BiginoL’agricoltura cambia 

Cambia in sé, ma cambia anche le città che decidono di rimetterla al centro delle loro politiche. Perché il settore non è più un retaggio del passato da nascondere ma una alternativa concreta da valorizzare, fonte di nuovo nutrimento e di nuovo lavoro, bacino di ampliamento della cerchia urbana e potenziale volano di sviluppo

L’agricoltura cambia se le città decidono di modificare sostanzialmente il loro approccio agricolo: ci sta provando la città metropolitana di Lione, che ha appena definito la sua visione agricola e alimentare fino alla fine del mandato nel 2026.

I consiglieri hanno votato per mettere in atto una strategia agricola e alimentare che si concentra su agricoltura biologica, filiere corte e gestione del territorio. L’obiettivo è quello di rafforzare la resilienza alimentare del proprio territorio, autosufficiente solo per il 5% dal punto di vista alimentare, attraverso una produzione più sostenibile e locale. L’altro obiettivo dichiarato è anche quello di ridurre le carenze alimentari. Il 30% degli abitanti della Metropoli fatica a mangiare bene e il 15% dichiara di soffrire la fame, secondo un’indagine condotta nel 2018 su 650 abitanti. Costata 12 milioni di euro, la strategia della Metropoli si articola in cinque punti, definiti con tutti gli attori del territorio. Preservare e gestire in modo sostenibile le aree agricole, sviluppando una politica di gestione del territorio. Aumentare l’avvicinamento della popolazione all’agricoltura, facilitando l’accesso alla terra e alle abitazioni e creando un’autorità agricola metropolitana. Sviluppare l’agricoltura biologica, aiutando l’installazione e la conversione delle aziende agricole, offrendo allo stesso tempo sbocchi attraverso appalti pubblici. Adottare una gestione delle risorse idriche preservandone la qualità, grazie all’agricoltura biologica senza input chimici. Sviluppare quanto più possibile un’agricoltura di prossimità.

L’attività ha una visione di lungo periodo e il fatto di essere condivisa da tutti gli attori della filiera la rende una pratica a cui ispirarsi anche da parte di altre realtà che vogliono preservare la loro vocazione agricola. Cercando di ritrovare anche il gusto autentico della frutta e della verdura: la BBC ci racconta che agricoltori e scienziati lavorano per ritrovare il sapore originario della loro frutta e verdura.

Avere tutto sempre e ovunque ha causato un appiattimento dei sapori: una delle principali richieste della GdO è che i prodotti dell’ortofrutta abbiano una shelf-life più lunga. Questo porta gli agricoltori a coltivare frutta e verdure che abbiano caratteristiche diverse e a mettere all’ultimo posto il sapore. Ritrovarlo sarà uno dei prossimi passaggi determinanti.

Questo articolo è parte della newsletter di Gastronomika, che arriva tutti i venerdì nella vostra casella di posta: volete riceverla? Ci si iscrive da qui.

Le newsletter de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter