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Non solo aliquoteIl nuovo sistema fiscale sarà più leggero e più semplice, spiega Luigi Marattin

L’obiettivo della delega fiscale approvata dal governo, dice il presidente della Commissione Finanze della Camera, è creare una nuova struttura che possa favorire e non frenare la crescita economica. Cambieranno Irpef e Ires, sparirà l’Irap e si dovrà intervenire sul cuneo fiscale

(Unsplash)

Il fisco sta cambiando. La riforma che, dopo un anno di lavoro in Commissione e l’approvazione della legge delega, vuole ammodernare un sistema vecchio di 50 anni (i suoi principi sono stati fissati per un Paese che ormai non esiste più – per capirsi, prima dello sbarco sulla Luna) sta per approdare al suo secondo tempo, cioè la parte più concreta. Qui si toccheranno con mano e nel dettaglio i provvedimenti. Per l’onorevole Luigi Marattin, deputato di Italia Viva e presidente della Commissione Finanze della Camera, che ha di fatto portato in gestazione la riforma, si tratta di un rinnovamento importante, basato su alcuni «interventi qualificanti» da portare a compimento.

Onorevole Marattin, quali sono i principi e le direzioni? Quali le tempistiche?
Gli obiettivi sono indicati chiaramente prima nel documento parlamentare approvato il 30 giugno, e poi nella stessa legge delega (art. 1) attualmente all’esame della Commissione Finanze della Camera. Il sistema fiscale deve diventare più semplice – attualmente è tra i più complessi al mondo – e deve essere maggiormente orientato alla crescita del reddito: ora ha un peso eccessivo sulle determinanti della crescita economica. Tutti gli interventi che stiamo facendo e che faremo devono passare questo doppio vaglio di “ammissibilità”. Per le tempistiche, una prima parte della riforma è contenuta nella legge di bilancio, con primi consistenti interventi su Irpef e Irap. Il resto arriverà con la legge delega, la cui approvazione definitiva secondo me deve avvenire entro l’inverno, e i cui decreti attuativi devono essere approvati entro l’estate. Così che dal 1 gennaio 2023 gli italiani avranno avuto, in due tempi, un fisco un po’ più leggero e un po’ più semplice.

Un’anticipazione è stata data nella legge di bilancio con la riforma delle aliquote Irpef, passate da cinque a quattro. Come la giudica come inizio?
Un ottimo inizio. Si correggono i due difetti principali dell’Irpef: aliquote marginali effettive (che danno la misura dell’incentivo alla crescita del reddito) troppo irregolari, e aliquote medie effettive troppo pesanti sul ceto medio. Entrambi questi difetti vengono corretti e – contrariamente a quanto dicevano alcuni sindacati – i 7 miliardi spesi vanno per il 95% a dipendenti e pensionati (che costituiscono la parte di gran lunga preponderante della platea Irpef) e per il 90% ai tre scaglioni di reddito più bassi: l’importo medio pro-capite è a volte basso semplicemente perché circa tre quarti dei contribuenti Irpef sono addensati nei primi due scaglioni. Dovremo continuare con la legge delega, con l’obiettivo di rendere la nostra imposta sui redditi più leggera e più semplice. Magari così non avremo più bisogno di un manuale di 341 pagine per compilare una dichiarazione.

E l’Iva?
Sia il documento parlamentare sia la legge delega prevedono un riordino – mirato alla semplificazione – anche dell’Iva. Penso che i tempi siano maturi per rivedere sia il numero delle aliquote (oggi ne abbiamo quattro, più l’esenzione) che la distribuzione dei beni e servizi all’interno di esse, che spesso non è del tutto razionale, equa ed efficiente. Un’Iva più semplice aiuterebbe non solo gli operatori economici ma anche la lotta all’evasione, visto che si tratta dell’imposta col più ampio tax gap (differenza tra imposte incassate e quelle che incasserebbero in un regime di perfetto adempimento, ndr) in rapporto al gettito complessivo.

Il piano è quello di svecchiare il vecchio sistema e costruirne uno in grado di far crescere l’economia. Quali sono i passaggi decisivi?
Un tassello fondamentale è eliminare l’Irap, cosa che abbiamo cominciato a fare dal 1 gennaio, grazie alla legge di bilancio, per quasi un milione di contribuenti (persone fisiche e ditte individuali). Ma poi dovremo proseguire. L’Irap è un’imposta che ha fatto il suo tempo: se un Paese vuole tornare a crescere, non può mantenere un’imposta complicata e che colpisce anche le unità produttive che non producono utili, per il solo fatto di accumulare lavoro e capitale.

Poi dobbiamo semplificare l’Ires, riducendo e razionalizzando le distanze tra bilancio civilistico e bilancio fiscale. La riforma Irpef – il cui primo modulo è partito già il 1 gennaio – andrà completata riducendo ancora il carico fiscale sul lavoro e cambiando il meccanismo delle centinaia di tax expenditures.

E poi alcuni punti meno “sexy” ma cruciali: la codificazione delle norme fiscali, la riforma della giustizia tributaria, una riforma della riscossione che passi dalla logica dell’adempimento formale a quella del risultato. E altro ancora, se vi saranno le condizioni politiche e i tempi. Anche se non dobbiamo farci prendere dalla foga: meglio limitarci a pochi interventi qualificanti da portare sicuramente a compimento, piuttosto che illuderci di dover per forza fare la Riforma Epocale che studieranno tra cent’anni…

Come si può ridurre il cuneo fiscale? Qual è la strategia migliore? Aumentare la busta paga dei lavoratori o ridurre i costi per i datori di lavoro?
Sui redditi bassi il cuneo fiscale sul lato del lavoratore è già molto basso, lì semmai pesa il cuneo contributivo, che infatti – in aggiunta agli altri interventi – abbiamo iniziato a ridurre dal 1 gennaio per i lavoratori a basso reddito, con 1,5 miliardi di stanziamento che puntiamo a far diventare permanente. Sul lato imprese il cuneo contributivo è molto pesante, Confindustria su questo ha ragione e dovremo agire anche lì, magari in corrispondenza dell’operazione di sostituzione dell’Irap con l’Ires che abbiamo in cantiere.

Cosa verrà fatto per autonomi e partite Iva, che hanno sofferto molto la crisi?
Il primo tempo della riforma, in vigore dal 1 gennaio, beneficia anche loro. Quasi un milione di loro non paga più l’Irap, in aggiunta a coloro che sono nel regime forfettario, che già non la pagano; sul lato Irpef, invece, beneficiano della riduzione delle aliquote, dell’aumento delle detrazioni per tipologia di reddito e dell’aumento della no-tax area. Nel “secondo tempo” spero potremo fare altre cose, come ad esempio la fortissima riduzione della ritenuta d’acconto e la possibilità di rateizzare il secondo acconto delle imposte dirette, quello di novembre. Così facendo eviteremo che molti si debbano spesso indebitare per pagare imposte su un reddito che non solo non conoscono, ma che a volte non hanno ancora neanche compiutamente realizzato.

Uno dei principi generali è il taglio delle microtasse. Come sarà attuato?
Nel nostro ordinamento, abbiamo una ventina di imposte (sconosciute ai più) che, insieme, danno un paio di centinaia di milioni di gettito all’anno. Praticamente costa di più averle in piedi (tra riscossione e adempimento) che cancellarle. Sia nel documento parlamentare sia nella legge delega abbiamo espressamente previsto di eliminarle. Se il sistema fiscale vuole essere un fattore di promozione di crescita, anziché di ostacolo, deve occuparsi anche di queste cose all’apparenza piccole, ma in realtà importanti per la vita quotidiana delle persone.

Un altro aspetto è la lotta all’evasione e all’elusione. Che fisionomia avrà? Riguarderà anche i giganti del tech stranieri?
Intanto vorrei che fossero ricordati i risultati raggiunti finora. Il ministero dell’Economia ha pubblicato gli ultimi dati disponibili. Dal 2014 al 2019 l’evasione delle imposte dirette e indirette si è ridotta di quasi il 12%: da 98,2 miliardi a 86,5 miliardi (se consideriamo anche l’evasione contributiva, la riduzione è da 109 a 99 miliardi). Va ricordato a chi ci accusa di non dire parole abbastanza dure contro l’evasione: preferiamo i fatti, che tanto di gente che fa chiacchiere in giro ce n’è già abbastanza, mi pare.

Per il futuro, occorre continuare su questa strada. Ad aver portato questo risultato è stata la digitalizzazione del fisco: fatturazione elettronica, trasmissione telematica dei corrispettivi, incrocio di banche dati. È questo il modo più sicuro per combattere l’evasione. Dobbiamo continuare così, facendo sviluppare la precompilata Iva, che debutta propri quest’anno in via sperimentale. E a questa digitalizzazione va affiancata, parallelamente, la semplificazione: un sistema più semplice è anche più facile da controllare.

Per quanto riguarda i giganti tech, non illudiamoci: la soluzione passa attraverso un’azione internazionale, non certamente dei singoli governi nazionali. La buona notizia è che, dopo i risultati del G20 di Roma, una soluzione pare finalmente alla portata.

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