Bisogno dell’animaCosì l’alcol ha aiutato l’uomo a creare la civiltà

Come spiega il professor Edward Slingerland nel suo saggio “Sbronzi” (Utet) nonostante stordirsi sia una pessima idea sul piano della salute, il consumo di vino e birra ci avrebbe aiutato, nel tempo, a costruire legami più forti a livello sociale

di Thomas Picauly, da Unsplash

L’uomo, quindi, si sbronza, si stona e viaggia grazie alle sostanze psichedeliche da tempo immemore e in tutto il mondo. Non mancano libri interessanti che documentano la predilezione della nostra specie per le sostanze inebrianti, oltre che l’incredibile varietà di modi con cui soddisfiamo il nostro desiderio di raggiungere uno stato mentale alterato. Come osserva il guru della medicina alternativa Andrew Weil: «L’ubiquità dell’uso di droghe è così stupefacente che deve senza dubbio rappresentare una tendenza umana fondamentale».

In modo analogo, nella sua panoramica dell’impressionante varietà di tecnologie che l’uomo ha messo a punto per stordirsi, l’archeologo Andrew Sherratt sostiene che «probabilmente la ricerca deliberata dell’esperienza psicoattiva è antica almeno quanto l’uomo anatomicamente (oltre che dal punto di vista comportamentale) moderno: è, in altre parole, una delle caratteristiche di Homo sapiens sapiens».

Tuttavia, in queste indagini storiche e antropologiche sull’assunzione di sostanze psicotrope non viene esaminato l’enigma di fondo sul perché gli uomini hanno così tanta voglia di stordirsi. Da un punto di vista pratico, ubriacarsi o drogarsi sembra proprio una pessima idea. A livello individuale, l’alcol è una neurotossina che compromette le funzioni cognitive e motorie e danneggia l’organismo. A livello sociale, il nesso fra ubriachezza e disordine sociale non è un’invenzione dei moderni hooligan o degli studenti universitari. Nell’antica Roma si tenevano regolarmente i baccanali – dal nome del dio Bacco, il Dioniso dei greci – festività selvagge e pericolosamente caotiche. Le descrizioni e le raffigurazioni di rituali e banchetti a base di bevande alcoliche provenienti dall’antico Egitto e dalla Cina mostrano con chiarezza come confusione, zuffe, malessere, perdita di coscienza nei momenti meno indicati, vomito copioso e sesso illecito siano da sempre le tipiche conseguenze del consumo di alcolici.

I vari allucinogeni utilizzati dall’uomo in tutto il mondo sono ancora più pericolosi e nocivi. Oltre a disconnetterci del tutto dalla realtà, la loro composizione chimica può portarci alla morte. Un piccolo arbusto che cresce nel deserto di Sonora, Sophora secundiflora, è così tossico che una sola bacca ucciderebbe un bambino nel giro di pochi secondi. Si potrebbe pensare che l’uomo abbia imparato in fretta a tenersene alla larga. Ma non è così. Il motivo è che le bacche di mescalina possono anche provocare un violento stordimento. Sebbene non abbiano alcun valore culinario noto, tracce della bacca sono state rinvenute in resti archeologici risalenti a diversi millenni fa, quando le culture del deserto la utilizzavano per il suo potere inebriante. […]

Bere qualcosa di forte è il rimedio per ogni genere di malanno, il cordiale per qualunque dispiacere. A un matrimonio si beve per festeggiare; a un funerale si beve per scacciare la tristezza. Si beve per celebrare l’amicizia e per alleviare la fatica del lavoro. Il successo merita un premio e un fallimento lo richiede. Chi è indaffarato beve perché è indaffarato; i fannulloni bevono perché non hanno altro da fare. L’allevatore deve bere perché il suo è un lavoro duro; l’operaio perché fa un’attività monotona e sedentaria. Fa caldo, allora beviamo per rinfrescarci; fa freddo, allora beviamo per scaldarci.

Possiamo fare meglio di così. Innanzitutto diamo un’occhiata alle classiche spiegazioni scientifiche del desiderio di bere. Almeno a prima vista, sembrano migliori delle razionalizzazioni prese di mira dai proibizionisti, ma alla fine si rivelano altrettanto insoddisfacenti.

da “Sbronzi. Come abbiamo bevuto, danzato e barcollato sulla strada della civiltà, di Edward Slingerland, Utet libri, 400 pagine, 26 euro

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