Gastro-fashion Armani veste i calciatori come camerieri e noi ne siamo lieti

La nazionale italiana di calcio ha una nuova divisa per il Europei, con una giacca chiara alla coreana su maglia e pantaloni scuri. In rete il giudizio è unanime: sembrano le divise del personale di un hotel. Noi speriamo che ci diano lo stesso piacere nel gioco

“Sembra la nazionale cuochi” – “a chi è venuto in mente di vestirli da camerieri?” – “la nazionale maggiordomi”- “sembrano dei maître d’hotel”… queste alcune delle frasi che si trovano in rete a commento della presentazione ufficiale della Nazionale di calcio nella nuova divisa da riposo.

Non ce ne occuperemmo se, nella stragrande maggioranza dei casi, l’esempio riportato per prendersi gioco della scelta stilistica fatta per accompagnare i nostri calciatori nell’avventura dell’imminente europeo di calcio, non si riferissero al mondo della ristorazione.

La cosa colpisce, anche perché la firma ai capi di abbigliamento è niente po’ po’ di meno di Giorgio Armani, e, detto, fra noi, c’è da scommettere che i nostri eroi saranno, al solito, i più eleganti.

La scelta di Armani è per una giacca chiara alla coreana su maglia e pantaloni scuri.

Effettivamente la chiusura alla coreana ricorda il taglio delle giacche da cuoco, peraltro, pensata così per praticità, così come, visti i numerosi commenti, potrebbe ricordare una qualsiasi divisa usata dal personale d’albergo, anche il cosiddetto “lift”, colui che accompagna nei grandi alberghi i clienti in ascensore. Quello che vorremmo sottolineare noi, a parte che la divisa ci piace e, alla fine, farà colpo, come tutte le proposte del Re della moda italiana, è che, tutti questi commenti hanno un non so che di offensivo, non tanto per la squadra, ma proprio per tutti i mestieri citati, come se, per un calciatore della nazionale, essere agghindati in tal guisa e, quindi, assimilati a un cameriere, fosse un insulto. Ci rendiamo conto? Quello che emerge da questo spiacevole episodio, è la scarsa considerazione per la professionalità di un addetto di sala, di un responsabile di crociera, di un cuoco. Ma come? In particolare i cuochi non sono da poco assurti a star mediatiche? Allora è tutto finto, in realtà ciò che l’italiano medio pensa davvero di un addetto dell’accoglienza è che sia poco più di un servitore.

Ebbene sì, un servitore, in effetti ci si può considerare, ma nell’accezione più positiva possibile “essere al servizio di”, far trascorrere all’ospite un momento piacevole, di benessere. Questo è ciò che fanno i professionisti dell’accoglienza e lo fanno con dignità, con piacere, sapendo di arrecare piacere. Peccato, dunque, che questa occasione patria con lo sport che tutti accomuna, sia un segnale negativo di una serie di stereotipi che fatichiamo a scrollarci di dosso rispetto al mestiere, che noi riteniamo bellissimo, di “servire” gli altri.

Siamo sicuri che tutti noi, i professionisti per primi, sappiamo sorridere di noi stessi, ma, attenzione, come per tante altre discriminazioni, il retro pensiero che sottende alla reazione ilare di tanta parte della nazione potrebbe essere spia di un modo sbagliato di considerare chi tutti i giorni si fa in quattro per farci stare bene e, a dirla tutta, non è bello.

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