Settimo giorno di guerraL’ambasciatore americano all’Osce dice che alcuni soldati russi stanno sabotando i loro mezzi

«I coscritti russi di 18, 19, 20 anni capiscono che non hanno alcuna ragione per invadere l’Ucrainaı, racconta Michael Carpenter. E lancia un messaggio all’Italia: «L’energia non potrà restare sempre fuori dal tavolo delle sanzioni»

(La Presse)

«Alcuni reparti russi stanno sabotando i loro mezzi, per non partecipare a questa guerra barbarica». Lo racconta a Repubblica Michael Carpenter, ambasciatore americano all’Osce, avvertendo Italia che «l’energia non potrà restare sempre fuori dal tavolo delle sanzioni».

Ma gli sviluppi sul campo non lasciano ben sperare. «Abbiamo visto le forze russe prendere di mira infrastrutture civili», racconta. «È necessario documentare tutti i possibili crimini di guerra, in modo da far pagare i responsabili. Sono d’accordo con Zelensky». Intanto «la Russia ha già impiegato oltre metà delle forze che aveva ammassato al confine e ne sta mandando altre. Rabbrividisco al pensiero di cosa faranno», spiega. Ad oggi, «è difficile dire quanto Kiev potrà ancora resistere, speriamo a lungo. Ma se le forze russe entreranno nella capitale, troveranno un’accanita insurrezione della popolazione. Continueranno a combattere tanto a lungo quanto sarà necessario. È stato chiesto a un politico ucraino fino a quando saranno disposti a farlo, e lui ha risposto così: per sempre, fino alla fine. Resisteranno alla tirannia russa».

Putin, prosegue Carpenter, sta conducendo «una guerra di aggressione non provocata, brutale e barbarica, che prende di mira i civili, e non darò dignità alle sue richieste. Sono contento che gli ucraini abbiamo scelto di impegnarsi nel negoziato, ma è sconcertante che i russi non abbiano deciso una tregua. Dovrebbe precedere qualunque discussione».

E se Putin ha lanciato un appello ai militari ucraini affinché abbandonino Zelensky, dall’altro fronte «i leader occidentali hanno già chiesto ai militari russi di deporre le armi. La cosa interessante è che ci sono unità che stanno sabotando i propri veicoli, in modo da non essere in grado di partecipare alla lotta. Spero che ciò continui. I coscritti russi di 18, 19, 20 anni capiscono che non hanno alcuna ragione per invadere l’Ucraina. Dovrebbero tornare dalle famiglie e lavorare per rendere la Russia un luogo più prospero e pacifico, invece di invadere il vicino».

Ora, «questa guerra deve fallire. Fallirà, e noi garantiremo che fallisca. Non possiamo permettere alla leadership russa di vederla come un successo, perché vorrebbe dire invitare lei o altri Paesi a fare cose simili. Riguarda la sfida delle autocrazie contro la democrazia, ma anche di più. È uno stato aggressivo che ne invade uno pacifico senza ragione, per conquistarlo. È terrificante per tutti gli stati nel mondo».

Intanto, la porta della Nato deve restare aperta all’Ucraina: «Non possiamo permettere a questa brutale dittatura di cambiare i nostri principi basilari». E quanto all’ingresso nell’Ue, «noi abbiamo sempre appoggiato le aspirazioni europee di Kiev. L’Ucraina è un Paese europeo, il suo futuro è con l’Occidente. Non merita di essere messa forzatamente dietro una cortina di ferro dove la gente è schiavizzata da una dittatura».

E a Draghi, che aveva chiesto di tenere l’energia fuori dalle sanzioni, risponde: «Dobbiamo avere un’ampia base ed essere duri in termine dei costi che imponiamo, ma allo stesso tempo non prendere iniziative che danneggiano noi più della Russia. Però bisogna essere preparati ad alzare la pressione sul Cremlino». L’energia quindi non sarà esclusa per sempre: «Il fatto che Nord Stream 2 sia stato cancellato è molto positivo. Dobbiamo essere strategici su come procedere, per impedire alla Russia di monetizzare le sue risorse».

«Noi e gli alleati siamo sempre aperti alla soluzione diplomatica, ma la Russia ha dimostrato che non è mai stata seria. Tocca a Mosca incoraggiarla, fermando la guerra», conclude. «La maggioranza della gente non è favorevole alla guerra, ma è importante per la leadership russa capire che pagheranno cara l’aggressione».

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