Leader sereniIl movimentismo attendista di Renzi e l’inaspettato riavvicinamento a Letta

Il fondatore di Italia Viva porta in tour il suo libro “Il mostro” e mantiene aperta la possibilità di creare un terzo polo, a meno che il Pd di Letta non si decida finalmente a lasciar perdere Giuseppe Conte. La partita è tutta da giocare, ma qualcosa è cambiato tra i due partiti

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Quando in questa fase si parla di Matteo Renzi affidarsi alle sensazioni, dato che per il momento non è volutamente decifrabile la sua prospettiva, scrutare i segni e seguire gli indizi, in questo suo movimentismo attendista – come altrimenti chiamarlo? – che caratterizza l’azione/non azione del capo di Italia viva. Il quale si muove a tutto campo, nel senso letterale del termine, per le presentazioni in tutta Italia, che stanno andando molto bene, del suo ultimo libro “Il Mostro”, e anche dal punto di vista politico.

Questa mattina è ai Bagni Misteriosi del Teatro Franco Parenti di Milano e poi partecipa anche a un’iniziativa dei giovani della Lega. «Ieri ho partecipato per la prima volta dalla nascita di Italia Viva a una festa del Partito Democratico, a Empoli – ha scritto nella sua e news – mi ha fatto piacere tornare a incontrare una comunità con la quale ho condiviso molte esperienze» aggiungendo che la sua uscita dal Pd ha fatto bene anche al Pd medesimo: la battaglia contro Conte che ha portato Draghi a Palazzo Chigi «ha rovesciato i rapporti di forza e liberato i dem dalla subalternità ai grillini».

Dopo anni, i dem in effetti stanno scoprendo giorno dopo giorno l’inconsistenza e l’inaffidabilità di Giuseppi esattamente come Renzi aveva predetto, e questo è obiettivamente un cambio di scena che riavvicina quest’ultimo a un Pd molto meno subalterno al populismo dell’avvocato che andava di moda ai tempi grigi di Nicola Zingaretti e Goffredo Bettini.

Non solo, ma è evidente la sintonia con Enrico Letta sul pieno sostegno al governo Draghi, la convergenza di fondo sulla guerra di Vladimir Putin, la sintonia su una questione materiale ma dal forte impatto simbolico come quella del sì al termovalorizzatore di Roma: tutte cose che vedono insieme Pd e Italia viva contro il Movimento cinque stelle.

Nella libertà di movimento che Renzi si è autoassegnata non è dunque azzardato ipotizzare che il rapporto anche personale con Letta, il quale com’è noto vuole avere buoni rapporti con tutti, sia molto migliorato, come già si era visto nelle comuni battaglie nei giorni del Quirinale quando entrambi fecero le barricate contro i vari tentativi gialloverdi prima su Franco Frattini e poi su Elisabetta Belloni, ma questa è già storia lontana: è chiaro che ormai ci si arrovella sulle alleanze in vista delle prossime politiche.

Nei vari schemi e schemini che i vari leader disegnano sui propri taccuini vi è anche quello che viene ipotizzato con il Rosatellum vincente, l’attuale sistema elettorale che proprio Renzi e Letta più di altri vorrebbero mantenere, e in questo quadro il leader di Italia viva potrebbe essere indotto a chiedere al Pd un accordo per eleggere una truppa renziana nei collegi uninominali. È ancora molto prematuro parlare di intese e di nomi ma quello che è certo è che Matteo Renzi è troppo esperto per non prendere in esame la possibilità di un accordo elettorale con il suo ex partito, soprattutto se questo accordo escludesse Conte.

È vero che i referendum sulla giustizia vedranno Pd e Iv su sponde opposte – Letta per cinque No, Renzi per cinque Sì – ma nessuno legge in questo un grande problema, anche considerando che mezzo Pd non seguirà l’indicazione del segretario, indicazione peraltro di massima («non siamo una caserma»), oppure il fatto che in una città importante come Genova correranno in sostegno di due candidati a sindaco diversi.

Ovviamente, dal lato di Renzi, è il Pd che sta cambiando linea (è ancora non basta) e lui gioca di sponda anche con la destra come si è visto nella elezione di Stefania Craxi alla presidenza della commissione Esteri del Senato distruggendo la candidatura grillino di Ettore Licheri. E finché Letta non avrà salutato in modo definitivo il partito dell’avvocato del popolo Matteo Renzi manterrà aperta, ancorché tuttora indefinita. Ma una cosa è certa, sulla base delle notizie e dei fatti: la partita è tutta da giocare, e il risultato incerto. Ma qualcosa è cambiato, e sia “Matteo” che “Enrico” sono entrambi più sereni.