FuturibileIl tiramisù stampato in 3D è già realtà

A sperimentare l’applicazione, ideata da un’azienda spagnola, sono stati gli studenti del corso di panificazione e pasticceria della scuola di formazione professionale Lepido Rocco di Lancenigo di Villorba, nel Trevigiano che hanno riprodotto il famoso dolce al cucchiaio nato a Treviso a metà Ottocento

Con la stampante tridimensionale si può fare di tutto, anche creare ottimi dolci, equilibrati e perfettamente dosati. E soprattutto privi di quell’aria un po’ raffazzonata che, nel bene e nel male, è il marchio di fabbrica delle torte fatte in casa e la garanzia evidente della loro artigianalità.
Il segreto è “Foodini”, un macchinario messo a punto da Natural Machines, un’azienda di di Barcellona in collaborazione con Tiramisù World Cup (TWC), un progetto nato a Treviso per cercare e premiare il tiramisù più buono del mondo e aperto all’invio e alla sperimentazione di ricette sul tema da tutto il mondo.
Si tratta di un elettrodomestico da cucina per la stampa in 3D di alimenti. In pratica, la nuova frontiera del robot da cucina, un meccanismo informatizzato che assembla e restituisce al meglio del loro aspetto una serie di ingredienti selezionati e mescolati secondo dosi precise. Dal guacamole ai biscotti a forma di cuore o di stella, Foodini, garantiscono i suoi ideatori, “stampa” piatti eleganti, senza sprechi, valorizzando il cibo e la sua presentazione. Il procedimento è piuttosto semplice. Si tratta di preparare il composto, riempire l’apposita capsula, posizionare il piatto o la superficie piana prescelta e avviare il programma.

Si dovrà poi infornare, se si tratta di biscotti o altri prodotti da cuocere, di congelare in attesa del consumo, o di servire, aggiungendo, se si vuole qualche decorazione. Il bello è che una volta “ottimizzate” in questo modo ricette e preparazioni, si possono memorizzare e “stampare” ogni volta che serve, anche in dimensioni diverse. Ci sono delle forme, e delle creazioni già predisposte nel programma ma se ne possono aggiungere altre a piacere.
L’invenzione è stata presentata alla scuola Lepido Rocco di Lancenigo di Villorba, nel Trevigiano e, in onore al luogo e agli ospiti, è stato scelto appunto il Tiramisu. Che, secondo una tradizione tramandata anche dall’Artusi, nasce a Treviso nella seconda metà dell’Ottocento, e ha il suo antenato nello Sbatudin della tradizione contadina: tuorlo d’uovo sbattuto con lo zucchero fino a divenire una crema spumosa da accompagnare a dei piccoli biscotti. Ogni famiglia personalizzava la crema con aggiunta di altri ingredienti seguendo i gusti personali e del territorio, caffè, vino bianco, liquore, biscotti, burro, ricotta, panna, cacao…

Gli sviluppi possibili del macchinario, dagli utilizzi in cucina alle ricette, verranno ora studiati e perfezionati dai ragazzi della Scuola Lepido Rocco di Lancenigo, che custodirà l’elettrodomestico perché «sono loro a avere uno sguardo verso il futuro, con la curiosità di voler sperimentare quelli che saranno i nuovi scenari nell’ambito della pasticceria, della panificazione e molto altro» ha spiegato Alessandro Visentin, direttore generale della Fondazione Lepido Rocco.
«Foodini – dice Joan Caselles di Natural Machines – è il frutto di un lungo lavoro e siamo grati alla TWC che collabora con noi per migliorare il nostro prodotto. Non si tratta di un oggetto che intende sostituire l’uomo in cucina, ma di un attrezzo complementare e aperto a moltissimi utilizzi. Primo fra tutti – proprio per le caratteristiche e le tecniche di lavorazione di ingredienti freschi – quello in ambito ospedaliero per chi, per esempio, è affetto da disfagia».
«Questi Tiramisù “stampati” sono ottimi, migliori dell’80% di quelli che ho avuto occasione di mangiare nelle varie parti del mondo – scherza Francesco Redi di Twissen, ideatore della TWC. Quest’idea offre tantissime opportunità di internazionalizzazione anche per le micro-imprese di settore. Immaginate come un pasticcere di Treviso possa inviare dall’altra parte del globo una propria ricetta così da veder replicata una sua creazione. In questo modo, ci saranno nuove opportunità di business legate al prodotto e al “marchio di fabbrica”».

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