riaggiornare le sue abitudini e rendersi conto che, ad esempio, il riscaldamento domestico a gas o petrolio di cui beneficia costituisce una delle principali fonti di emissioni climalteranti in molti Paesi. Basti pensare che nel Regno Unito e negli Stati Uniti è causa del 20% delle emissioni complessive di CO2.

Proprio per questo, si legge nel rapporto, entro quattro anni non dovranno più essere vendute nuove caldaie alimentate da fonti fossili, a meno che non venga utilizzano l’idrogeno. I singoli cittadini dovranno fare scelte diverse anche per quanto riguarda i trasporti, ad esempio preferendo a un volo a lunga tratta una soluzione meno impattante, contribuendo così a una riduzione delle emissioni globali del 4%.

Anche il settore edile sarà protagonista di una rivoluzione energetica, in nome della quale le infrastrutture obsolete dovranno essere ristrutturate, energeticamente parlando. Un’azione che, spiega l’Aie, permetterà a oltre 785 milioni di persone di accedere per la primi volta all’elettricità.

Per raggiungere lo scenario prospettato dall’Aie, la transizione dovrà includere lo stop alla vendita di veicoli a benzina e diesel entro il 2035, il raggiungimento del 100% di fabbisogno energetico da fonti rinnovabili entro il 2040 e l’utilizzo di pompe di calore per soddisfare almeno la metà di tutte le esigenze di riscaldamento entro il 2045.

Dovrò essere prodotta quattro volte la quantità di energia eolica e solare rispetto al 2020. Nello specifico, il rapporto prevede un aumento di energia rinnovabile che raggiunge entro il 2030 i 630 gigawatt per il solare e 390 gigawatt per l’eolico: è quattro volte il livello record stabilito nel 2020. Le stime dell’Aie suggeriscono un aumento al 2050 di 20 volte per quanto riguarda l’energia ottenuta da solare e di 11 da eolico.

«Il percorso delineato nella nostra tabella di marcia è di portata globale, ma ogni Stato dovrà progettare la propria strategia, tenendo conto delle proprie peculiarità», ha affermato il Birol.

«I piani devono riflettere le diverse fasi di sviluppo economico dei Paesi: nel nostro percorso, le economie avanzate raggiungono lo zero netto prima delle economie in via di sviluppo. L’Aie è pronta a sostenere i governi nella preparazione delle proprie roadmap nazionali e regionali, per fornire guida e assistenza nella loro attuazione e per promuovere la cooperazione internazionale per accelerare la transizione energetica in tutto il mondo».

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