Povertà digitaleQuasi un ragazzo su tre non è in grado di scaricare un file

Save The Children ha pubblicato uno studio sulla alfabetizzazione dei giovani “nativi digitali” dopo un anno in Dad: il 32,8% non sa utilizzare un browser per l’attività didattica, l’11% non è capace di condividere uno schermo durante una chiamata con Zoom; il 46,1% non sa riconoscere una notizia falsa

Foto Claudio Furlan - LaPresse

Li chiamiamo «nativi digitali». E hanno alle spalle un anno in cui, a causa del Covid, hanno studiato e vissuto soprattutto in Dad. Ma ben il 29,3% dei ragazzi italiani, quasi uno su tre, non è in grado di scaricare un file da una piattaforma della scuola. Non solo: il 32,8% non sa utilizzare un browser per l’attività didattica e l’11% non è capace di condividere uno schermo durante una chiamata con Zoom.

È quello che emerge dalla prima indagine pilota sulla povertà educativa digitale realizzata da Save The Children che ricorda come il livello della povertà assoluta tra i minorenni nel 2020 abbia raggiunto il massimo dal 2005: in Italia sono un milione e 346 mila (13,6%), 209mila in più rispetto al 2019.

Lo studio di Save the Children sulla «Povertà educativa digitale in Italia», in collaborazione con il Cremit, è il risultato di un questionario somministrato ad un campione di 772 bambini di 13 anni di terza media in 11 città e province: Ancona, Chieti, Mestre, Milano, Napoli, Udine, Palermo, Roma, Torino, Velletri, Sassari. I risultati indicano che un quinto dei ragazzi (il 22% contro il 17% delle ragazze) non è in grado di rispondere correttamente a più della metà delle domande proposte per valutare le competenze sugli strumenti digitali, né tantomeno eseguire semplici operazioni. Del resto quasi un ragazzo su tre non ha un tablet a casa e uno su sette neanche un pc. Mentre l’82% dichiara di non aver mai utilizzato prima della pandemia il tablet a scuola.

Più della metà (54%) del campione vive in abitazioni dove ciascun membro della famiglia ha a disposizione meno di un dispositivo. Circa il 10% degli studenti che hanno partecipato all’indagine pilota non è in grado di riconoscere una password di sicurezza media o elevata.

Quasi un terzo (31,1%) pensa che l’età minima per avere un profilo sui social, come TikTok o Instagram, sia inferiore ai 13 anni. Circa il 7% pensa che l’età per poter accedere ai social sia dicei anni o meno. Inoltre, il 30,3% non conosce i passaggi necessari a rendere un profilo Instagram accessibile soltanto ai propri amici e non pubblico. Il 56,8% invece non è a conoscenza delle regole relative alla cessione ai social della propria immagine, mentre il 46,1% non è in grado di riconoscere una fake news.

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