ProtagonistiChi è il ministro degli esteri egiziano «maleducato» che guiderà la Cop27

Sameh Shoukry è stato definito anche «aggressivo» dai canali diplomatici, e tra qualche mese dovrà dirigere le sorti della più grande conferenza ambientale internazionale. Vale la pena conoscerlo

Wikimedia Commons

Mancano pochi mesi alla Cop27. Sappiamo che si terrà in Egitto, e che non è un caso: l’Africa è una delle aree del mondo più colpite dal riscaldamento globale, e che al contempo ne è meno responsabile. L’Egitto poi è uno dei paesi del continente più colpiti dalla crisi climatica e tra i più scettici verso l’esistenza stessa del problema. Lo scorso otto gennaio c’è stato il passaggio di consegne: Alok Sharma, che ha presieduto la Cop26 per il Regno Unito, ha incontrato la ministra dell’Ambiente Yasmine Fouad. Il punto, però, è che non sarà Fouad a presiedere il summit per conto del governo del Cairo. 

In teoria era una scelta quasi scontata: Fouad è una scienziata, è esperta in climatologia e ha una certa esperienza nelle trattative diplomatiche sui temi ambientali, tanto che figura tra i curatori dell’ultimo report Ipcc. Fatto sta che sarà soltanto commissaria alla prossima conferenza del clima, un ruolo minore. A presiedere la Cop27 sarà Sameh Hassan Shoukry: il ministro degli esteri del governo di Al-Sisi. Non è una figura minore della politica egiziana, anzi, è stato tra i diplomatici più in vista sin dagli anni Ottanta, ma non ha nessuna esperienza nei temi ambientali.

Scegliendo Shoukry, e non Fouad, il governo egiziano manda un messaggio piuttosto chiaro: la prossima Cop27 sarà un appuntamento diplomatico, più che concentrato sulla crisi climatica. Intendiamoci, che le Cop, cioè le conferenze sul clima delle Nazioni Unite, siano delle occasioni per affrontare trattative diplomatiche sui temi più vari è un dato di fatto. Ed essere realisti e ammetterlo è un bene, anche perché è il realismo a contare in occasioni come queste. Ma in questo caso siamo davanti alla volontà di non considerare come prioritario il tema ambientale, il che, a una Cop, è paradossale.

Visto che sarà Shoukry a presiedere il summit, vale la pena capire chi è. Anche perché, come abbiamo visto a Glasgow, la presidenza di turno ricopre un ruolo piuttosto importante nelle fasi più delicate degli incontri, cioè quelle finali. Dicevamo poco fa che Shoukry è stato ambasciatore negli Stati Uniti, bene, cosa pensano di lui i suoi omologhi? Warren Tichenor, per esempio, che è stato l’ambasciatore statunitense a Ginevra, nel 2008 lo ha descritto come un «maleducato», «aggressivo» e come un personaggio «dalla mano pesante». 

Se conosciamo le parole esatte usate da Tichenor è grazie a un messaggio confidenziale che l’ambasciatore Usa inviava al suo successore. Il messaggio, successivamente, è stato reso pubblico da Wikileaks. Si legge anche che l’approccio diplomatico di Shoukry è sfacciato, «a volte aggressivo», e «persegue obiettivi che gli Stati Uniti non sostengono». Il messaggio continua: Shoukry parla un ottimo inglese, un po’ di spagnolo, ricorda molto volentieri i suoi anni di scuola passati a Washington, “può essere affascinante” e “un ospite cortese” ma «il suo comportamento personale rivela momenti di maleducazione”, per esempio “nel modo derisorio in cui tratta il suo autista».

Per quanto possa stridere la scelta di Shoukry come presidente della prossima Cop è cosa fatta. E visto che è così, possiamo spingerci a immaginare come sarà, una Cop27 tenuta in Egitto con una presidenza di questo tipo. Ci si può chiedere, per esempio, se sentiremo parlare o meno del caso dell’omicidio del ricercatore italiano Giulio Regeni, che è avvenuto proprio al Cairo nel 2016. Chissà, magari qualche domanda potrebbe farla John Kerry, cioè l’attuale inviato statunitense per il clima. Kerry, quando ancora era segretario di stato, incontrò Shoukry e, secondo diverse fonti, chiese delucidazioni proprio sul caso Regeni. Le risposte non ci furono, e Kerry finì per rimanere indeciso: o Shoukry non sapeva davvero nulla dell’accaduto oppure nascondeva ciò che sapeva. Ad ogni modo non riteneva che il caso meritasse tutta questa importanza «esagerata». 

Oltre, forse, a sentir parlare di diritti umani, alla prossima Cop prenderà corpo per forza di cose un passo importante del rapporto tra Egitto e l’African Group, cioè il gruppo di 54 paesi africani (tutti) alle Nazioni Unite. É da questi che Il Cairo ha ricevuto la delega a ospitare il summit, e il grande scetticismo egiziano sulla crisi climatica (solo il 26% degli egiziani crede che il cambiamento climatico esista) non è condiviso. Anzi, ci sono paesi, e sono influenti, in cui la percentuale è oltre il 70%. Insomma, di Shoukry sentiremo molto parlare.

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