Pd-Calenda, ultima puntataEmma Bonino dice che l’accordo è possibile, ma senza Renzi in coalizione

La leader di PiùEuropa spiega che «è inaccettabile dare un voto in più alla destra putiniana. Bisogna capire l’importanza che queste elezioni hanno per il Paese e riflettere. Farsi una bella doccia fredda. Raffreddare il cervello. Compreso il mio. Dobbiamo pensare agli elettori». Anche quelli fuorisede

Foto Roberto Monaldo / LaPresse

Secondo Emma Bonino, un’alleanza tra la sua PiùEuropa e di Azione di Carlo Calenda e il Partito democratico è «ancora possibile». Il segretario Dem Enrico Letta e il leader di Azione Carlo Calenda si vedranno alla Camera alle 11 con il segretario di PiùEuropa Benedetto Della Vedova, dopo una giornata di botta e risposta a distanza. È l’ultima possibilità per sottoscrivere un accordo.

«Hanno deciso di rivedersi», dice Bonino ottimista al Corriere. «E poi le nostre richieste mi sembrano super ragionevoli». Certo, «Letta per più di tre anni non ci ha filato, era preso da un’attrazione totalizzante per i Cinque Stelle. Non ha mai voluto avere rapporti con noi, ci ha dato per scontati».

Poi giovedì scorso si sono risentiti, «ma è stato Franceschini che ha chiamato Benedetto Della Vedova».

Ma ora, secondo la leader di PiùEuropa, bisogna lasciarsi alle spalle il passato e guardare avanti. Anche perché «è inaccettabile dare un voto in più alla destra putiniana, meglio fare accordi. Bisogna capire l’importanza che queste elezioni hanno per il Paese e riflettere. Farsi una bella doccia fredda. Raffreddare il cervello. Compreso il mio. Dobbiamo pensare agli elettori» che – dice – sono «stufi marci di questi retroscena, di cose che lui ha detto e l’altro ha ripetuto. Mi annoio io, figuriamoci loro».

Bonino parla dei contenuti. «Ci si richiama a Draghi e alla sua agenda di governo, giustissimo. Per noi l’agenda Draghi non era per i prossimi 5 mesi ma per i prossimi 5 anni. Se ci si richiama all’agenda Draghi, per fare esempi concreti, non si può osteggiare l’installazione di due rigassificatori galleggianti, perché è un tema di sicurezza energetica nazionale. Così sul termovalorizzatore a Roma: la Capitale è in condizioni inaccettabili per quanto riguarda i rifiuti. Anche sul reddito di cittadinanza stiamo con Draghi: non cancellarlo ma riformarlo. Non un programma, ma poche cose chiare».

E poi ci sono i nomi indigesti come Fratoianni e Bonelli, ma anche di Di Maio. «Chiariamo, non poniamo veti ai partiti», dice Bonino. «Abbiamo posto un tema politico: leader che hanno fatto un’opposizione dura a Draghi e alla sua agenda fin dall’inizio sarebbero difficili da votare come candidati comuni nei collegi uninominali. Sul proporzionale può essere diverso, una mediazione».

E Calenda è disposto a non candidare nei collegi uninominali Mara Carfagna e Mariastella Gelmini che sono appena confluite in Azione.

E Renzi invece? «Un buon premier. Abile nel gioco politico. Non sempre siamo in sintonia, diciamo», risponde. Ma Bonino non lo vorrebbe in coalizione.

Poi c’è un’altra cosa che sta a cuore alla senatrice: il tema del voto ai fuorisede. «Sono 5 milioni di persone, giovani, lavoratori, studenti lontani da casa bloccati per impegni vari: non possiamo lamentarci della scarsa partecipazione dei giovani alla politica e non permettergli di votare dove vivono. Con il presidente di PiùEuropa Magi abbiamo presentato un’interrogazione al ministro Lamorgese perché intervenga con urgenza per sanare questo vulnus democratico».