Senza sostaStanchezza e infortuni sono già un fattore decisivo a Euro 2020

I problemi fisici rischiano di diventare una costante della manifestazione continentale. Dopo una stagione particolarmente impegnativa i valori in campo sono stravolti dalla fatica accumulata: la condizione atletica farà la differenza più che in passato (con la variabile dei 5 cambi che avvantaggia le rose più complete)

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L’immagine è quella di Chiellini che si sfila la fascia di capitano, scuote la testa, fa una smorfia di disappunto. Contro la Svizzera il capitano dell’Italia è uscito dal campo prima del 25esimo, per un problema muscolare.

Stanchezza e infortuni sono già un elemento determinante a Euro 2020. Lo sa bene Roberto Mancini, che nella partita inaugurale aveva già dovuto sostituire Florenzi all’intervallo per un infortunio che lo ha tenuto fermo anche per la gara di ieri contro la Svizzera; sabato scorso la Russia ha dovuto sostituire l’esperto Zhirkov per un infortunio alla coscia che ha chiuso il suo europeo in anticipo; il giorno dopo, in Olanda-Ucraina, la gara dell’esterno gialloblu Zubkov è durata meno di un quarto d’ora per un problema muscolare.

Ieri è iniziata la seconda giornata di Euro 2020. Il calendario, come in tutte le competizioni per nazionali, è particolarmente compresso e gestire i ritmi e la fatica è un imperativo per tutti.

Più che in passato, quest’anno i ct saranno preoccupati dalla tenuta atletica dei loro giocatori. Prima dell’inizio della manifestazione il ct della Francia, Didier Deschamps, ha detto che la sua priorità è garantire che ci sia «abbastanza benzina nel motore» per sopravvivere a un programma che prevede 7 partite in un mese – almeno per chi arriva in finale.

La stagione appena conclusa ha schiacciato in appena 8 mesi quello che di solito si fa in 10. Per di più con una pausa brevissima rispetto alla coda della stagione precedente: esattamente un anno fa sono ripartiti i campionati 2019/2020 per le ultime giornate; poi ci sono state le fasi finali delle competizioni europee; poi è iniziata la Nations League; in autunno sono arrivati i nuovi campionati con le coppe nazionali e internazionali.

A inizio giugno Marcos Llorente, centrocampista della Spagna, ha confessato che nelle ultime partite con l’Atlético Madrid è uscito dal campo senza un briciolo di energia: «Il cervello imponeva di dare di più, il corpo diceva di no».

L’osservatorio sportivo Cies ha provato a dare una dimensione reale alla fatica accumulata dai protagonisti di Euro 2020. Gli analisti hanno calcolato il minutaggio e il numero di partite disputate dai giocatori impegnati da maggio 2020 al 10 giugno 2021 con le squadre di club. Il recordman è Bruno Fernandes, trequartista del Manchester United e della Nazionale portoghese, che è stato in campo in 81 match ufficiali, per un totale di 6472 minuti di gioco: in media 79 minuti di gioco ogni 4,8 giorni in 13 mesi.

Non è un caso che sia un giocatore della Premier League. Le squadre inglesi sono state le uniche dei grandi campionati europei a giocare due coppe nazionali, oltre a tutti gli altri impegni. A un certo punto della stagione, tra novembre e gennaio, le due squadre di Manchester e il Tottenham sono andate in campo 16 volte in 57 giorni: la media è di un match ogni 3,5 giorni, uno ogni 80 ore circa. Sembra un last man standing più che un calendario calcistico. È ovviamente un’esagerazione, ma non più di tanto.

E va ricordato che tra i 624 giocatori convocati per Euro 2020 ben 122 vengono dalla prima divisione inglese.

I dati possono avere anche un’altra forma, ma il risultato finale è sempre lo stesso. «Prima degli Europei 2016 i giocatori avevano avuto di una media di 4,5 giorni di riposo tra una partita e l’altra, durante la stagione. Quest’anno la cifra a livello europeo è scesa a 3,9 giorni, ma per i giocatori di Spagna, Francia, Inghilterra e Italia quel dato scende a quasi 3,5 giorni di riposo tra una partita e l’altra», scrive il New York Times.

I primi infortuni di Euro 2020 sono un segnale d’allarme: «In questa stagione – prosegue il quotidiano statunitense – alcuni dei migliori giocatori hanno giocato fino all’80% delle loro partite senza avere a disposizione il tempo necessario per recuperare. È per questo che abbiamo già visto alcuni tipi di infortuni tipici dell’eccesso di sforzo: dopo un anno come quello che abbiamo avuto il rischio di infortuni è alto».

Ne aveva parlato anche Robert Lewandowski un paio di settimane fa, in un’intervista al Times: «Tante persone dimenticano che siamo uomini e non macchine, non possiamo giocare sempre al massimo».

Il centravanti polacco non è stato l’unico a lamentarsi – a novembre lo aveva fatto Toni Kroos durante un podcast, attaccando Uefa e Fifa per aver riempito troppo i calendari – ma è chiaro che lui sia uno di quelli che hanno accusato maggiormente il peso dei tanti impegni ravvicinati: a marzo si è fatto male ai legamenti del ginocchio nel corso di un match con la Polonia, e l’infortunio l’ha costretto a saltare la doppia sfida dei quarti di finale di Champions League contro il Paris Saint-Germain.

Le scorie di tanti impegni ravvicinati, su un periodo di tempo così lungo, stravolgono i valori in campo, limitano lo spettacolo e rendono più volatili i piani di società e allenatori.

Non è un caso che quasi in tutte le competizioni sia stata mantenuta la regola delle 5 sostituzioni – anziché 3 – pensata originariamente solo per le partite della scorsa estate: l’Ifab ha esteso la modifica fino al 31 dicembre 2022.

Ma anche questa nuova regola presenta le sue controindicazioni: avvantaggia le squadre che hanno la possibilità di allungare la rosa pagando due, tre, quattro o cinque stipendi in più per ampliare le rotazioni. In questo modo, dopo oltre un anno di calcio-no-stop, una rosa più lunga diventa inevitabilmente più conveniente di una più funzionale, più logica, più organica – con la conseguenza che le società più ricche sono destinate ad aumentare il divario rispetto alla concorrenza.

Gli infortuni, la necessità di dare riposo ai giocatori e le preoccupazioni dei tecnici hanno avuto un ruolo determinante nella stagione di club appena conclusa, stanno già avendo un impatto sugli Europei, e certamente incideranno anche sullo svolgimento dei campionati che inizieranno a fine agosto.