Dialogo politicoGli eurodeputati chiedono di coinvolgere i Balcani occidentali nella Conferenza sul futuro dell’Ue

«Nelle strade di Tirana, Sarajevo, Pristina, Skopje, Podgorica e Belgrado ci sono molti giovani che sognano un futuro europeo per i loro paesi. Non permettere loro di prendere parte al più grande momento di scambio nella storia dell'Unione significherebbe tradire la loro fiducia e smorzare le loro convinzioni», si legge nella lettera formale inviata alle istituzioni europee

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Pubblicato originariamente su Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa

La prima di due lettere recentemente inviate da alcuni europarlamentari alle principali istituzioni dell’Ue ha come principali destinatari i membri del comitato esecutivo della Conferenza sul Futuro dell’Europa, ufficialmente aperta lo scorso 9 maggio, con l’intento di sottolineare il ruolo che i Balcani ricoprono in Europa. «Noi, sottoscritti membri del Parlamento Europeo, vi stiamo scrivendo perché crediamo che, in un momento così cruciale, non possiamo non includere i nostri partner provenienti dai paesi dei Balcani così che loro possano di nuovo sentirsi inequivocabilmente e indissolubilmente parte della grande famiglia europea», vi si legge.

Gli europarlamentari firmatari hanno ribadito l’importanza geopolitica della regione e la cooperazione da sempre intrapresa con i sei paesi aspiranti membri riprendendo le parole pronunciate durante il discorso sullo stato dell’Unione dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen in cui quest’ultima aveva affermato che l’UE e i Balcani occidentali «non solo condividono lo stesso passato, ma anche lo stesso destino». Per i firmatari si rende urgente l’inclusione dei rappresentati politici e della società civile dei Balcani occidentali al fine di costruire un dialogo comune sul futuro dell’Europa, ridando vita al processo di allargamento troppo spesso ostacolato da singoli veti posti dagli stati membri.

«Il Parlamento Europeo è sempre stato in prima linea negli sforzi per facilitare le relazioni fra Bruxelles e le singole capitali dei sei stati balcanici attraverso la diplomazia parlamentare, come le assemblee parlamentari multilaterali, le delegazioni interparlamentari e le commissioni parlamentari miste e, più in generale, con un supporto a tutto tondo sempre assicurato. Inoltre, il nostro parlamento, nel processo di adozione dei progess report annuali sul processo di allargamento, ha chiesto alla Commissione e al Consiglio di identificare gli strumenti più appropriati per includere i sei paesi dei Balcani occidentali nella Conferenza sul Futuro dell’Europa che è iniziata il 9 maggio».

I firmatari, dopo che la proposta di includere i Balcani occidentali nella Conferenza sul Futuro dell’Europa non è stata presa in considerazione nella seduta del Consiglio europeo dell’11 maggio, chiedono di adottare con urgenza le seguenti proposte:

  • Inclusione dei rappresentanti politici e istituzionali dei Balcani occidentali come osservatori permanenti della conferenza plenaria e in tutti i relativi organi e forum attraverso la modifica delle regole della procedura ufficiale per istituzionalizzare la presenza di osservatori delegati dai parlamenti nazionali e dei governi dei Balcani occidentali con gli stessi criteri che vengono adottati per gli stati membri dell’UE.
  • L’inclusione della società civile e dei giovani provenienti dai Balcani occidentali in tutti i Comitati dei cittadini europei e in altri forum di discussione previsti attraverso la modifica delle regole della procedura ufficiale per assicurare la loro presenza con gli stessi criteri che sono stati adottati per la società civile e i giovani provenienti dagli stati membri
  • Infine, la proposta di istituire un Comitato dei cittadini europei sull’allargamento dell’Unione Europea. Viene chiesto pertanto alla Commissione Esecutiva di convocare un Comitato per i cittadini europei con un focus specifico sull’allargamento dell’Unione Europea, secondo l’articolo 5 del regolamento interno. «Nelle strade di Tirana, Sarajevo, Pristina, Skopje, Podgorica e Belgrado ci sono molti giovani che sognano un futuro europeo per i loro paesi; non permettere loro di prendere parte al più grande momento di scambio nella storia dell’Unione significherebbe tradire la loro fiducia e smorzare le loro convinzioni», si legge nella lettera.

Sempre Castaldo si è fatto portavoce di un’altra iniziativa a supporto dei Balcani occidentali, questa volta indirizzata alla Commissione europea e all’Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell. In questa seconda lettera gli europarlamentari chiedono maggiore cooperazione nel piano di distribuzione vaccinale nella regione.

Vi si legge che la recente consegna di 651 mila dosi di vaccino ai sei paesi non membri è il segnale che l’Unione Europea sta cambiando politica rispetto alle decisioni prese nei mesi precedenti, quando la regione balcanica non era stata inclusa nel piano vaccinale europeo. Errore che – a dire dei firmatari – potrebbe aver originato un senso di abbandono fra i paesi candidati, generando un comune sentimento antieuropeo.

Come è noto – si sottolinea nella lettera – alcuni paesi fra cui la Serbia hanno deciso di rivolgersi ad attori esterni, quali Cina e Russia, con cui hanno concluso accordi bilaterali per la fornitura di vaccini senza dover aspettare l’UE. Ma non tutti hanno fatto la scelta di Belgrado. Emblematici i casi di Macedonia del Nord e Kosovo: a Skopje meno del 2% della popolazione è stata vaccinata con ciclo completo, mentre a Pristina la campagna vaccinale è iniziata solamente il 1 aprile.