Il presidente del Consiglio Mario Draghi è risultato positivo al coronavirus ed è asintomatico. Domani non potrà dunque partire come previsto per le missioni in Congo e Angola, dove andranno i ministri Luigi Di Maio e Roberto Cingolani per contrattare l’aumento delle forniture di gas per l’Italia alternative a quello russo.
«Il presidente sta bene ed è asintomatico», spiegano da Palazzo Chigi. Il premier lavorerà a distanza, assicurano, ma l’isolamento potrebbe rallentare l’attività di governo.
Come spiega La Stampa, la lista delle cose da fare è lunghissima. E in cima all’agenda c’è l’ennesimo decreto anticrisi.
Nel Documento di economia e finanza (Def), il governo ha tagliato le stime di crescita senza toccare il livello di indebitamento fissato prima dell’inizio della guerra. Al momento i margini di spesa quindi sono limitati: cinque, al massimo sei miliardi di euro.
L’inflazione crescente e l’imminente stop della Banca centrale europea al piano di acquisto di titoli pubblici impongono la massima prudenza. Pena l’aumento dello spread, ovvero il differenziale dei rendimenti con i Bund tedeschi.
Draghi e il ministro del Tesoro Daniele Franco procederanno per gradi, con un primo intervento limitato a 5-6 miliardi, nella speranza di ottenere nel frattempo il sì dell’Unione a una sorta di Recovery plan di guerra e l’arrivo di fondi pubblici europei.
Ma al momento sul tavolo non c’è nulla. Molto dipenderà dalla rielezione di Emmanuel Macron all’Eliseo, presidente di turno dell’Ue e primo promotore del Recovery di guerra. Se così non fosse, a quel punto si aprirà il capitolo di un nuovo scostamento di bilancio senza l’ombrello europeo. E comunque, prima di dire sì a spese non programmate occorre il via libera del Parlamento al Def. Il documento arriverà il 20 aprile in aula alla Camera.
Intanto il decreto in arrivo sarà una somma di proroghe di misure già adottate, tutte in scadenza a fine giugno: taglio dei cosiddetti oneri di sistema nelle bollette elettriche, taglio dell’Iva sul gas, crediti d’imposta per le aziende energivore, sussidio al prezzo di benzina e gasolio, nuovi fondi per l’accoglienza dei profughi ucraini.
Secondo le stime in possesso dei tecnici, la conferma di tutte queste misure per un altro trimestre – ovvero a fine settembre – vale complessivamente nove miliardi di euro. I partiti hanno lo sguardo rivolto alla tornata di elezioni amministrative a giugno, e per questo premono su Draghi perché si mettano subito più fondi.
Lega e Forza Italia chiedono una nuova rottamazione delle cartelle esattoriali, il Partito democratico vorrebbe un intervento più forte per le famiglie più deboli. E i sindacati hanno chiesto a Pd e Cinque Stelle di impegnarsi perché si attenui il peso dell’inflazione sui lavoratori dipendenti. Di qui l’ipotesi di finanziare una detassazione degli aumenti contrattuali in busta paga.