Tutti a bagnoGiacarta affonda e l’Indonesia ha bisogno di una nuova capitale

La città principale del Paese rischia che una casa su quattro finirà sott’acqua entro il 2050, e già oggi il 40 per cento del suo territorio è sotto il livello del mare: verrà costruita una nuova megalopoli da zero, sull’Isola del Borneo

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Giacarta, la capitale dell’Indonesia, sta affondando. Uno studio condotto e pubblicato dalla Agenzia di ricerca indonesiana (Brim) sostiene che, se non verranno prese misure capaci di contenere il fenomeno, circa il 25% della capitale sarà sommerso entro il 2050. Come dire che una casa su quattro finirà sott’acqua.

Per questo il governo del presidente Joko Widodo ha deciso che Giacarta – città da 10 milioni di abitanti – smetterà di essere la capitale del Paese. Ne verrà costruita un’altra da zero, sull’Isola del Borneo. La nuova capitale dovrebbe chiamarsi “Nusantara”, che significa “arcipelago”. L’Indonesia, d’altronde, questo è: un insieme di oltre 17mila isole.

Già oggi il 40% del territorio di Giacarta è sotto il livello del mare. Per proteggere le abitazioni dalle inondazioni ci sono dei muri di cemento lunghi centinaia di chilometri, ma servono a poco, perché stanno sprofondando anche quelli. Il dato più impressionante, però, è quanto la città stia sprofondando velocemente. L’ultimo studio dell’Università IPB di West Java ha stimato che varie zone di Giacarta sprofondano di circa sette centimetri all’anno.       

Quella che sta subendo Giacarta è la cosiddetta tempesta perfetta, nel senso che si sono sovrapposti tre elementi che rendono la crisi impossibile da risolvere. Il primo è che la parte della città che sprofonda più velocemente è quella costiera. La seconda è che migliaia di persone dipendono dalle attività di pesca, quindi sono obbligate a vivere proprio sulla costa. La terza è che mentre la città sprofonda il livello del mare continua a salire: nel 2018 il livello del mare era in media tra i 13 e i 20 centimetri più alto che nel 1900

In Indonesia si parlava già da tempo di cambiare la capitale: nel 2019 c’era un piano apposito già discusso dal governo, ma a causa di numerosi problemi e ritardi, dovuti anche alla pandemia iniziata nel 2020 (l’Indonesia è stato il Paese più colpito di tutto il sud-est asiatico con oltre 4 milioni di casi e 144 mila morti), il tutto è slittato al 2022.

Un dato curioso è che, stando a quanto si legge sulla stampa indonesiana, da qui alla fine del 2024 lo sviluppo della nuova capitale indonesiana beneficerà degli aiuti economici dedicati alla ripresa economica post-pandemia. Sarebbe più logico che l’enorme mole di lavoro fosse finanziata dai fondi utili a mettere una pezza ai danni del riscaldamento globale. D’altronde questa è una vicenda che riguarda l’ambiente, non gli aspetti sanitari. Ma evidentemente il governo di Giacarta non può attendere, e i primi finanziamenti utili sono quelli buoni. 

Giacarta rimarrà una grande città asiatica, ma è evidente che perdendo lo status di capitale la sua importanza incontrerà una brusca diminuzione. Questo, con tutta probabilità, avrà anche conseguenze economiche. E starà al governo di Joko Widodo gestire l’eventuale scontento popolare che ne seguirà.

Il problema ambientale è evidente: ci sono chilometri quadrati di città dove, fino a vent’anni fa, si passeggiava, si abitava e si svolgevano attività commerciali. Mentre oggi invece su quelle stesse strade c’è mezzo metro d’acqua salata e si infrangono le onde. Ma al problema ambientale è legato quello sociale: come mostra un documentario di Vox le persone meno abbienti, in vari punti della città, ogni paio d’anni devono abbandonare le proprie case perché il moto ondoso, le alluvioni o dei nuovi allagamenti le rendono inservibili. Così devono costruirne di nuove, rincorrendo freneticamente le parti di città abitabili.

A questi si aggiunge un ultimo problema, che rischia di essere il più difficile da gestire per il governo indonesiano: cambiare la propria capitale comporta dei rischi per la tenuta sociale del paese. C’è il pericolo della speculazione e della corruzione – già messo in evidenza da importanti media asiatici – ma c’è anche una questione di identità politica e sociale. Il nome della nuova capitale, “Nusantara”, insieme alla sua posizione, sono considerati troppo vicini alla società di Java, che rappresenta solo una parte del paese. Chi non si sente rappresentato – come la popolazione di Bali – potrebbe insorgere.