Chi rompe pagaComunque andrà a finire la tragicommedia grillina, arriverà un vaffa-day per Conte

Il non-leader di un non-partito sta tenendo in scacco il Paese per questioni marginali tipo recuperare un senso ai Cinquestelle, che un senso non ce l'hanno. Questa crisi di luglio, una volta terminata, dovrà svegliare il Partito democratico

da Unsplash

Quando tutto questo sarà finito, quando cioè calerà il sipario sulla farsa a cinque stelle, poi bisognerà essere spietati. D’altronde dovrebbe essere sempre così, chi rompe paga. Il perdono è un’altra cosa, non va tanto bene in politica: in politica ci si vendica, anche.

E allora Giuseppe Conte non deve illudersi, non sarà mai accolto come il figliol prodigo ma soltanto per quello che sta dimostrando di essere, un uomo irragionevole e persino nocivo per la qualità della politica e delle istituzioni, e un leader che non guida la sua squadra, che si fa mettere i piedi in testa dal direttore di un giornale autoreferenziale e estremista, da una ex sindaca cacciata a furor di popolo e da quattro scalzacani finiti per caso in Parlamento può diventare persino pericoloso, non nel senso, ovviamente, che possa fare un colpo di Stato ma in quello di demolire una normale dialettica civile e politica, di confondere la popolarità con il consenso, di annacquare la lotta politica nella melma del potere.

L’avvocato della provincia di Foggia sta da giorni tenendo in scacco un governo, un Parlamento, tutte i partiti, il Quirinale: e perché? Perché nel decreto Aiuti c’è la norma sul termovalorizzatore di Roma? Perché «non ci ascoltano»? No, per recuperare un senso al M5s, che un senso non ce l’ha.

Cambia idea ogni due per tre. Ieri sera l’ultima era: fermi tutti, la fiducia sul decreto non la votiamo però non usciamo dal governo, i ministri e i sottosegretari possono dormire sonni tranquilli, e anche i deputati e senatori, vedrete che la legislatura proseguirà e non ci rimetterete una lira.

Dinanzi a tutto questo la lungimiranza e la linearità di Mario Draghi meritano che il suo governo vada avanti e faccia le cose che ha promesso di voler fare, la famosa agenda sociale, le misure per i lavoratori e imprese eccetera eccetera. Lui fa il suo lavoro senza lasciarsi intimidire. Ha ascoltato tutti, anche Conte, poi ha deciso una linea che ha per così dire “dribblato” l’avvocato lasciandolo sul posto. Così forse tutta la vicenda si concluderà relativamente bene, ci sarà oggi lo strappo con il non voto grillino in Senato sulla fiducia, poi forse una verifica parlamentare, e si andrà avanti almeno fino alla legge di Bilancio. Ma sia che finisca così, sia che finisca male, i responsabili, i democratici, i progressisti, i liberali dovranno reagire alla prepotenza di un partito ormai dimidiato che pretende di dettare legge tra l’altro nella più totale opacità del dibattito interno.

Sin qui si è accettato tutto, le umiliazioni in tv e in streaming, la follia di demagogiche riforme istituzionali, le cialtronate “contro la povertà”, le “stranezze” dei rapporti tra Conte e Putin e tra Conte e Trump, il rischio di avere una maggioranza basata su Ciampolillo, quello di avere la numero uno dei servizi segreti al Quirinale. Ora basta, come scrisse tanto tempo fa Norberto Bobbio quando Bettino Craxi tirava troppo la corda (ed era Bettino Craxi, non Paola Taverna). Ora c’è un indizio forse confortante nel discorso che Enrico Letta ha tenuto ieri davanti ai suoi gruppi parlamentari: non ha mai nominato Conte. Ha citato altri, lui no. Il segno plastico di come il punto di riferimento fortissimo sia diventato un innominabile. Nemmeno più da criticare, perché in fondo si criticano le persone più o meno per le quali c’è interesse.

Pluf, il legale di Volturara Appula è sparito. Il che fa sperare che questa stramba simil-crisi di luglio azzeri le future pretese dei grillini che, come si è visto, se sono avanzate per spaccare tutto alla fine sono destinate al nulla. Non solo: questa storia dovrebbe finalmente espellere il gruppetto dell’avvocato dall’orizzonte politico del principale partito del centrosinistra con il quale non saranno possibili alleanze nei collegi unininominali e a cui si darà battaglia per togliergli quei voti che gli sono ancora rimasti. Tolleranza zero. Si apre dunque, o meglio si può aprire, una fase completamente nuova, senza più l’ingombro psicologico e politico di un soggetto che è passato in pochi anni dal paradiso dei trionfi elettorali al purgatorio della prova di governo, infine all’inferno della marginalità politica e del discredito pubblico. Il vaffa stavolta è tutto per loro, comunque vada.

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