Merito della seconda repubblicaL’intelligence italiana, democratica ed efficiente, è un fiore all’occhiello

Nonostante la candidatura di Elisabetta Belloni alla presidenza della Repubblica, il sistema funziona bene ed è trasparente (tranne che durante il periodo Conte)

Warren Wong, Unsplash

L’affaire Belloni, con la sua candidatura alla presidenza della Repubblica, ha messo in luce un dato stranamente misconosciuto e addirittura vituperato: la tanto bistrattata Seconda Repubblica ha un merito che nessuno le riconosce: ha dato al paese un sistema e dirigenti dei Servizi di intelligence di altissima qualità, tra i più efficienti del mondo e di assoluta garanzia democratica.

Non è poco nel Paese nel quale tutta la stagione delle stragi ha visto in opera servizi deviati, più dirigenti del Sifar e del Sid, del Sismi e del Sisde trascinati in tribunale per vicende malmostose, in un clima di incerta affidabilità democratica.

Poco importa che qualcuno, come Matteo Renzi e Luigi Di Maio, ma anche Lorenzo Guerrini, abbia storto il naso di fronte alla prospettiva del passaggio della Elisabetta Belloni dal Dis al Quirinale giudicandola «roba da paese sudamericano». Non sarebbe stato così, come dimostra il precedente di George Bush padre, apprezzato presidente americano che qualche anno prima do diventare prima vicepresidente e poi presidente era stato direttore della Cia.

Il punto essenziale, infatti è solo se i Servizi sono o meno inseriti in un balance of power, in un contesto di controlli democratici dell’esecutivo e del legislativo a prova di deviazione. Questa certezza ci ha regalato la Seconda Repubblica.

Così, palesemente, non era nell’Unione Sovietica dove Jurij Andropov divenne nel 1982 segretario del PCUS, quindi dominus dell’Impero, solo e unicamente perché alla testa da ben 25 anni dell’onniposente KGB. Tantomeno così non è stato nella Russia post Sovietica nella quale Vladimir Putin ha preso il potere prima come premier e poi come presidente per la semplice ragione che nella disordinata decadenza di Boris Eltsin il Fsb, successore del KGB, da lui diretto, era l’unico baricentro saldo delle istituzioni allo sbando.

In Italia, invece, dopo l’ultimo scandalo che ha coinvolto nel 1993 il presidente Oscar Luigi Scalfaro, una brutta e meschina vicenda di fondi neri legati al prefetto Riccardo Malpica e alla sua direzione del Sisde, i Servizi da un trentennio sono impeccabili sotto il profilo democratico e efficientissimi. Tanto che, per dirne una, l’Italia è l’unico grande Paese europeo che, grazie anche ai Servizi, non ha mai visto un attentato jihadista. Un unicum che molte nazioni ci invidiano.

Non a caso, l’uomo a cui si deve questo straordinario cambiamento è stato Francesco Cossiga, il picconatore della prima Repubblica con una sua rete di relazioni bipartisan della quale, di nuovo non a caso, hanno fatto parte due candidati in pectore alla presidenza della Repubblica, Gianni Letta e Franco Frattini e che ha prodotto due dirigenti del Dis come Elisabetta Belloni e Giampiero Massolo, anche essi proposti come candidati al Quirinale.

Francesca Cossiga, Gianni Letta, Franco Frattini – e Marco Minniti – hanno infatti elaborato con altri, in puro stile bipartisan, la riforma dei Servizi del 2007 che ha sottratto la nomina dei direttori dell’Aisi e dell’Aise al ministro della Difesa e degli Interni, l’ha attribuita di fatto al presidente del Consiglio che ne è diventato il responsabile e il controllore politico delle attività tramite un responsabile della Autorità Delegata di sua nomina e fiducia. Il tutto, sotto controllo parlamentare del Copasir, la cui presidenza è assegnata alla opposizione.

Un meccanismo democratico, equilibrato e trasparente, efficiente, che ha avuto una opacità, e per l’ennesima volta non è un caso, solo durante le due presidenze di Giuseppe Conte che, con la incredibile condiscendenza, non solo di Matteo Salvini ma soprattutto del Pd di Nicola Zingaretti, non ha nominato un responsabile della Autorità Delegata e soprattutto ha palesemente piegato il Dis, affidato al suo stretto fiduciario Giuseppe Vecchione, al ruolo improprio di promotore delle proprie fortune politiche.

Il pasticcio del caso Mifsud, dei rapporti impropri dei nostri servizi per le beghe dell’amministrazione Trump contro i democratici e infine la sponsorizzazione pubblica dello stesso Trump all’ amico Giuseppi sono stati episodi di bassa lega per fortuna subito contrastati e contenuti dai dirigenti perfettamente bipartisan, dell’Aisi, Mario Parente e dell’Aise, Luciano Carta.

Dunque, da quasi trent’anni in Italia non vi sono e non girano più dossier strani, boatos, intrighi e attività oscure. Al contrario, e Elisabetta Belloni ne è una prova evidente, i Servizi sono diretti da una generazione di gran commis dello Stato dei quali poco si parla, ovviamente, ma che sono della stessa brillante scuola di alti dirigenti dalla quale è uscito Mario Draghi.

Tanto che, ma chi teme strumentalmente derive sudamericane se ne è dimenticato, la stessa Elisabetta Belloni era stata indicata da più parti nel 2020 come possibile presidente del Consiglio.

Insomma, una volta tanto, un’Italia bella, corretta, efficiente.