Un Regio Decreto del 1933 vieta «l’iscrizione contemporanea a diverse Università e a diversi Istituti d’istruzione superiore, a diverse Facoltà o Scuole della stessa Università o dello stesso Istituto e a diversi corsi di laurea o di diploma della stessa Facoltà o Scuola». Una normativa che in quasi 76 anni di Repubblica nessun governo è mai riuscito a cambiare e che ha rappresentato una clamorosa eccezione in tutta Europa, visto che in molti altri Paesi è possibile iscriversi a due corsi di laurea contemporaneamente.
Un caso che però ormai appartiene al passato: il Senato ha approvato in Aula il disegno di legge che abolisce tale divieto, con il consenso bipartisan delle forze politiche sia di sinistra che di destra, che hanno convintamente appoggiato questa riforma. Relatore del progetto l’onorevole Alessandro Fusacchia del gruppo Misto, che ha portato avanti questa battaglia e svolto diversi incontri in giro per le università di tutta Italia per sensibilizzare sul tema.
Onorevole, in che cosa consiste il disegno di legge appena approvato?
È semplicemente l’abrogazione di un divieto che esiste da quasi novant’anni, che prevedeva come non ci si potesse iscrivere a due lauree contemporaneamente. Il disegno di legge dà così possibilità allo studente di creare in modo estensivo tante nuove combinazioni: si potranno combinare due lauree, oppure un master e una laurea, oppure un dottorato e una laurea o anche un dottorato e un master. A ciò si aggiungono alcuni dettagli importanti, come per esempio la fine del limite di crediti che un ragazzo iscritto magari al Conservatorio di musica poteva conseguire presso un altro corso di studi, visto che il disegno di legge consente la doppia iscrizione tra una o più di una delle istituzioni del mondo artistico.
Un fatto importante perché in un mondo che ha sempre più bisogno di contaminazioni tra saperi diversi vuol dire dare più possibilità: si pensi a un archeologo di domani che ha bisogno di sapere come funzionano i droni, visto che non andrà a trovare i nuovi siti archeologici come Indiana Jones, o a un ragazzo che ha studiato legge che vuole difendere i diritti umani ma non conosce come funziona il mondo di Internet e gli algoritmi.
Conoscere materie molto distanti tra loro può essere un aiuto e una chance che si dà ai ragazzi e alle ragazze, che hanno la piena libertà di svolgerlo oppure no. Il nostro dovere è quello di facilitare loro l’eventuale scelta: per questo è già stato prevista una postilla che darà pieno diritto allo studio: se uno studente o una studentessa ha un’esenzione totale o parziale dalle tasse universitarie questa si applica anche alla seconda laurea. Un aiuto importante per un ceto medio sempre più in difficoltà, ma sappiamo che non è abbastanza: per questo stiamo discutendo con il governo e la ministra Messa per implementarlo ulteriormente.
Che portata può avere per l’istruzione italiana aver superato una norma così vecchia?
Ha un grandissimo valore, perché per tanti anni non ci si è provato nemmeno. Si è sempre pensato il mondo dell’istruzione a compartimenti stagni: un modo di ragionare ormai superato dalla Storia e dalle stesse logiche del mondo del lavoro. Inoltre, si è superata anche quella che era una vera e propria eccezione in Europa, visto che gli altri Paesi lo permettono. Anche noi in Italia tecnicamente abbiamo già la doppia laurea, solo che bisogna conseguire la seconda all’estero: un ragazzo si iscrive al primo corso di laurea a Torino e l’altro magari a Lione o a Madrid. In questo modo si è data la possibilità a tutti di farlo, visto che c’è chi non poteva permetterselo. Ed è un incentivo anche per i ragazzi stranieri desiderosi di farlo a venire in Italia: il provvedimento aiuta sia i nostri studenti sia il nostro sistema scolastico rendendolo più competitivo e attraente.
In che modo i ragazzi possono trarre vantaggio da questo disegno di legge?
In un mondo in cui la tecnologia occupa tutti i campi, persino nella valorizzazione del patrimonio culturale, vuol dire dare loro più possibilità di sfondare nel mondo del lavoro. Rendere qualunque combinazione possibile vuole dire costruire professionalità dal forte impatto e rendere effettivo quel diritto allo studio sancito dalla Costituzione. Appena la Gazzetta ufficiale pubblicherà il decreto spero si renda quanto prima possibile per i ragazzi iscriversi in più università, secondo le proprie scelte e il proprio credo.
Il provvedimento partirà da subito o sarà necessaria qualche altra implementazione? Può cambiare il mondo dell’università?
Il provvedimento porterà le università necessariamente a parlarsi, visto che dovranno rendere più facili le modalità di immatricolazione e la frequenza dei corsi, agevolando la costruzione di percorsi. Un ulteriore arricchimento per l’offerta formativa, che non potrà che beneficiare di tante nuove possibili combinazioni. La nostra speranza è che parta da subito: a settembre inizia il nuovo anno accademico ma già tra poco iniziano le lezioni dei master. Per questo spero che la ministra Messa lavori da subito per accelerare i tempi e chiarire eventuali dubbi, visto che sicuramente le università saranno subissate di domande. Prima però di intervenire sul mondo universitario servirà anche agire sull’orientamento, che sarà fondamentale.
Perché?
Chiarire ai ragazzi cosa devono fare da grandi diventa decisivo, grazie anche ai fondi del PNRR che andranno all’università perché vadano nelle scuole superiori a fare informazione. Ma non deve essere mera informazione di passaggio, serve soprattutto aiutare i ragazzi a capire cosa vogliono essere. Vuol dire creare esperienza, far capire loro i talenti che possiedono. Per questo mi piacerebbe vedere l’alternanza scuola-università e vedere i ragazzi delle scuole superiori seguire per un giorno i corsi presso un ateneo. Non è possibile andarci il primo giorno effettivo, per molti di loro rischia di essere troppo tardi: non è un caso se in tanti poi sbagliano corso, si trovano spaesati o magari non capiscono dove si trovano.
Il provvedimento può incidere sul passaggio dei ragazzi verso il mondo del lavoro, fase storicamente difficile?
Io credo di sì. Il lavoro è importante ma credo che l’università debba formare anzitutto dei cittadini, prima ancora che dei lavoratori. Le tendenze del mercato del lavoro però sono chiare: da un lato c’è una corsa all’iper-specializzazione, con sempre più professionisti esperti di un campo ultra-specifico, dall’altro serve tornare a generare senso e capire il mondo che viviamo, specie in una fase come questa. Servono competenze specializzate ma serve anche tornare al mondo della cultura, sapere tanto e di tutto: per questo spero ci siano un giorno matematici, ingegneri, architetti che avvertiranno il bisogno di una formazione umanistica che li aiuti a interpretare il mondo che stanno progettando e anche filosofi ed economisti che sentiranno la necessità di capire la tecnologia e di cosa stiamo parlando. Questo significa la doppia laurea.