PitagoriciOssimoro Calabria

Un luogo da scoprire e rivalutare, una terra complessa da descrivere e da vivere. Questa lingua di terra che si tuffa nel Mediterraneo nasconde perle preziose che riescono a diventare riferimento assoluto, partendo proprio da queste sue dicotomie

In Calabria non ci arrivi per caso. È lontana, questa terra così aspra e complessa. È infinita, nel suo protrarsi verso il mare con lentezza. È un ossimoro continuo, questa regione: costruzioni mai finite si alternano a distese sconfinate di terra. Macchie giallissime e verdissime si contrappongono al blu intenso del mare e sono intervallate da paesini sperduti, inerpicati sulla roccia viva. Come Strongoli, poche case, pochi abitanti e sguardo a perdifiato su una vallata che conquista l’anima.

È qui che la famiglia Ceraudo ha trovato la sua origine, ed è qui che ha scelto di insediare il suo futuro, di creare la sua identità, e di ristabilire le sue radici. Tutti, qui, sono andati via, ad un certo punto della loro vita. Chi a Roma, chi all’estero, chi in Abruzzo, chi a Milano. Ma sono tutti ritornati qui, alla terra che ha dato origine alla famiglia, e che ancora oggi sostiene e contiene questo gruppo omogeneo di persone legate dal sangue e dalla terra, dal culto dell’ospitalità e dalla forte connessione con vigne e ulivi.

Entrare nei possedimenti di famiglia significa immergersi in un mondo a parte, dove il fuori sembra lontanissimo, per tempo e spazio, e dove ci si sente sospesi in un non luogo caldo, avvolgente, a suo modo unico e irripetibile.

Qui si produce olio, si fa un vino che profuma di questa terra, si ospitano viandanti in cerca di pace e di ritrovare se stessi, con aperitivi tra gli alberi che ritemprano gli animi nella loro accurata semplicità.

Ma soprattutto si ristorano i visitatori con una cucina che spiazza, e che porta riflessione e concretezza, e che regala un altro pezzo di questo ossimoro italiano: Caterina è la giovane piccola di casa, che ha lasciato il nido dopo aver conosciuto Niko Romito ed è rientrata con un patrimonio di tecnica, conoscenza, rispetto per il singolo ingrediente. Ha preso questa consapevolezza e lha riversata sulla sua patria, ne ha fatto uno stile suo, nel suo ristorante Dattilo, e ha capito come rendere identitario per lei il percorso di valorizzazione della semplicità che Romito promuove da sempre.

Il risultato è evidentissimo, e immediato da capire per chiunque passi da qui: non c’è riflessione necessaria per chi si siede a questi pochi tavoli curati e ben condotti. C’è solo gusto, puro e immediato, eppure così pensato dalla giovane chef e dalla sua brigata da diventare semplicità autentica del palato. Accostamenti arditi e arrivo allessenza sono le cifre stilistiche che qui sublimano nel boccone, senza per questo affaticarci o doverci dimostrare competenza a tutti i costi.

Ai ballerini di danza classica si chiede di essere naturali, spontanei, leggeri, e al contempo di avere una tecnica sopraffina, movimenti perfettamente realizzati, unisono con la musica. La cucina di Caterina ci riporta esattamente qui: non percepiamo alcuno sforzo, e ne godiamo, ma se analizziamo a fondo i piatti comprendiamo quanto siano meditati e costruiti, per essere così semplici, piacevoli, pieni e immediati per noi.

Triglia, pane e arance

Un ossimoro, anche questo, che fa il pari con il luogo magico e dannato nel quale siamo: un posto da conoscere e da comprendere, da rivalutare e da recuperare. Perché lItalia è anche qui, in questa lingua di terra avvolta da un mare meraviglioso.

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