Diagnosi virtualeL’Holotrasporation e la nuova frontiera della telemedicina

Una chat video alimentata da visori 3D e realtà aumentata ha permesso la prima visita medica a distanza in una stazione spaziale orbitale. È solo l’ultimo esempio di un mercato in espansione che potrebbe raggiungere il valore di 298,9 miliardi di dollari entro il 2028

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L’8 ottobre dello scorso anno uno degli astronauti della stazione spaziale orbitale, Thomas Pesquet, è stato “visitato” dal chirurgo di volo della NASA Dr. Josef Schmid, la cui presenza digitale tridimensionale era collocata all’interno della navicella di fronte al paziente con il quale si confrontava. Visita conclusasi con la prima stretta di mano olotrasportata dalla Terra nello spazio.

Holotrasporation è una tecnologia Microsoft sviluppata in collaborazione con il partner Aexa Aerospace (il Ceo Fernando De La Peña era anch’esso “presente” alla visita).

Sebbene il nome mischi le parole ologramma e teletrasporto, si tratta in verità di una chat video davvero realistica alimentata dalla realtà mista.

L’astronauta a bordo della ISS indossava un visore per realtà aumentata Microsoft HoloLens. Questa cuffia proiettava in tempo reale il filmato in 3D di Schmid, facendo sembrare che il dottore fosse presente a bordo della stazione spaziale.

«Il nostro corpo fisico non è lì, ma la nostra entità umana è assolutamente lì», ha spiegato Schmid. «Non importa che la stazione spaziale stia viaggiando a 17.500 miglia orarie in orbita a 250 miglia sopra la Terra».

La cosiddetta realtà aumentata permette di replicare virtualmente la realtà attraverso il concetto di digital twin che si avvale di un ologramma di rappresentazione in 3 dimensioni. Coi sensori che già oggi gli astronauti indossano (e i loro ulteriori sviluppi) il dr. Schmid di turno potrà in presenza digitale dare indicazioni sulle cure aggiungendo l’interazione emotiva che solo la presenza fisica è in grado di darci, ossia quel colloquiare di persona con il nostro dottore di fiducia che ci rassicura.

La telemedicina è cresciuta enormemente anche per effetto di quasi due anni di pandemia da COVID-19. Secondo l’ultimo rapporto di Grand View Research, il mercato globale della telemedicina è letteralmente esploso, e si stima che dovrebbe raggiungere i 298,9 miliardi di dollari entro il 2028, con una crescita prevista annua del 22,4% dal 2021 al 2028. Attualmente tale mercato è valutato 70,4 miliardi di dollari.

Diversi sono i fattori che concorrono a tale incredibile crescita: l’aumento dell’incidenza di malattie croniche e la crescente domanda di cura di sé, così come il miglioramento dell’applicazione Internet e le nuove tecnologie legate alle apparecchiature inerenti la sensoristica medicale (il cosiddetto telemonitoraggio).

Aggiungiamo Big Data e Intelligenza Artificiale a sostegno del medico (Watson di IBM è stato un apripista) e – ultimo ma non ultimo – la crescente necessità di contenere i costi del sistema sanitario (pubblico e privato) che spinge la domanda di centralizzazione dell’assistenza sanitaria.

Il mercato è così promettente che diversi big (non solo del mondo digitale) si sono mossi da tempo. Come il colosso Walmart che nel maggio 2021 ha acquisito MeMD, fornitore di servizi di telemedicina, per offrire l’accesso virtuale all’assistenza per cure urgenti, comportamentali e primarie, negli Stati Uniti.

Le aziende del settore hanno registrato una crescita esponenziale durante la pandemia di COVID-19 rispetto all’anno precedente. Ad esempio, Teladoc Health, Inc. quotata alla Borsa di New York ha registrato una crescita del 109% su base annua dal terzo trimestre del 2019 al terzo trimestre del 2020. American Well Corp., (oggi Amwell), altro attore chiave del mercato anch’esso quotato al NYSE, ha riferito che circa 68mila utenti attivi hanno utilizzato nel 2020 la piattaforma Amwell per ottenere cure primarie, per la gestione delle cure croniche e di visite specialistiche, con un aumento di circa il 158% del volume di traffico tra marzo e aprile dell’anno.

Nel marzo 2021 Amazon ha ampliato l’accesso alle sue visite virtuali e alla piattaforma di telemedicina Amazon Care, per servire altre società con sede a Washington. Fino ad allora, Amazon Care era disponibile solo per i dipendenti dell’azienda e le loro famiglie nello Stato di Washington. L’azienda prevede di espandere ulteriormente prodotti e servizi per l’assistenza virtuale ai propri dipendenti e ad altre società in tutti i 50 Stati USA.

Nel 2018, Fitbit Health Solutions (acquisita da Google nel novembre dello scorso anno per 2,1 miliardi di dollari) ha riferito che il Cedars-Sinai Hospital di Los Angeles ha iniziato a distribuire dispositivi indossabili Fitbit ai pazienti dopo l’innesto di protesi d’anca, protesi di ginocchio e altri interventi chirurgici. Ciò ha consentito ai medici di monitorare l’attività del paziente e di incoraggiandoli nel loro percorso riabilitativo.

Anche i governi si muovono in questa direzione, seppur con pochi investimenti e sfruttando tecnologie oramai consuete. Nel dicembre 2021 il Common Services Center del Ministero dell’elettronica e della tecnologia dell’informazione in India ha lanciato il CSC Health Services Helpdesk, una linea di assistenza basata su chatbot su WhatsApp.

In ogni caso in pochi mesi più di 37mila sono stati i consulti effettuati (al costo di 0,60 euro l’uno) e più di 104mila le cure omeopatiche prescritte.

Nel marzo 2020, il Ministero dell’Economia, del Commercio e dell’Industria (METI) giapponese ha lanciato servizi di consulenza a distanza gratuiti in collaborazione con Line e Medpeer.
In Cina i numeri esplodono: Jack Ma fu antesignano quando nel 1988 fondo Alibaba Health che poi quotò alla borsa di Hong Kong. Dopo esser riuscito a fornire (a casa) medicinali con sconti anche importanti agli utenti, da qualche tempo ha ampliato la sua offerta offrendo servizi di telemedicina.

Non di meno WeDoctor del gigante Tencent, valutata 7 miliardi di dollari, che gestisce più di 7.000 dottori e serve più di 50mila utenti, peraltro non solo cinesi.
Impressionante la crescita della società JD Health (della quale Tencent detiene il 20% delle azioni) nata solo nel 2017 da JD.com, concorrente di Alibaba, considerata l’Amazon cinese per l’imponente infrastruttura logistica composta da una rete di circa 1.400 magazzini per un totale di oltre 25 milioni di metri quadrati. A fine dello scorso anno, gli utenti attivi annuali di JD Health hanno raggiunto i 123 milioni, con un aumento anno su anno di nuovi utenti attivi di oltre 33,56 milioni. Il suo servizio di consulenza medica online è cresciuto rapidamente, portandosi a una media giornaliera superiore a 190.000 contatti. E soddisfa gli utenti/pazienti.

Secondo il Deloitte 2020 Survey of US Health Care Consumers, la quota di consumatori americani che ha utilizzato le visite virtuali è aumentata dal 15% al 19% dal 2019 all’inizio del 2020, per poi salire al 28% nell’aprile 2020. Ancora più importante che circa l’80% degli utenti ha dichiarato l’intenzione di continuare a utilizzare altri servizi di telemedicina anche dopo il COVID-19 (pandemia che è stata anche un tremendo acceleratore di tecnologia).

Sono rimasti un po’ tutti positivamente sorpresi, dottori e pazienti.

Kenric Maynor, presidente dell’Istituto di Medicina Geisinger Health System in Pennsylvania, ha commentato: «C’erano alcuni miti su ciò che la telemedicina poteva fare… e gli operatori sanitari e i pazienti sono rimasti sorpresi dall’efficacia della visita clinica [in un ambiente virtuale]. Speriamo che ci sia una reale opportunità per una componente di telemedicina per l’assistenza sanitaria che sia sostenibile e affidabile». Olotrasportata o no, la telemedicina ha un futuro assicurato.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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