Ereditare ingiustiziePerché un nuovo impianto in Louisiana è considerato l’ennesimo caso di razzismo ambientale

Sulla parrocchia di Saint James grava dal 2018 il nuovo progetto multimiliardario del colosso taiwanese Formosa Plastics, che intende costruire un complesso industriale le cui emissioni potrebbero triplicare i livelli di sostanze chimiche cancerogene in uno degli Stati più inquinati e poveri di tutti gli Stati Uniti

Foto di David Mitchell The Times-Picayune e The Advocate

Dove duecento anni fa crescevano le grandi piantagioni di canna da zucchero, cui venivano destinate le vittime della tratta degli schiavi, ora si ergono, giorno dopo giorno, sempre nuovi impianti petrolchimici. Lontano dagli occhi del ceto bianco medio-ricco ma vicino alle case degli afroamericani a basso reddito, a distanza di due secoli un sistema economico brutale ha ceduto il testimone ad uno industriale, alimentando un processo di diseguaglianze storiche e di razzismo ambientale.

In Louisiana, nel sud-est degli Stati Uniti, precisamente nella parrocchia (l’equivalente della contea) di Saint James. Un tempo, grazie alla coltivazione di quello che era considerato l’oro bianco, quello che era il secondo Stato più ricco degli Stati Uniti, oggi registra il secondo tasso più alto di povertà. E che ospita oltre 150 impianti petrolchimici, attivi lungo un tratto di terra di 135 chilometri che da New Orleans si snoda fino a Baton Rouge. Un’area che registra tra i più alti tassi di inquinamento atmosferico di tutto il Nord America.

La pratica di iniettare liquidi pressurizzati nel substrato roccioso per estrarre combustibili fossili ha prodotto nell’area un eccesso di gas naturale che ha alimentato la creazione di nuovi impianti industriali, che il Dipartimento per la qualità ambientale ha autorizzato a emettere oltre 13 milioni di tonnellate di gas serra l’anno, l’equivalente di quelle prodotte da più di tre centrali a carbone. «Nomi come Syngas e American Styrenics rendono difficile dire cosa produce ogni impianto, ma qualunque cosa sia, puoi annusarla, tossirla e talvolta vederla cadere da un cielo scolorito, come una leggera pioggia gialla», si legge sull’Atlantic.

La storia di Saint Jaimes

Nel 2018 la comunità a prevalenza nera della parrocchia è venuta a conoscenza del Sunshine Project, guidato dal colosso taiwanese Formosa Plastics. Oltre 9 miliardi di dollari destinati alla costruzione di uno dei più grandi impianti di plastica del mondo, che prevede di produrre glicole etilenico, polietilene e polipropilene – compenti di molti materiali in plastica monouso, tubi di drenaggio e liquido antigelo – che potrebbero triplicare la concentrazione atmosferica di fumi cancerogeni.

Nella lista c’è anche l’ossido di etilene, una sostanza che, come riporta ProPublica, uno studio dell’Agenzia per la protezione ambientale del 2016 ha indicato come causa di cancro anche in seguito a un’esposizione limitata.

La popolazione locale, già nel 2018, aveva puntato il dito su violazioni della sicurezza in altre strutture del colosso Formosa negli Stati Uniti, citando ad esempio lo stabilimento della compagnia che in Illinois è esploso nel 2004, causando la morte di cinque persone e il grave ferimento di altre due.

Il colosso Formosa ha annunciato che il nuovo impianto sosterrà 8mila posizioni ausiliarie temporanee nei settori dell’edilizia e dei servizi e creerà 1.200 posti di lavoro in loco, garantendo uno stipendio medio annuale di 84.500 dollari. Ma la comunità nera dubita di beneficiare di qualche assunzione, se non per lavori di sicurezza a bassa retribuzione.

Ma ad angosciare la comunità sono le emissioni inquinanti.

L’unico impianto statunitense che produce cloroprene, un componente delle mute, collegato a tumori al fegato e ai polmoni, si trova nel sud-est dello Stato (dove vige una regolamentazione ambientale permissiva), a prevalenza afroamericana. Secondo gli abitanti della parrocchia di Saint James non è un caso.

Dagli anni ‘80, i residenti hanno documentato alti tassi di aborti spontanei e cancro. L’alta incidenza di queste malattie nell’area, che include le parrocchie della Lousiana che si affacciano al fiume Mississippi tra Baton Rouge e New Orleans, le è costata il soprannome di Cancer Alley.

Secondo Harry Joseph, pastore locale della chiesa battista di Mount Triumph a Saint Jaimes, ogni famiglia avrebbe registrato almeno un caso di cancro.

Eredità della schiavitù

«Un’economia oppressiva ne genera un’altra», ha spiegato all’Atlantic Barbara Allen, professoressa di scienza, tecnologia e società al Virginia Tech e autrice di Uneasy Alchemy, un libro sulla giustizia ambientale nello Stato. Sovrapponendo una mappa degli impianti petrolchimici e petroliferi della Louisiana meridionale con mappe d’archivio delle piantagioni della zona si scoprirà che in molti casi le linee di proprietà corrispondono.

«La proliferazione di impianti petrolchimici lungo il basso Mississippi è senza dubbio un’eredità della schiavitù. Prima della guerra civile, lo Stato faceva affidamento sull’economia delle piantagioni. Oggi su un’economia industriale, che continua a privare i residenti dei diritti civili», si legge nell’articolo. «Come le piantagioni e i proprietari terrieri che li hanno preceduti, gli impianti petrolchimici e la loro leadership sono emersi come un nuovo tipo di capo, determinando cosa accade non solo alla terra ma anche alle persone che vi abitano». In particolare, alla popolazione afroamericana, che è per lo più collocata nel quarto e quinto distretto della parrocchia. Cioè, sono stati costruiti tutti gli impianti petrolchimici.

Il colosso Formosa ha fatto sapere che non avrebbe fatto partire l’edificazione fino a quando un vaccino contro il Covid-19 non fosse diventato ampiamente disponibile. I lavori sono a oggi fermi. Nel frattempo, sono aumentate le pressioni per troncare sul nascere il progetto.

I democratici Raúl M. Grijalva dell’Arizona e A. Donald McEachin della Virginia stanno spingendo l’amministrazione Biden a revocare definitivamente i permessi del Sunshine Project. Si sono esposti anche alcuni esperti nominati dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, che hanno invitato «gli Stati Uniti e la parrocchia di St. James a riconoscere e pagare risarcimenti per secoli di danni, radicati nella schiavitù e nel colonialismo, subiti dalla comunità afroamericana».