Il G7 in GermaniaLa crisi energetica non deve produrre un ritorno al populismo, dice Draghi

Il summit dei leader mondiali, iniziato ieri in Baviera, andrà avanti fino a martedì. Tra le proposte principali: imporre un tetto al prezzo del petrolio russo e vietare l’importazione di oro da Mosca. Il premier italiano fa sponda con Macron e insiste per un impegno per il “price cap” sul gas

(La Presse)

Il G7, iniziato ieri in Baviera, andrà avanti fino a martedì. I leader mondiali stanno lavorando per introdurre nuove sanzioni contro l’economia della Russia. E tra le proposte principali ce ne sono due: imporre un tetto al prezzo del petrolio russo e vietare l’importazione di oro da Mosca. Mentre ieri sono tornati a piovere i missili su Kiev, oggi il presidente ucraino Volodymyr Zelensky parlerà ai sette leader.

Il presidente del Consiglio Mario Draghi, come racconta Repubblica, sin dal suo esordio al G7 ha insistito sulla necessità di una risposta forte contro la crisi energetica che sta di fatto arricchendo Mosca e che rischia di provocare scossoni nelle democrazie occidentali.

«Dobbiamo evitare gli errori commessi dopo il 2008», ha spiegato. «La crisi energetica non deve produrre un ritorno del populismo». Stessa posizione quella del presidente francese Emmanuel Macron: «Dobbiamo ascoltare la rabbia della gente. Quando prendiamo decisioni, è giusto tenere in considerazione l’opinione pubblica».

Draghi insiste su un punto: «Un tetto al prezzo dell’energia è un obiettivo geopolitico, oltre che economico e sociale». Il premier da tempo punta a un tetto sul prezzo del gas. Ma dopo l’ultimo consiglio europeo è evidente che l’obiettivo è lontano. E allora, dal G7, si pensa di partire al petrolio. «Per rendere sostenibili le sanzioni — è la filosofia del presidente del Consiglio — dobbiamo agire. Abbiamo gli strumenti per mitigare l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia, compensare le famiglie e le imprese, tassare le aziende che fanno profitti straordinari».

Molti leader temono una ritorsione immediata di Mosca. Olaf Scholz, il padrone di casa, in primis. Anche se la sua posizione si sta ammorbidendo. Roma spera nella sponda di Biden. Draghi e il presidente americano si sono parlati nella serata ieri, prima di un colloquio tra il premier italiano e Boris Johnson.

A sostenere la battaglia di Roma sul gas, intanto, c’è anche Macron. Il concetto di price cap sul gas dovrebbe essere contenuto nella dichiarazione finale, con un richiamo alle scelte dell’ultimo Consiglio europeo. Un po’ poco, per Draghi. Anche Macron vorrebbe parole più nette.

Draghi è stato chiaro: occorre «ridurre i nostri finanziamenti a Mosca, eliminare una tra le principali cause dell’inflazione» e cancellare «per sempre» la dipendenza dalla Russia.

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