Buoni propositiCom’è andata la Pre-Cop26 sull’ambiente di Milano

La riunione preparatoria della 26esima conferenza sul clima delle Nazioni Unite si lascia alle spalle tante rinnovate promesse sulla transizione ecologica tra i paesi aderenti, ma non pone vincoli ai piani per la riduzione di emissioni

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Dal «bla bla bla» di Greta Thunberg alle promesse green, ma senza vincoli delle istituzioni. Una breve, ma intensa parentesi, quella della 26esima Pre-Conference of the Parties – la riunione preparatoria della conferenza delle Nazioni Unite che riunisce tutti i membri della Convenzione quadro delle nazioni unite sui cambiamenti climatici (Unfccc) – iniziata lo scorso 30 settembre presso il centro congressi Mi-Co di Milano e conclusasi sabato 2 ottobre.

La manifestazione ha visto incontrarsi i ministri del Clima e dell’energia di un gruppo selezionato di paesi dell’Unfcc per discutere e confrontarsi sulle prossime strategie da adottare nell’impegno comune contro la crisi climatica, ma tre giorni di discussioni e accordi hanno portato solo a un nulla di fatto.

L’accusa di «parole vuote» lanciata dalla giovane attivista svedese nei confronti dei policymaker di tutto il mondo, alla fine, ha trovato fondamento: il bilancio conclusivo offre sì un ritrovato consenso tra gli stati sulla necessità di un maggiore sforzo per mantenere la temperatura del riscaldamento globale entro gli 1,5°C, ma lo fa attraverso piani per la riduzione di emissioni non vincolanti tra i paesi membri. Tradotto: tante belle promesse e tante belle parole. 

Protagonista indiscussa appunto Greta, che anche quest’anno si è ritrovata al centro della scena grazie alle accuse di inerzia verso i leader mondiali, pronunciate nel suo discorso del 27 settembre durante lo Youth4Climate: Driving Ambition, il primo summit mondiale dei giovani sul clima organizzato dal ministero dell’Ambiente. 

Durante questo evento introduttivo un totale di 400 giovani tra i 15 e i 29 anni, due per ciascuno dei 197 paesi dell’Onu, ha discusso con alcuni esperti del settore sui principali aspetti della crisi climatica, stilando una carta negoziale sui cambiamenti climatici, in seguito presentata alla Pre-Cop26.

I punti principali enunciati hanno riguardato, in primis, l’inderogabilità della scadenza ultima del 2030 per il completamento della transizione ecologica; quindi la richiesta di includere anche i giovani nelle decisioni sulla lotta al cambiamento climatico.

Infine, la concentrazione degli investimenti della ripresa post-pandemica sulla decarbonizzazione, la transizione energetica e sulle fonti fossili che generino lavori green, coinvolgendo anche i privati (imprenditori, artisti, sportivi) in modo da continuare a parlare sempre più ddi questi temi a livello mondiale. 

Sul sito all4climate2021.org sono stati inoltre raccolti circa 380 progetti sul tema dei cambiamenti climatici, proposti da associazioni, enti, aziende, università e comunità locali su invito del ministero della Transizione ecologica e grazie all’’iniziativa Connect4climate della World Bank, che ha visto anche la partecipazione della Regione Lombardia e del Comune di Milano.

Sono diversi i momenti di questo autunno “verde” milanese che rimarranno impressi nella nostra memoria. La presenza all’inaugurazione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il faccia a faccia tra il premier Mario Draghi e Greta Thunberg, o ancora il fuorionda con il «non c’è Greta che tenga» del ministro alla transizione ecologica Roberto Cingolani, rimasto critico nei confronti dei giovani con «tante proteste, ma senza proposte».

Ma l’intervento forse più significativo è stato quello dell’attivista ugandese Vanessa Nakate, che ha sottolineato l’ironia della situazione del continente africano, dove gli effetti del cambiamento climatico si fanno sentire in modo molto più drastico e veloce – basti pensare alla tragica alluvione in Uganda e alla carestia che ha colpito il Madagascar quest’anno – nonostante l’Africa sia il minor contributore di emissioni nel pianeta.

«Ciascuno deve fare la sua parte, specialmente i paesi del G20, i 20 paesi più ricchi del mondo responsabili dell’80% delle emissioni del pianeta», ha sottolineato l’inviato degli Stati Uniti d’America John Kerry, definendo Glasgow «la linea di partenza di quella che sarà la gara del secolo» e dicendosi fiducioso sull’accordo con la Cina. «Dobbiamo capire che siamo tutti sulla stessa barca» – ha concluso Kerry – «che nessun piccolo paese può da solo affrontare la questione, ma neanche nessun Paese grande».

Tra gli altri eventi conclusivi della Pre-Cop26, il 1° ottobre è sceso in piazza in zona Cairoli il corteo Student Strike for Future – che ha visto la partecipazione in prima persona di Greta Thunberg e Vanessa Nakate – e sempre nello stesso giorno è stato presentato anche il documento della Climate Open Platform, una rete che raccoglie oltre 130 organizzazioni ambientali. Si tratta di un’ambiziosa «dichiarazione per il futuro» consegnata anche a Mario Draghi, giovedì mattina, dalla delegazione di Fridays for Future.

Tra i vari punti chiave, si chiede il riconoscimento internazionale del «diritto umano al clima», assieme all’introduzione di una carbon tax globale, l’effettivo passaggio dalle fonti fossili alle fonti rinnovabili, aiuti per i paesi più poveri colpiti dalla crisi climatica e una pianificazione industriale statale green

Gli attivisti della Climate Open Platform hanno dichiarato: «Siamo la generazione senza futuro, che vive e vivrà sulla propria pelle gli effetti sempre più intensi della crisi climatica». E se il ministro Cingolani continua ad affermare come «la transizione abbia i suoi tempi», loro ribadiscono che il tempo è ormai scaduto. Il 2 ottobre si è invece tenuta la manifestazione Global March for Climate Justice, andata in scena nel piazzale Giulio Cesare.

Notizia destinata a far discutere a lungo è l’annuncio sulla sede della prossima Cop27 del 2022, rilasciato nella conferenza stampa finale dall’inviato degli Stati Uniti John Kerry, che ha confermato la candidatura proposta dal presidente Abdel Fattah al Sisi lo scorso 20 settembre, in occasione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. 

I successivi negoziati sul clima si terranno dunque in Egitto, paese che negli ultimi anni è stato spesso al centro di gravi controversie sui diritti umani, in particolar modo con l’Italia. Qui, infatti, è stato ucciso nel 2016 il dottorando italiano dell’Università di Cambridge, Giulio Regeni, e da oltre 19 mesi è detenuto in custodia cautelare lo studente dell’Università di Bologna Patrick Zaki.

La fine dell’evento apre la strada al prossimo appuntamento, la Cop26 – ovvero i negoziati sul clima delle Nazioni Unite – che si terranno tra l’1 e il 12 novembre a Glasgow. Alla Cop26, rimandata nel 2020 causa pandemia, parteciperanno oltre 30mila delegati e i rispettivi capi di stato di circa 40-50 paesi, i rappresentanti del Segretariato dell’Unfccc, i presidenti degli Organi sussidiari della convenzione e diversi esperti ed attori della società civile con un peso rilevante nella lotta al cambiamento climatico e nella transizione sostenibile.