Cucire bocconi Cibo e trapunte

Una mostra al The Africa Center di Brooklyn mette in luce l’influenza degli afroamericani sulla cucina e sull’agricoltura americani. Ricamando su grandi piumini coloratissimi prodotti e strumenti che riportano alla storia della gastronomia

Una intera esposizione fatta di enormi piumini che portano su di sé gli oggetti e i prodotti che costituiscono la base dell’alimentazione americana. La mostra al The Africa Center è pensata per dare visibilità e spazio all’influenza degli afroamericani sul cibo e sull’agricoltura americani. Questi piumini mostrano le immagini delle grandi donne e uomini che si sono distinti nella creazione di oggetti da cucina (come la paletta per gelato, ad esempio), di chef e di tante altre realtà che oggi diamo per scontate ma che hanno avuto un inventore, dimostrandoci quanto poco sappiamo della storia. Oltre ai piumini, in mostra anche una splendida cucina psichedelica Ebony, un altro grande simbolo dell’imprenditorialità e dell’eccellenza afroamericane.

“The Legacy Quilt”, così è chiamata l’installazione, onora gli innumerevoli produttori di cibi e bevande afroamericani che hanno gettato le basi per la cucina americana. La tradizione delle trapunte nella cultura afroamericana è profonda: le trapunte sono state a lungo associate a espressioni di celebrazione, ricordo e rispetto.

The Legacy Quilt è fatta interamente a mano, ed è composta da 406 blocchi, ognuno dei quali rappresenta un contributo afroamericano alla cucina americana. Con un’altezza di quattro metri e una larghezza di quasi nove, questo oggetto maestoso ci ricorda che ci sono innumerevoli storie che meritano un riconoscimento.

E tante persone che, pur non avendo il nome nei libri di storia, hanno contribuito all’evoluzione della nostra cucina e del modo di interpretare il nostro nutrimento. C’è il quadrotto dedicato allo chef James Hemings, che ha introdotto i palati americani alla cucina francese. Quello che racconta di Edna Lewis, che ha aperto la strada al moderno movimento farm to table. Si ricorda Frederick McKinley Jones, inventore della tecnologia e fondatore di un’azienda che ha reso possibile il trasporto globale con la catena del freddo. Queste sono solo alcune delle storie degli afroamericani che hanno plasmato l’identità culinaria degli Stati Uniti ed esplora queste e molte altre storie incredibili attraverso una semplice coperta.

Questo maestoso manufatto è accompagnato da un’esperienza virtuale interattiva in cui le persone possono inviare le proprie storie di eroi culinari afroamericani da aggiungere, sottolineando che queste storie culinarie non sono finite, che il lavoro di documentarle e celebrarle è in corso.

I visitatori vengono quindi trasportati attraverso quattro secoli di influenza sull’agricoltura, le arti culinarie, la produzione della birra e la distillazione e il commercio. Tema centrale della mostra è il movimento delle persone, siano essi africani ridotti in schiavitù attraverso l’Atlantico o gli oltre sei milioni di neri americani dal sud al nord durante la Grande Migrazione, e le loro tradizioni alimentari attraverso il luogo e il tempo. 

Dobbiamo ringraziare un’associazione, per l’ideazione e a creazione di questo capolavoro materiale e ideale: fondata nel 2005, Harlem Needle Arts (HNA) è “un’organizzazione artistica e culturale in prima linea nel rivoluzionare, preservare ed espandere la narrativa delle arti della fibra, del tessile, del design e dell’ago nella diaspora africana”.

Non solo i personaggi e gli oggetti hanno un senso, ma anche i vari tessuti sui quali sono stati ricamati: gli artisti, per la realizzazione della coperta, hanno infatti selezionato con grande cura una varietà di tessuti appropriati per il periodo, rappresentativi delle varie epoche e dei vari luoghi, pezzi che vanno dall’inizio del 1600 agli anni 2000. I tessuti includono cotone, velluto a coste, flanella, percalle, mussola, chintz, croaker, calicò, chambray, lana, broccato, toile e denim insieme a batik, stampe Adire e Ankara. Anche la coerenza stilistica è stata rispettata: il design di ogni blocco di trapunta incorpora segni, simboli e abbellimenti con colori e motivi rappresentativi in ​​modo univoco dell’estetica afroamericana.

È stato poi il grafico Adrian Franks a creare le 400 illustrazioni, che sono state stampate su tessuto, poi abilmente ritagliate e applicate da tanti artisti diversi sui rispettivi quadrotti che formano la trapunta. Il racconto di ciascuna storia è stato invece affidato al giornalista Osayi Endolyn, che ha contribuito con una narrazione per ogni blocco, delineando quel particolare contributo alla cucina americana.

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