La tragica illusioneCosì Salvini e Meloni raggirano Berlusconi promettendogli il Quirinale

Il leader di Forza Italia non rompe la coalizione con Lega e Fratelli d’Italia perché gli hanno fatto credere che potrebbe diventare Presidente della Repubblica. Il malumore dell’ala draghista e governativa

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Il vertice un po’ sovietico del centrodestra ha blindato la coalizione: abbiamo perso le amministrative, avanti così. Al padrone di casa Silvio Berlusconi il duo Salvini&Meloni fa credere di poterlo portare per mano al Quirinale, alla quarta votazione, e dunque è meglio che egli si dedichi a coltivare questa grande illusione – si tratta pur sempre di trovare quella di decina di grandi elettori che mancano all’appello, e il Cavaliere sa come si fa in questi casi – e intanto i due ragazzi cercheranno di rimettersi in sesto dopo la batosta di Roma, Milano, Torino, Napoli.

Tutto fermo fino alla elezione del presidente della Repubblica, coccolando le velleità dell’anziano leader in cambio del fatto che quest’ultimo non rompa la coalizione flirtando con quel magma centrista che va aggrumandosi in Parlamento e fuori (la performance d Carlo Calenda a Roma ne è un segno) e soprattutto tenendo buoni gli antosovranisti di Forza Italia, a partire dai tre ministri Mara Carfagna, Mariastella Gelmini e Renato Brunetta.

Ecco perché l’unica decisione comunicata ufficialmente dal nuovo bunker berlusconiano – “Villa Grande” – sull’Appia antica,  dove si stagliano le ville dei ricconi degli anni Sessanta, è quella del ripudio di ogni tentazione proporzionalista, ottimo grimaldello per scongelare i finti poli e riaprire una dinamica imprevedibile nella politica italiana. Ma questo ripudio attesta che la questione esiste e che della opzione proporzionalista si riparlerà presto, dopo il Quirinale. 

In questa cornice piuttosto gotica il Cavaliere ha poi gelato le speranze dei draghiani azzurri, cioè  gli antisovranisti di Forza Italia che si raccolgono intorno ai tre ministri Carfagna, Gelmini e Brunetta. I quali ieri hanno dovuto subire uno smacco serio con l’elezione a capogruppo alla Camera di Paolo Barelli, sodale di Antonio Tajani, il più filoleghista tra gli azzurri.

Brunetta non ha parlato, ma due giorni fa la Carfagna e ieri la Gelmini hanno esternato tutto il loro malessere. Gelmini non si è tenuta e la frase merita di essere riportata per intero: «L’ultima stagione del berlusconismo non mi rappresenta e non rappresenta nemmeno lui, noi ministri siamo esclusi dai tavoli con Berlusconi, siamo rappresentati come un corpo estraneo». Mai sentita una voce simile uscire dal cuore berlusconiano

Naturalmente, trattandosi di Berlusconi, siamo nel solito dramma shakespeariano. E la domanda è: i due giovani stanno illudendo il vecchio Re Lear di poter ascendere al Quirinale o magari ci credono davvero? E lui, un uomo di 85 anni che ha ancora seri acciacchi fisici, pendenze giudiziarie e un passato che ha squarciato l’opinione pubblica nazionale e internazionale, pensa sul serio di poter essere in corsa nella successione a Sergio Mattarella?

C’è qualcosa di angoscioso in questa malìa e qualcosa di terribile nel cinismo dei due sovranisti, qualcosa di – come dire – scandaloso nel barattare il sogno di un vecchio leader con la promessa di non far nascere quel super-centro che manderebbe in frantumi la destra sovranista e antieuropea; ma è anche il segno della debolezza, certificata dalle amministrative, del tandem Salvini-Meloni, alla guida di due partiti forti ma che non decollano danneggiandosi l’uno con l’altro e che non sapendo bene cosa fare prendono tempo.

Peraltro resta aperto il problema posto dalla Meloni, quello di una coalizione di tre partiti che hanno tre linee diverse, problema che per ora almeno resta soluzione dato che Salvini, per quanto umorale, non farà un Papeete 2 stavolta ai danni di Draghi, così come Giorgia la madrilena malgrado gli strepiti in italiano e in spagnolo più di tanto non può fare e non farà (si veda la marcia indietro sulle dimissioni di Luciana Lamorgese): presa da un incantamento che blocca ogni iniziativa politica, così sta messa la destra nel suo autunno senza sole, mentre il vecchio Cavaliere gioca con il pallottoliere dei grandi elettori, perché la speranza è l’ultima a morire.

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