Bambini d’ItaliaMeloni è il padre separato che gli elettori bramano perché gli fa fare tutto ciò che vogliono

La leader di destra ha compiuto una straordinaria rivoluzione femminista: si è accaparrata un ruolo per tradizione maschile, cioè quello del cialtrone contaballe permissivo, e lascia a Mario Draghi (e a Renzi e Calenda) l’obbligo di fare la madre che sgrida e controlla i compiti

di Gaelle Marcel, da Unsplash

Bisogna ingannare l’attesa. No, non quella per il 25 settembre: qui non si programma oltre i quattro giorni, mica abbiamo pensieri lunghi berlingueriani. L’attesa da ingannare è quella per il primo screzio (scazzo, in romanordico) tra Calenda e Renzi, prevedibile come il secondo atto in una commedia romantica ma non per questo noioso: come dicono i più frasifattisti tra coloro che le commedie romantiche le studiano, non è la mèta ma il viaggio che conta.

Bisogna ingannare l’attesa, e per farlo bisogna studiare l’elettorato italiano. Che farà vincere Giorgia Meloni e la sua coalizione, che farà vincere le dentiere gratuite e la flat tax, nonostante i meme sulle cene in cui gli altri ordinano caviale e tu riso in bianco e poi si paga alla romana.

Come mai il cittadino italiano, già indignato contro una patrimoniale che non lo riguarderebbe non avendo egli sufficiente patrimonio, non è invece terrorizzato dall’ipotesi di pagare il caviale degli altri? (Promemoria per me stessa: scrivere un saggio sulle classi sociali, intitolarlo Il caviale degli altri).

Come mai il cittadino italiano, nonostante sappia di non potersene permettere la poca severità, Giorgia Meloni la voterà comunque? È per la sindrome del figlio di separati, nota a chiunque abbia avuto genitori separati, a chiunque sia un genitore separato, e persino a chiunque abbia mai fatto un giro tra le lamentele delle mamme sui gruppi Facebook.

Accade infatti che la sindrome sia di solito a sessi invertiti, e in questo Giorgia Meloni si accinge a compiere una straordinaria rivoluzione femminista, rivoluzione della quale spero che i gruppi di mamme vorranno renderle merito.

Di solito la madre è il genitore prescrittivo. La figura che si assume l’onere e la scocciatura di educarti e di farti fare le cose che non vuoi: niente gelato se prima non mangi la verdura, non fare il bagno per tre ore dopo mangiato, d’inverno mettiti la maglia della salute e non uscire coi capelli bagnati, d’estate non metterti tutto sudato sotto l’aria condizionata e non bere un litro di roba ghiacciata ché ti viene la congestione.

Per non parlare dei compiti: la madre è quella che ti fa fare i compiti. Che controlla se li hai fatti e se non li ha fatti non ti fai uscire con gli amichetti. Mi vergogno di fare la battuta su Daenerys Targaryen, madre dei draghi nel Trono di spade, e quindi mi limiterò a dire: la madre separata è Mario Draghi.

Il padre separato, invece. Persino quando è Walter Chiari nel Giovedì, una figura tragica di disperato contaballe che tenta di fare buona impressione sul figlio che non vede mai, persino allora il padre separato è molto più simpatico: meglio cialtrone che severo, meglio inaffidabile che prescrittivo. Vale anche fuori dai film di Dino Risi?

È una domanda sbagliata, giacché non esiste Italia che non sia dentro un film di Risi; è una domanda sbagliata, giacché sono passati quasi sessant’anni ma non ci siamo minimamente mossi, abbiamo solo smesso di raccontare gli italiani come sono su schermo cinematografico, essendoci a un qualche punto convinti di non stare al cinema rappresentando la realtà, ma che i film fossero un modello negativo che la gente poi emulava. (Era vero? Faremmo meno schifo se non avessimo visto così tante volte Alberto Sordi nei Bellissimi di Rete 4? Non lo sapremo mai).

Quindi il padre separato – che se non hai fatto i compiti ti fa la giustifica per la prof; che se la mamma ti dà i soldi per la spesa ti chiede di prestarli a lui, poi glieli ridarà; che se vuoi cenare con patatine e un chilo di gelato davanti alla tele ti dice che è un’ottima idea – è quello da cui gli italiani vogliono non solo essere cresciuti ma pure governati.

Sì: il pnrr. Sì: il debito pubblico. Sì: la sanità a rotoli. Sì: l’analfabetismo galoppante. Ma noi non vogliamo qualcuno che ci dica che bisogna rimettersi in riga: noi vogliamo qualcuno che ci dica che certo, possiamo stare alzati fino a tardi a vedere un film vietato, e pazienza se il giorno dopo c’è scuola. Vogliamo più bene a papà separato – cioè: a Giorgia Meloni – che a mamma separata, cioè quel rompicoglioni di Mario Draghi o quegli altri rompicoglioni di Renzi e Calenda, che (ma come gli viene in mente) pensano di avere a che fare con una nazione di persone serie (ma almeno Renzi e Calenda s’instragrammano come noialtri coglioni non candidati; Draghi che neanche fa un balletto su TikTok è da chiamare il Telefono Azzurro).

Le dentiere gratis sono una spesa che non possiamo permetterci? Pazienza, tanto poi torna mamma separata. Che ha sempre quel difetto lì: è una personcina responsabile, che non ci dice «sapete che c’è, avete preferito far avere l’affido esclusivo a un cialtrone, e io me ne lavo le mani e vado a spassarmela a Ibiza».

Le mamme separate sono condannate, dalla loro irredimibile adultità, a tornare ciclicamente a sanare anni di danni fatti da padri permissivi. Che si chiamino Draghi, Monti, Padoa Schioppa, le madri separate non sono mai rievocate con lo struggimento che abbiamo per i cialtroni. Nessuno parlerà mai di Luigi Spaventa con nostalgia; e invece perfino chi non l’avrebbe votato mai considera Silvio una propria madeleine, un pezzo della propria formazione, un parente odioso ma caro: già quella del 1994 non era una campagna per madri separate. Quella del 2022 è solo un eterno ritorno.

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