Dietro la collinaIl nuovo volto dell’Italia post-Covid e l’occasione mancata dalla destra

Le elezioni amministrative mostrano un paese radicalmente cambiato. La risalita del Pil al 6% oscura ogni critica al governo. E ora Fratelli d’Italia rimpiange la scelta di schierarsi contro il Generale Figliuolo

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Esce dalle urne la fatidica risposta alla domanda: come ci ha cambiato il Covid? Stiamo più attenti alla nostra busta paga che al numero degli sbarchi a Lampedusa. Vogliamo festa, eventi, e se le Olimpiadi non sono più disponibili ben venga l’Expo 2030. Spelacchio, addio. Addio pistole, legittima difesa, villette sbarrate coi sacchi di sabbia, i ladri sono un problema marginale rispetto alle addizionali sulla bolletta Enel, e semmai la paura è: il Superbonus andrà a buon fine? Non è che alla fine il cappotto termico me lo dovrò pagare io per un impiccio all’ultimo momento?

Vorremmo un Mario Draghi in ogni città, se non c’è lui ci accontentiamo anche di un sottoprodotto, basta che non porti felpe, e di nuovo: chissenefrega se è donna, madre, cristiana oppure uomo, padre, ateo, problemi suoi. 

Ci faccia un rap, vada a Lourdes, si consacri suora o prete, il rimbalzo del Prodotto interno lordo al 6% è il solo miracolo che ci interessa insieme ai vaccini del Generale (che poi, tra parentesi, quando mai si è vista una destra ostile ai Generali? Avreste dovuto fargli un monumento al Generale, non rompergli le scatole ogni giorno sulla rava e la fava, lo Sputnik, l’idrossiclorichina, la democrazia commissariata).

C’è stato un momento molto preciso in cui il sovranismo italiano poteva riconoscere l’Hic sunt leones, la linea di confine tra il prima e il dopo Covid che avrebbe potuto aprirgli una nuova autostrada o, al contrario, portarlo al disastro. È stato quando il 14 marzo scorso Francesco Paolo Figliuolo è apparso su Rai Uno, da Fabio Fazio, in divisa con un plateau di medaglie da parata del Due Giugno. 

È stato quando Michela Murgia ha commentato: «Mi spaventa». È stato quando la sinistra si è divisa tra chi le dava ragione e chi prendeva le distanze, nel massimo imbarazzo del decidere se si può essere progressisti e volere i colonnelli oppure no. La destra avrebbe dovuto lanciarsi a tuffo, cogliere l’occasione, diventare Figliuolo-centrica, ultras della campagna vaccinale, campione del legge&ordine applicato all’epidemia. Non ha colto niente, non ha capito niente. Si è messa dall’altra parte.

Manco la sinistra ci ha capito moltissimo, ma la strategia del fingersi morti ha pagato più dello sconclusionato attivismo con cui il sovranismo ha cercato di riscaldare la vecchia minestra protestataria con la solidarietà No-Mask e No-Pass, la foto iconica di Vittorio Sgarbi portato a braccia fuori da Montecitorio per il rifiuto di mettere la mascherina, la contabilità dei barconi, l’impazzimento per il rave di Viterbo, gli attacchi al Viminale. 

Tre mesi di inutile dibattito sul modo di dividersi la pelle dell’orso non ancora ammazzato, la fola del partito unico, la contromossa della federazione, il sogno berlusconiano del Quirinale. Anche i più fedeli hanno cominciato a dirsi: ma davvero?

Sì, il Covid ha cambiato pure loro, pure gli elettori del centrodestra, forse soprattutto loro. Ora che Mario Draghi dopo aver arginato il Covid, preso i soldi dell’Europa, riformato la giustizia, cancellato la prescrizione-mai dei grillini, gli regala pure un taglio delle tasse cominciano a chiedersi: ma davvero ci conviene tifare (e votare) perché a Palazzo Chigi ci vada un altro?