La versione DemSecondo Letta, la vittoria della Spd insegna che «dalla pandemia si esce a sinistra»

Il risultato in Germania dimostra «che in Italia è totalmente falsa la narrazione di chi considera ineluttabile» il vantaggio di Salvini e Meloni, dice il segretario del Pd a Repubblica. «Il mio impegno è fare come Scholz: progressisti nei valori, radicali nei comportamenti e riformisti nel metodo»

Foto Michele Nucci/LaPresse

«Ora abbiamo la prove che ho sempre pensato e che è una delle ragioni fondamentali che mi hanno spinto a tornare e assumere la guida del Partito democratico: dalla pandemia si esce a sinistra». Lo dice il segretario del Partito democratico Enrico Letta a Repubblica, guardando con soddisfazione i risultati ancora non definitivi dello spoglio tedesco che danno la Spd – seppure di poco – in vantaggio sui conservatori della Cdu-Csu. «Si tratta di un risultato clamoroso, e di una conferma molto importante dal punto di vista culturale. Hanno prevalso i valori di solidarietà, i diritti del lavoro, l’attenzione al sociale e alla riduzione delle diseguaglianze».

Nonostante l’incertezza su quale forma prenderà il prossimo governo di Berlino e i tempi lunghi che si prospettano, Letta è sicuro: «Il cancelliere sarà Scholz, non ho alcun dubbio su questo. E lo sarà perché è stato capace di strappare alla Cdu l’eredità positiva dell’era Merkel». E spiega: «Negli ultimi cinque anni, oltre alla efficiente gestione della lotta alla pandemia, Merkel ha dimostrato la capacità di rimettere la Germania al centro di uno spirito europeista forte, lo stesso che è alla base del Next generation Eu. Scholz è stato bravo a rivendicare una continuità con questi aspetti e a presentarsi come il vero erede di Merkel. La Cdu, invece, paga la sua svolta a destra con una sconfitta drammatica e il minimo storico dei consensi».

Eppure la Spd, come molti altri grandi partiti socialisti e progressisti, era praticamente data per finita ancora fino a pochi mesi fa. «Scholz è stato molto sottovalutato», dice Enrico Letta. «Ma nella politica europea ha avuto un ruolo decisivo, perché la linea tedesca è cambiata quando la gestione delle Finanze nel governo tedesco è passata da Schauble a lui. L’ho incontrato a fine giugno, in quel momento i sondaggi davano la Spd terzo partito, con la Cdu al primo e i Verdi al secondo. Mi disse che era certo che aveva impostato bene la campagna e sarebbe arrivato in testa. Rimasi molto colpito dalla sua determinazione, parlava già da cancelliere».

Nel programma di Scholz ci sono aumento del salario minimo, patrimoniale e un provvedimento simile al reddito di cittadinanza. «Bisogno essere netti nelle scelte che facciamo, solo così si riesce a essere credibili», dice il segretario. «Il mio impegno è fare come Scholz: progressisti nei valori, radicali nei comportamenti e riformisti nel metodo». E aggiunge: «Nel nostro programma ci saranno sicuramente riduzione della tasse sul lavoro, salario di ingresso per i giovani, nuove protezione per i lavoratori».

E in vista delle amministrative del 3 e 4 ottobre, dice: «Questo risultato rafforza il mio ottimismo e la convinzione che stiamo entrando in una fase completamente nuova. L’estrema volubilità dell’elettorato, confermata dall’oscillazione dei sondaggi in questi mesi, dimostra che la credibilità e la chiarezza della proposta pagano e che in Italia è totalmente falsa la narrazione di chi considera ineluttabile la vittoria di Salvini e Meloni». E ancora: «Segna una grande ripartenza di tutti i progressisti e spazza via un’altra falsa previsione, l’idea che in futuro la contesa sarebbe stata tra sovranisti e liberal-conservatori».

La sfida, ora, «si gioca su diritti civili, questione sociale e sostenibilità ambientale, che sono tre facce della stessa medaglia e il Pd è l’unico che può tenerle insieme. Se la partita è giocata bene, il mio Pd può vincerla».

Dal voto tedesco però esce quello che Letta chiama «un Parlamento all’italiana, una frammentazione che potrebbe portare a trattative di mesi prima di arrivare alla formazione del governo. Dalle urne la Germania esce più fragile. Uno scenario nuovo anche a livello europeo, che apre prospettive interessanti per l’Italia nella costruzione dei nuovi equilibri».

Il rischio però è il ritorno del rigorismo di bilancio e il no netto al debito comune europeo, visto che i liberali hanno la golden share sul futuro governo di Berlino. «Dal punto di vista degli interessi italiani, non c’è dubbio che sia bene che i Liberali non ci siano», conferma Letta.