Disastro annunciatoIl problema della perdita di acque reflue contaminate in Florida

Vicino all’ex impianto di fosfato di Piney Point, a Nord della città di Bradenton, un serbatoio d’acqua rischia il collasso e il riversamento di centinaia di milioni di litri di liquido contenente fosforo e azoto. Il cedimento della struttura potrebbe originare un’inondazione tossica in grado di raggiungere il lago di Manatee, principale fonte d’acqua potabile dell’area, ma anche Tampa Bay e il suo fragile ecosistema marino

Pixabay

Sono giorni di forte tensione quelli vissuti nella contea di Manatee, in Florida, dove si rischia un’imminente contaminazione ambientale su larga scala.

Sabato 3 aprile il governatore dello Stato, il repubblicano Ron De Santis, ha dichiarato lo stato d’emergenza e il giorno successivo si è recato in volo presso l’ex impianto di fosfato di Piney Point a Tampa Bay, a Nord della città di Bradenton.

Uno dei serbatoi d’acqua del sito, di quasi 320mila metri quadrati, nella parte centrale dello Stato, rischia ora il collasso e il riversamento di centinaia di milioni di litri di acque reflue contaminate da fosforo e azoto ma anche da radio e uranio.

Dopo che una prima falla nel rivestimento in plastica della struttura era stata rilevata venerdì 2 aprile, ingegneri e autorità locali hanno cercato di coprire i buchi con rocce e altri materiali, ma senza successo. Così, si è deciso di drenare l’acqua, attività che richiede però almeno 10-12 giorni per svuotare l’intero bacino, profondo 8 metri, per ridurre la pressione del suo rivestimento.

Lo scorso lunedì, 5 aprile, è stata rilevata un’altra falla, in allarmante e progressivo allargamento.

Il rischio è che il cedimento della struttura scateni un’inondazione di acqua contaminata in grado di raggiungere il lago di Manatee, principale fonte d’acqua potabile dell’area ma anche Tampa Bay, sito di un fragile ecosistema marino, mettendo a rischio la fauna selvatica. I livelli di azoto e fosforo presenti nelle acque reflue che sgorgano dal serbatoio causerebbero la fioritura di alghe tossiche per le specie animali acquatiche.

Se il bacino dovesse crollare, un muro d’acqua – alto fino a sei metri – potrebbe abbattersi sulle aree residenziali limitrofe che infatti sono state fatte evacuare a scopo precauzionale già lo scorso 3 aprile. Questa misura ha coinvolto i residenti di oltre 300 abitazioni, così come 345 dei circa mille detenuti del carcere locale, situato a un chilometro e mezzo dal bacino, che sono trasferiti in una struttura nella contea di Polk, dopo essere risultati negativi al Coronavirus.

«I disastri ambientali causati dall’uomo non accadono da un giorno all’altro. Quello che sta succedendo a Piney Point è figlio del mancato ascolto degli scienziati, durato decenni», ha denunciato in un tweet Nikki Fried, commissario della Florida per l’agricoltura e i servizi ai consumatori.

«Scaricare le acque reflue dal serbatoio – ha spiegato sul suo sito web l’attivista ambientale Erin Brockovich – potrebbe essere una soluzione rapida per evitare una catastrofe ambientale, ma avrà certamente implicazioni a lungo termine per le coste della Florida».

Il bacino idrico adiacente all’impianto di fosfati, risalente al 1966 ma inattivo dal 2001, si trova accanto a un deposito di fosfogesso, prodotto di scarto radioattivo utilizzato per la produzione di fertilizzanti che può rilasciare gas radon, inquinante atmosferico pericoloso.

«Le aziende di fosfati hanno avuto più di 50 anni per trovare un modo per smaltire i rifiuti radioattivi di fosfogesso», ha dichiarato al Guardian il gruppo attivista no profit Mana-Sota 88. «Al momento non esistono normative federali, statali o locali che impongano all’industria una collocazione accettabile, dal punto di vista ambientale, di questi rifiuti».

La società che ha rilevato Piney Point nel 2006, HRK Holdings, fece proprio il sito dopo che era stato abbandonato dalla Mulberry Corporation, che lo gestì per oltre 40 anni fino a quando non ha dichiarato bancarotta.

Già nel 2003, riporta il Sarasota Herald Tribune, le pareti del serbatoio stavano cedendo. L’Agenzia federale per la protezione dell’ambiente (EPA) aveva precedentemente autorizzato lo scarico di centinaia di milioni di litri di acqua tossica nel Golfo del Messico.

Come ha spiegato al Tampa Bay Times Mike Kelley, ingegnere della HRK Holdings, il rivestimento è obsoleto. «C’è una lunga storia documentata che attesta i numerosi problemi di quel rivestimento». Come mostrano i registri ambientali, negli ultimi 12 mesi il personale ha ispezionato il sito in più occasioni, riscontrando la presenza di piccoli fori e cedimenti nelle cuciture di plastica. La stessa HRK Holdings aveva segnalato, lo scorso 26 marzo, una perdita in una parete di contenimento del bacino e che l’acqua stava bypassando il sistema di gestione delle acque reflue.

«La Florida», sottolinea Erin Brockovich, «e soprattutto la sua parte centro-occidentale, ospita circa 27 di queste montagne tossiche piene di rifiuti pericolosi di fosfati. Possono salire fino a 500 piedi di altezza, e in cima ospitano uno stagno di acque reflue. Queste alture si innalzano sopra il sistema di falde acquifere della Florida, che fornisce acqua potabile a 10 milioni di persone. Abbiamo circa 70 di questi accumuli negli Stati Uniti».

Secondo il Tampa Bay Times, il Dipartimento per la protezione ambientale avrebbe segnalato una significativa diminuzione del flusso di acque reflue in uscita dal vecchio sito di Piney Point nella giornata di giovedì. Un team di sommozzatori avrebbe identificato la perdita del bacino di contenimento in una cucitura del rivestimento in plastica. Tuttavia, la valutazione dell’impatto ambientale su Tampa Bay richiederà settimane di analisi e sopralluoghi.

La perdita è arrivata in un momento critico per la vecchia proprietà dell’impianto. I funzionari della contea di Manatee stanno valutando opzioni su cosa fare con le acque reflue. Pare siano interessati a costruire un pozzo di iniezione per pompare l’acqua in profondità nel sottosuolo e sono alla ricerca di finanziamenti per realizzare questo progetto.

Alcuni ambientalisti sono scettici: si interrogano su come potrebbero essere monitorate le iniezioni per garantire che non vengano causati danni alla falda acquifera dello Stato. Non vogliono che la stessa strategia diventi una soluzione anche per le altre montagne di fosfogesso.

«La soluzione non è spingere le cose sottoterra e sperare per il meglio», ha denunciato Jaclyn Lopez, direttore del Center for Biological Diversity della Florida, un gruppo di difesa ambientalista che si oppone all’estrazione di fosfati. Parallelamente, il segretario del Dipartimento per la protezione ambientale della Florida Noah Valenstein ha definito il disastro l’«ultimo capitolo della storia di questo sito».

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